El Niño sta per tornare: l’allarme degli scienziati e cosa cambierà per l’Italia

El Niño sta per tornare

Mentre l’inverno si è appena chiuso con temperature sopra la media e anomalie evidenti in gran parte della Penisola, gli esperti internazionali lanciano un segnale chiaro: El Niño è in arrivo. Dopo la fine della recente La Niña, le acque del Pacifico equatoriale stanno scaldando rapidamente e, secondo le ultime previsioni NOAA del 9 aprile 2026, c’è una probabilità del 61% che il fenomeno si sviluppi già tra maggio e luglio, per poi consolidarsi fino alla fine dell’anno. Alcuni modelli, tra cui quelli del Centro Europeo, parlano addirittura di un possibile “Super El Niño”, uno dei più intensi degli ultimi decenni.

El Niño è quel gigantesco rimescolamento delle acque del Pacifico che, periodicamente, altera le correnti atmosferiche globali. Quando le temperature superficiali dell’oceano salgono di almeno 0,5 gradi sopra la media per alcuni mesi consecutivi, si innesca una catena di effetti a distanza: siccità in alcune zone del mondo, piogge torrenziali in altre, e un generale aumento delle temperature medie del pianeta. Non è il cambiamento climatico in sé, ma un amplificatore potente che si somma al riscaldamento antropico di fondo.

Negli ultimi mesi il Pacifico era in fase neutra dopo una debole La Niña. Ora, però, le anomalie sotterranee di calore stanno risalendo in superficie e i venti alisei si stanno indebolendo. È il classico segnale di transizione verso El Niño. Se i modelli avranno ragione – e in questo momento sono piuttosto concordi – l’autunno e l’inverno 2026-2027 potrebbero essere tra i più caldi mai registrati.

Per l’Italia e l’Europa gli effetti sono più indiretti, ma non per questo meno importanti. Un El Niño forte tende a modificare la posizione del jet stream, favorendo spesso un anticiclone subtropicale più aggressivo sul Mediterraneo. Tradotto in termini pratici: estate 2026 potenzialmente molto calda e secca al Centro-Sud, con rischio di ondate di calore prolungate e maggiore stress idrico per agricoltura e bacini. In autunno e inverno, invece, potrebbe aumentare la probabilità di perturbazioni atlantiche più umide sul Nord e sul versante tirrenico, con episodi di maltempo intenso alternati a fasi miti.

Non è solo una questione di caldo o pioggia. Un Super El Niño può influenzare i consumi energetici (più aria condizionata d’estate, meno riscaldamento d’inverno), la produzione agricola (olivo, vite, cereali), il turismo estivo e persino il rischio di incendi boschivi. In un Paese come il nostro, già abituato a convivere con siccità e alluvioni alternate, il ritorno di El Niño aggiunge un ulteriore livello di imprevedibilità a un clima già reso più estremo dal riscaldamento globale.

Gli scienziati sottolineano un aspetto fondamentale: El Niño non è la causa principale del cambiamento climatico, ma lo rende più visibile e più costoso da gestire. Ogni grado in più nel Pacifico può spingere le temperature globali verso nuovi record, come accaduto durante l’evento fortissimo del 2015-2016. Oggi, con un pianeta già più caldo di oltre 1,5 gradi rispetto all’era preindustriale, lo stesso fenomeno rischia di avere conseguenze ancora più marcate.

Mentre attendiamo conferme più solide nei prossimi bollettini mensili, resta una certezza: il clima non è più quello di una volta. El Niño ci ricorda che viviamo in un sistema interconnesso, dove ciò che succede a migliaia di chilometri di distanza, nel mezzo dell’Oceano Pacifico, può arrivare a condizionare le nostre estati, i nostri raccolti e le nostre bollette.

Riusciremo a prepararci per tempo, o anche questa volta ci faremo cogliere impreparati dalle anomalie che ormai dovremmo aver imparato a conoscere? La risposta la scriveranno i prossimi mesi, ma il campanello d’allarme ha già suonato. Forte.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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