Ripescaggio Italia Mondiali 2026: il regolamento Fifa e perché il sogno azzurro resta lontanissimo

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Roma, 6 aprile 2026 – Dopo l’eliminazione ai playoff contro la Bosnia, il popolo azzurro si aggrappa ancora una volta all’ipotesi più suggestiva e allo stesso tempo più remota: il ripescaggio ai Mondiali 2026 al posto dell’Iran. Il tema è tornato prepotentemente a circolare sui social e nei bar, alimentato dalle tensioni geopolitiche che coinvolgono Teheran e gli Stati Uniti, paese ospitante insieme a Canada e Messico. Ma tra desiderio e realtà calcistica c’è una distanza siderale, regolata dall’articolo 6.7 del regolamento ufficiale della Fifa per la Coppa del Mondo.

L’Italia ha chiuso il proprio percorso di qualificazione europea al secondo posto nel girone dietro la Norvegia, per poi cadere nella finale playoff contro la Bosnia ai rigori. Una delusione che si aggiunge alle assenze dal Mondiale di Russia 2018 e Qatar 2022, un vuoto che pesa sulla storia di una Nazionale abituata a essere protagonista. Subito dopo il fischio finale di Sarajevo, sui forum e sui gruppi di tifosi è esplosa la domanda: e se l’Iran non ci fosse? Le dichiarazioni provenienti dal mondo politico iraniano, legate alla difficile situazione internazionale e alle partite da disputare in territorio americano, hanno fatto il resto. Si è parlato di possibile boicottaggio o rinuncia, senza però che sia arrivata finora una comunicazione ufficiale di ritiro alla Fifa.

Il regolamento è chiaro e lascia poco spazio all’immaginazione. L’articolo 6.7 stabilisce che, in caso di ritiro o esclusione di una federazione partecipante, la Fifa decide «a propria esclusiva discrezione» e può sostituire la squadra con un’altra federazione, prendendo qualsiasi provvedimento ritenga necessario. Non esiste un meccanismo automatico di ripescaggio, né un diritto preferenziale per la squadra meglio piazzata nel ranking Fifa. L’Italia, attualmente intorno alla dodicesima posizione, non ha quindi alcuna corsia preferenziale garantita. Anzi, la logica sportiva e geopolitica spingerebbe verso una sostituzione all’interno della confederazione asiatica (AFC), che ha ottenuto otto posti diretti più uno intercontinentale.

L’Iraq si è qualificato vincendo lo spareggio intercontinentale contro la Bolivia. In caso di forfait iraniano, gli Emirati Arabi Uniti – eliminati proprio dall’Iraq nel percorso asiatico – rappresenterebbero la soluzione più naturale per mantenere l’equilibrio tra le confederazioni. La Fifa ha sempre cercato di preservare la rappresentanza continentale, e un ripescaggio extra-europeo come quello dell’Italia creerebbe un precedente complicato da gestire. Gianni Infantino e il Consiglio Fifa avrebbero l’ultima parola, ma le pressioni politiche e sportive renderebbero estremamente improbabile una scelta che spostasse un posto dall’Asia all’Europa.

Il dibattito tra i tifosi italiani è infuocato. C’è chi sogna un miracolo burocratico che riporti gli azzurri in America, chi ricorda con amarezza le occasioni sprecate sul campo contro Norvegia e Bosnia, e chi invece invita a guardare in casa propria: al progetto tecnico, alla crescita dei giovani, alla necessità di ricostruire un’identità dopo anni complicati. Commentatori e giornalisti di lungo corso sottolineano che il calcio non può trasformarsi in un tribunale geopolitico. La Nazionale deve meritare il Mondiale sul rettangolo di gioco, non attendere forfait altrui. Eppure, ogni volta che l’Italia resta fuori, il tormentone del ripescaggio riaffiora, come fosse un meccanismo di consolazione collettiva.

Sul fronte iraniano la situazione resta fluida. La federazione di Teheran ha qualificato la squadra sul campo e finora non ha formalizzato alcun ritiro. Le voci di un possibile boicottaggio delle partite in territorio Usa circolano da settimane, ma senza atti concreti. La Fifa, dal canto suo, ha ribadito in più occasioni che il torneo si disputerà con tutte le squadre qualificate e che eventuali assenze comporterebbero sanzioni pesanti: multe milionarie e possibili esclusioni da future competizioni. Un precedente storico di ritiro totale da parte di una squadra qualificata è rarissimo: l’ultima volta risale al 1950.

Per l’Italia il cammino ora passa attraverso la Nations League e le amichevoli di alto livello, con l’obiettivo di ricostruire un gruppo competitivo in vista delle qualificazioni europee per il 2030. Luciano Spalletti o chi guiderà la Nazionale nei prossimi mesi dovrà lavorare su una squadra giovane e ambiziosa, capace di cancellare il ricordo delle recenti eliminazioni. Il Mondiale 2026, con il suo format allargato a 48 squadre, rappresentava un’occasione forse irripetibile per tornare grandi. Ora resta un sogno sfumato sul campo e difficilmente recuperabile fuori.

Il tema del ripescaggio continuerà a tenere banco finché non arriverà una decisione definitiva sulla partecipazione iraniana. Ma la lezione di queste ore è sempre la stessa: nel calcio moderno, le grandi imprese si costruiscono con i risultati, non con le speranze legate a forfait altrui. L’Italia deve guardare avanti, lavorare con umiltà e riconquistare sul campo quel posto che la sua storia merita. Il Mondiale è lontano, ma il riscatto può cominciare già dal prossimo impegno in azzurro.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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