Lockdown energetico e targhe alterne: le misure allo studio del governo per la crisi energetica

Roma, 8 aprile 2026 – Il governo sta valutando un piano di emergenza per fronteggiare la possibile escalation della crisi energetica in Italia. Tra le ipotesi sul tavolo, emerse nelle ultime ore, figurano l’estensione dello smart working, il ricorso alle targhe alterne per limitare la circolazione dei veicoli e interventi mirati sul consumo di energia negli uffici e negli edifici pubblici. L’allarme arriva mentre le riserve di gas nazionali sono al 44% e le scorte di carburanti rischiano di durare appena un mese in caso di interruzione prolungata delle forniture dal Medio Oriente.
La discussione si è riaccesa dopo le dichiarazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto, che al Corriere della Sera ha ammesso senza giri di parole: «È ciò che si teme. Non tutto, ma molto» potrebbe fermarsi nel giro di poche settimane se la situazione internazionale non migliorerà. Il nodo centrale è la chiusura dello Stretto di Hormuz, che sta riducendo drasticamente i flussi di petrolio e gas verso l’Europa. L’Italia, grande importatrice di energia, si trova esposta più di altri Paesi e il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase) sta aggiornando il Piano di emergenza del sistema italiano del gas naturale già predisposto nel 2023.
Al centro del dibattito ci sono proprio le misure di contenimento dei consumi, ribattezzate in questi giorni “lockdown energetico”. Non si tratta di un blocco totale come durante la pandemia, ma di un insieme di restrizioni mirate per evitare razionamenti più pesanti. Tra le opzioni allo studio, secondo quanto riportato da Sky TG24 e da altre fonti governative, c’è l’estensione dello smart working per i dipendenti pubblici e, dove possibile, anche per il settore privato. L’obiettivo è ridurre l’afflusso negli uffici, abbassando così i consumi di riscaldamento, illuminazione e condizionatori.
Sul fronte scolastico si parla anche di possibili turni di didattica a distanza (DAD), anche se il ministro Valditara ha precisato che al momento non è una misura contemplata. Le ipotesi circolano comunque tra i sindacati e gli analisti, proprio per alleggerire la pressione energetica su scuole e trasporti. Parallelamente, il governo valuta il ritorno delle targhe alterne nei principali centri urbani: un provvedimento già sperimentato negli anni ’70 durante la crisi petrolifera e in forme più leggere nel 2022. La misura consentirebbe di dimezzare il traffico privato in determinate giornate, con un risparmio stimato tra l’8 e il 12% sui consumi di carburante nelle aree metropolitane.
Altre restrizioni in discussione riguardano i limiti di temperatura per condizionatori (fissati tra 27 e 28 gradi negli edifici pubblici e nei centri commerciali) e una possibile riduzione dell’illuminazione pubblica, inclusi monumenti e strade. Il tutto senza arrivare a blocchi generalizzati, ma con un approccio progressivo che privilegia prima gli inviti al risparmio volontario e poi, se necessario, obblighi mirati.
Le conseguenze per i cittadini sarebbero molteplici. Per i lavoratori, l’ipotesi di smart working obbligatorio in alcuni settori rappresenterebbe un ritorno al modello Covid, con vantaggi in termini di tempo e costi ma anche criticità legate alla produttività e alla conciliazione vita-lavoro. I pendolari e chi usa l’auto per spostamenti quotidiani potrebbero trovarsi di fronte a giornate con targhe alterne, incentivando l’uso di mezzi pubblici o il car sharing. Le famiglie con figli a scuola temono invece un possibile ricorso alla DAD, soprattutto nei mesi più caldi quando i consumi energetici sono destinati a salire.
Sul piano economico, le misure potrebbero avere un impatto sul Pil stimato tra lo 0,5 e il 2% in caso di applicazione prolungata, secondo le prime simulazioni degli analisti. Le imprese non strategiche rischiano rallentamenti, mentre i settori energivori come l’industria manifatturiera potrebbero dover rivedere i turni. Per contro, il ricorso massiccio allo smart working e alle targhe alterne potrebbe alleggerire la pressione sul traffico e sui costi di mobilità, favorendo al contempo il trasporto pubblico.
Il contesto è quello di una crisi energetica Italia che arriva dopo anni di sforzi per diversificare le forniture, ma che resta vulnerabile alle tensioni geopolitiche. L’Unione Europea sta spingendo per un pacchetto comune di misure di austerity energetica, ispirato al decalogo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE): dallo smart working obbligatorio alla riduzione dei limiti di velocità in autostrada, fino alla promozione del trasporto pubblico. Il governo Meloni, dopo aver prorogato il taglio delle accise sui carburanti fino al 1° maggio, sta ora lavorando a un piano più strutturale da presentare in Parlamento nei prossimi giorni.
Nelle prossime settimane si capirà se le ipotesi diventeranno realtà. Il premier Meloni ha già avviato un confronto con i ministeri competenti e con le Regioni per calibrare gli interventi. L’obiettivo dichiarato è evitare un vero e proprio blackout economico, privilegiando soluzioni che riducano i consumi senza paralizzare il Paese. Intanto, il dibattito su lockdown energetico Italia, smart working e targhe alterne continua a tenere alta l’attenzione: in un’estate che si preannuncia calda sotto tutti i punti di vista, il risparmio energetico diventa una priorità nazionale.