Elia Del Grande e la strage dei fornai: nuova fuga del killer, seconda evasione in sei mesi

ROMA – Il nome di Elia Del Grande è tornato prepotentemente alla ribalta delle cronache italiane. Il 50enne di Cadrezzate, autore della cosiddetta strage dei fornai del 1998, è di nuovo in fuga. Non ha fatto rientro nella casa-lavoro di Alba, in provincia di Cuneo, dopo il permesso pasquale concessogli per il fine settimana di Pasqua. È la seconda volta in sei mesi che l’uomo, condannato a 30 anni per il triplice omicidio della sua famiglia, si rende irreperibile.
La notizia ha scosso l’opinione pubblica, riaprendo ferite mai completamente rimarginate nel Varesotto e riaccendendo il dibattito sulla gestione delle misure alternative al carcere per chi è ritenuto socialmente pericoloso.
Era il 7 gennaio 1998 quando Elia Del Grande, allora 22enne, commise uno dei delitti più efferati della cronaca nera italiana. Dopo aver assunto cocaina, uccise a colpi di fucile il padre Enea, 58 anni, la madre Alida, 53 anni, e il fratello Enrico, 27 anni, nella loro abitazione a Cadrezzate, nel Varesotto. La famiglia gestiva un noto panificio in paese, da cui deriva il nome “strage dei fornai” con cui il caso è passato alla storia. Il movente, secondo quanto emerso dalle indagini, era legato ai contrasti familiari per la relazione di Elia con una giovane dominicana, alla quale i genitori si opponevano.
Del Grande tentò la fuga verso la Svizzera ma venne fermato poco dopo il confine. Confessò subito il triplice omicidio. Condannato in primo grado all’ergastolo, in appello ottenne il riconoscimento della seminfermità mentale: la pena fu ridotta a 30 anni. Ne ha scontati oltre 26 in carcere, uscendo definitivamente nel luglio 2023. Da allora è stato sottoposto a libertà vigilata e, successivamente, a una misura di sicurezza in casa-lavoro per la ritenuta persistente pericolosità sociale.
La prima fuga risale allo scorso ottobre 2025, quando si allontanò dalla struttura di Castelfranco Emilia, in provincia di Modena. Rimase latitante per 13 giorni prima di essere arrestato dai Carabinieri a Cadrezzate, nascosto in un’abitazione del paese natale, dopo essersi spostato anche con un pedalò sul lago di Monate per sfuggire ai posti di blocco. Quella evasione aveva già sollevato polemiche sulla sorveglianza delle strutture.
Ora la nuova latitanza. Domenica 5 aprile Del Grande era uscito con permesso dalla casa-lavoro di Alba, dove svolgeva volontariato in una mensa per i poveri della Caritas. Avrebbe dovuto rientrare nel pomeriggio, ma non si è più presentato. Le ricerche, coordinate dalle Procure di Cuneo e Varese, si concentrano soprattutto nel Varesotto, dove l’uomo ha radici, proprietà e conoscenze, ma si estendono a tutto il Nord Italia.
Le autorità lo considerano pericoloso, anche se non risultano al momento minacce specifiche verso terzi. La sua storia, però, continua a dividere: da un lato chi sottolinea le difficoltà di reinserimento dopo decenni di detenzione, dall’altro chi critica un sistema che permette permessi e misure alternative a chi ha commesso crimini così gravi.
Sui social e nei gruppi locali del Varesotto la tensione è palpabile. Molti abitanti di Cadrezzate ricordano con angoscia quei giorni di gennaio di ventotto anni fa e temono che la presenza dell’uomo nei luoghi della tragedia possa riaccendere traumi collettivi. Esperti di criminologia e magistratura di sorveglianza sottolineano come casi come questo evidenzino le criticità nella gestione della pericolosità sociale residua, tra esigenze di recupero e tutela della collettività.
Elia Del Grande resta al centro di un caso che non smette di interrogare il sistema penale italiano. La sua seconda fuga in pochi mesi riapre questioni su come bilanciare rieducazione e sicurezza, soprattutto per chi ha un passato di violenza familiare così estremo. Le prossime ore saranno decisive per capire se l’uomo verrà rintracciato rapidamente come accaduto a novembre o se la latitanza si protrarrà, alimentando ulteriore allarme.
Intanto, nel piccolo comune del Varesotto, il forno di famiglia continua a portare il nome Del Grande, silenzioso testimone di una tragedia che, a distanza di quasi tre decenni, continua a tornare nelle prime pagine.