Conto corrente sotto pressione: l’imposta di bollo sale a 118 euro e colpisce duramente imprese e professionisti

Conto corrente sotto pressione

Roma, 6 aprile 2026 – Mentre molti italiani controllano con apprensione il saldo del proprio conto alla fine del primo trimestre, un nuovo prelievo silenzioso sta arrivando sulle comunicazioni bancarie. Dal 28 marzo 2026, con l’entrata in vigore del decreto fiscale (D.L. n. 38/2026), l’imposta di bollo sui conti correnti intestati a soggetti diversi dalle persone fisiche è passata da 100 a 118 euro annui. Un aumento del 18% che arriva senza preavviso, applicato automaticamente agli estratti conto e ai rendiconti emessi dalle banche a partire da quella data. Per i privati niente cambia – restano i noti 34,20 euro solo sopra i 5.000 euro di giacenza media – ma per società, enti, associazioni e professionisti organizzati il conto si fa più salato.

La misura, contenuta nell’articolo 12 del decreto, non è una novità rivoluzionaria nella struttura dell’imposta, ma rappresenta un aggravio immediato e concreto sui costi di gestione ordinaria. Le banche addebiteranno il nuovo importo in modo automatico, spesso frazionato secondo la periodicità della rendicontazione. Chi ha un conto aziendale o uno studio professionale associato si ritroverà con 18 euro in più da pagare ogni anno, senza alcuna soglia di esenzione legata alla giacenza. Un divario che ora supera gli 83 euro rispetto ai conti dei privati, alimentando il malumore di chi già fatica a tenere in equilibrio entrate e uscite.

L’aumento arriva in un momento delicato per il tessuto produttivo italiano. Piccole e medie imprese, studi di avvocati, commercialisti, dentisti o artigiani che operano con partita Iva in forma societaria si sentono colpiti proprio mentre cercano di riprendersi da inflazione, costi energetici e burocrazia. «È l’ennesimo colpo basso a chi produce», commentano sui social molti titolari di ditte individuali o srl, dove il confine tra persona fisica e giuridica diventa sottile e doloroso. Un libero professionista con una srl per ragioni fiscali si ritrova a pagare quasi quattro volte l’imposta di un semplice conto personale, anche se il denaro mosso è lo stesso.

Il risentimento è palpabile soprattutto tra chi gestisce più rapporti bancari: un conto per l’operatività quotidiana, uno per gli incassi, uno per i pagamenti fornitori. Ogni estratto conto diventa un piccolo salasso. Le associazioni di categoria e i commercialisti parlano apertamente di un segnale negativo: lo Stato sceglie di rastrellare circa 52 milioni di euro aggiuntivi proprio sui soggetti che tengono in vita l’economia reale, mentre lascia invariata la tassa sui conti dei privati. Una scelta che appare squilibrata, soprattutto in un Paese dove le imprese lamentano da anni un carico fiscale e contributivo tra i più alti d’Europa.

Per i pensionati e le famiglie con giacenze modeste il problema resta limitato alla famosa soglia dei 5.000 euro. Chi tiene sul conto solo lo stretto necessario per le spese mensili continua a essere esente. Ma anche qui non manca il fastidio: molti anziani vedono l’imposta di bollo come una patrimoniale occulta che punisce chi ha risparmiato con fatica, mentre chi spende tutto sfugge al prelievo. Sui gruppi Facebook e nei forum di finanza personale le discussioni si accendono regolarmente: «Perché devo pagare per tenere i miei soldi in banca, quando i tassi sono bassi e l’inflazione li erode?». La sensazione diffusa è quella di un rapporto di sfiducia con il sistema bancario, accusato di applicare commissioni su commissioni e di addebitare tutto in automatico, senza lasciare margine di manovra.

Le banche, dal canto loro, si limitano a eseguire quanto previsto dalla legge. Il bollo viene calcolato e scalato senza che il correntista debba fare nulla, ma questo automatismo accentua la percezione di un prelievo invisibile e inevitabile. Alcuni istituti stanno già aggiornando i fogli informativi e inviando comunicazioni ai clienti aziendali per spiegare il nuovo importo. Pochi, però, offrono soluzioni concrete per mitigare l’impatto, come conti dedicati o pacchetti che compensino in altro modo.

Il vero nodo che pochi osano toccare è culturale e politico. L’imposta di bollo sui conti correnti è stata introdotta anni fa come misura di equità, ma nel tempo si è trasformata in un gettito facile e costante per lo Stato. Aumentarla solo per le persone giuridiche appare come una scelta pragmatica per incassare subito senza toccare il grande elettorato dei privati. Eppure, in un contesto di conti correnti che rendono poco o nulla per via dei tassi ancora contenuti, ogni euro in più pesa come un macigno sulla liquidità delle imprese. Per una piccola società con margini ridotti, 18 euro possono sembrare poca cosa, ma sommati a canoni, commissioni di bonifico, spese di tenuta conto e altri balzelli diventano un segnale di un sistema che considera il denaro fermo sul conto come una risorsa da tassare, non da tutelare.

In fondo, questo piccolo aumento racconta una storia più grande: la difficoltà di conciliare le esigenze di cassa dello Stato con la necessità di non strangolare chi produce e risparmia. Mentre i privati possono ancora contare su una soglia di esenzione, le imprese no. E in un’Italia fatta prevalentemente di piccole realtà, questo divario rischia di diventare un ulteriore freno alla crescita.

Chi ha un conto aziendale farebbe bene a verificare il prossimo estratto conto e a ragionare con il proprio commercialista su possibili ottimizzazioni, come razionalizzare i rapporti bancari o valutare forme societarie diverse. Ma la sensazione generale resta amara: anche tenere i soldi in banca, oggi, ha un costo che lo Stato non sembra disposto a ridurre. E mentre si discute di semplificazioni fiscali, gesti come questo ricordano che la strada verso una vera alleggerimento della pressione sui conti correnti è ancora lunga.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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