Buffon si dimette con Gravina: addio shock alla FIGC, Gattuso sull’orlo del baratro

ROMA – È crollato tutto in un pomeriggio di aprile che resterà nella storia nera del calcio italiano. Gabriele Gravina si è dimesso da presidente della FIGC. Lo ha fatto in diretta, durante il vertice d’emergenza con le componenti federali riunite a via Allegri, poche ore dopo aver incassato la terza eliminazione consecutiva dai Mondiali. E con lui se n’è andato anche Gianluigi Buffon, capo delegazione e direttore sportivo del Club Italia, l’uomo che più di chiunque altro aveva incarnato la continuità azzurra degli ultimi anni. Un doppio addio che sa di resa, di capitolazione di un sistema intero.
La notizia è esplosa come una bomba. Gravina ha comunicato formalmente le sue dimissioni e ha indetto l’assemblea elettiva straordinaria per il 22 giugno. Nessuna resistenza, nessun braccio di ferro. Dopo la sconfitta nei playoff contro la Bosnia, il pressing è diventato insostenibile: dal governo al CONI, dai tifosi esasperati ai media. «Gravina si è dimesso», «Gravina dimissioni Italia», «Gravina si dimette»: i termini dominano ogni ricerca, ogni trend, ogni conversazione da Coverciano alle piazze. Il presidente ha capito che non c’era più margine. Ha preso atto, ha ringraziato le componenti e ha lasciato la sedia che occupava dal 2018.
Al suo fianco, in silenzio, Buffon ha fatto lo stesso. Il numero uno più iconico della storia azzurra, arrivato in federazione nel 2023 come capo delegazione dopo il ritiro, poi promosso direttore sportivo del Club Italia, ha scelto di seguire Gravina fuori dalla porta. Non una fuga, ma un gesto di coerenza: l’uomo che aveva scelto Gattuso come ct e che aveva provato a tenere in piedi la baracca dopo l’Euro 2024 ora si toglie di mezzo. «Buffon» non è più solo un cognome glorioso, è diventato sinonimo di una pagina che si chiude.
E Gattuso? Il ct è sotto la stessa tempesta. Già dopo la disfatta di Zenica circolavano le voci di «Gattuso si dimette» e «dimissioni Gattuso». Rino era arrivato in panchina con l’entusiasmo del guerriero, scelto proprio da Buffon e Gravina per dare un’anima alla Nazionale. Ha chiesto scusa ai tifosi, ha parlato di «mazzata enorme», ma il suo futuro è appeso a un filo. Gravina, nelle ore precedenti alle dimissioni, aveva chiesto pubblicamente a lui e a Buffon di restare. Ora che entrambi se ne vanno, il tecnico reggino rischia di restare solo al timone di una nave che affonda. Le sue dimissioni sembrano solo questione di ore o di giorni.
Il terremoto arriva dopo una conferenza stampa che resterà negli annali per la gaffe più infelice degli ultimi anni. Gravina, rispondendo a chi gli chiedeva perché il calcio italiano fallisca mentre altri sport trionfano, aveva sentenziato: «Il calcio è uno sport professionistico, gli altri sono dilettantistici». «Gravina dilettanti» è diventato immediatamente l’hashtag della vergogna. Atleti come Irma Testa, Arianna Fontana, Gianmarco Tamberi hanno risposto con durezza, i social sono esplosi. Fabio Caressa, voce storica di Sky Sport Italia, non ha usato mezze misure in diretta: ha attaccato senza pietà la gestione federale, ha detto che il calcio italiano ha bisogno di una rivoluzione vera, non di parole. La sua analisi è stata chirurgica e ha fatto il giro del web.
Dentro la FIGC il clima è da resa dei conti. Al vertice di oggi erano presenti tutti i big: Ezio Simonelli per la Serie A, Paolo Bedin per la B, Matteo Marani per la Lega Pro, Giancarlo Abete per i Dilettanti, Umberto Calcagno per l’AIC e Renzo Ulivieri per l’AIAC. Proprio Ulivieri, presidente degli allenatori, all’uscita ha parlato di «scelta personale di Gravina, presa atto con dispiacere» ma ha ammesso che «il calcio italiano è in difficoltà da tempo». Marani, giornalista di razza diventato numero uno della Serie C, è già indicato da più parti come possibile candidato alla successione. Il suo nome circola con insistenza: giovane, competente, con esperienza di comunicazione e di gestione. Calamai su TuttoMercatoWeb lo ha già indicato come «la figura giusta per sostituire Gravina».
Il sentimento dei tifosi è di rabbia pura. Terza eliminazione dai Mondiali di fila: 2022, 2026 e chissà quanti altri se non cambia tutto. La Nazionale che ha vinto quattro stelle mondiali ora è fuori dal palcoscenico più importante. I club, la politica, il sistema di formazione: tutto sotto accusa. Gravina ha provato a scaricare colpe su tutti – Lega, club, persino gli altri sport – ma il popolo del pallone ha risposto con un solo coro: basta.
Ora si apre una fase delicatissima. Le elezioni del 22 giugno dovranno partorire una nuova governance. I nomi in campo sono tanti: da Abete a possibili outsider, passando per Marani. Buffon se ne va lasciando un vuoto enorme: la sua credibilità, la sua storia, il suo carisma non saranno facili da sostituire. Gattuso, se resterà, dovrà farlo con una federazione completamente rinnovata. Se invece deciderà di dimettersi, sarà l’ennesimo segnale di un ciclo finito.
Il calcio italiano è al bivio. Non è più tempo di rattoppi. Serve una rifondazione vera, profonda, culturale prima ancora che tecnica. Altrimenti il rischio è quello di diventare irrilevanti anche in Europa. Buffon e Gravina se ne vanno. Il futuro, per una volta, è davvero tutto da scrivere. E l’Italia del pallone, ferita ma mai doma, aspetta risposte concrete. Subito.