Eurovision Song Contest 2026: l’Italia di Sal Da Vinci tra boicottaggi, divisioni interne alla Rai e la voglia di brillare a Vienna

A poche settimane dall’inizio della 70ª edizione dell’Eurovision Song Contest 2026, fissata per il 12, 14 e 16 maggio alla Wiener Stadthalle di Vienna, l’atmosfera è tutt’altro che festosa. L’Italia, grande favorita del “Big Five” con accesso diretto alla finale del 16 maggio, si presenta con Sal Da Vinci e il brano Per sempre sì, uscito vincitore dal Festival di Sanremo. Eppure, dietro le prove, i costumi e le prime apparizioni ai pre-party europei, pesa un’ombra lunga: le polemiche politiche che hanno già portato al ritiro di Irlanda, Paesi Bassi, Spagna e Slovenia per protesta contro la partecipazione di Israele.
La Rai ha confermato la propria presenza già a dicembre 2025 con un comunicato netto: l’Italia, tra i fondatori della manifestazione, non intende rinunciare a un palcoscenico che da anni valorizza la nostra musica all’estero. Anzi, in sede Ebu la delegazione italiana ha sostenuto esplicitamente la partecipazione del broadcaster israeliano Kan. Una scelta che ha scatenato reazioni immediate dentro e fuori la tv di Stato. Un sindacato di base della Rai, l’USB, ha lanciato una petizione per il boicottaggio, raccogliendo firme tra i dipendenti e chiedendo all’azienda di “unirsi ai paesi coraggiosi che hanno detto no”. Anche tre consiglieri di amministrazione Rai, mesi fa, avevano spinto per un ritiro condizionato o, in alternativa, per un’esibizione simbolica di un artista palestinese fuori gara. Alla fine ha prevalso la linea ufficiale: si va a Vienna, punto.
Intanto Sal Da Vinci, artista napoletano amatissimo dal pubblico di Sanremo, si trova a gestire un doppio fronte. Da un lato le reazioni entusiaste che arrivano dall’estero: esperti e fan eurovisivi hanno accolto Per sempre sì come un ritorno all’eleganza italiana più autentica, un brano capace di trasmettere emozione fin dal primo ascolto, con quel tocco melodico che ricorda le grandi ballad di casa nostra. Sui social internazionali circolano video-reaction virali che parlano di “classico italiano fatto bene”. Dall’altro, in Italia il dibattito è più acceso: c’è chi esulta per un’artista che porta sul palco di Vienna l’anima popolare del Belpaese, e chi invece critica la scelta come troppo “tradizionale” per competere con produzioni più moderne e radiofoniche. Il Nord e il Sud del Paese sembrano divisi anche su questo, specchio di un’Italia che da sempre vive l’Eurovision con passione ma anche con un pizzico di snobismo.
La pressione sulla delegazione è palpabile. Sal Da Vinci ha già confermato la sua presenza all’Eurovision in Concert di Amsterdam ad aprile, uno dei pre-party più importanti, dove testerà dal vivo la reazione del pubblico internazionale. La Rai ha annunciato i commentatori radio per Rai Radio 2 (Diletta Parlangeli e Matteo Osso) e la copertura tv su Rai1 e Rai2, segno che l’azienda vuole investire sull’evento nonostante il clima teso. Ma i fan sui social oscillano tra eccitazione pura – “finalmente un pezzo che si canta” – e delusione per un contesto che rischia di trasformare la musica in un campo di battaglia geopolitico. “La Rai ha scelto di stare dalla parte della musica, non della politica”, ha ripetuto più volte la dirigenza. Eppure, proprio all’interno della stessa azienda, le voci critiche non si sono spente.
Vienna, che ospita l’Eurovision per la terza volta dopo il 1967 e il 2015, si prepara a un’edizione storica per l’anniversario ma potenzialmente divisiva. L’Austria, fresca vincitrice 2025 con JJ e Wasted Love, ha già scelto il suo brano di casa con Cosmó e Tanzschein, mentre i conduttori Victoria Swarovski e Michael Ostrowski cercheranno di tenere alto il tono dello show. Per l’Italia, però, la posta in gioco è doppia: non solo la classifica, ma anche l’immagine del Paese in un momento in cui l’Europa sembra più frammentata che mai.
Resta da capire se la magia del palco riuscirà a prevalere sulle tensioni che accompagnano questa edizione. Sal Da Vinci ha le carte in regola per far emozionare: voce calda, presenza scenica collaudata, un brano che parla d’amore e di eternità in un italiano limpido. Ma l’Eurovision 2026 non sarà solo una gara di canzoni. Sarà anche il banco di prova di quanto la musica riesca ancora a unire quando intorno tutto sembra spingerci a dividerci. E l’Italia, come sempre, sarà lì a giocarsela fino all’ultimo voto.