MSC Euribia: cancellata la prima crociera europea 2026, la nave “green” intrappolata dalla guerra a Dubai

MSC Euribia

ROMA – La nave che doveva simboleggiare il futuro delle crociere sostenibili non riesce nemmeno a raggiungere l’Europa. MSC Crociere ha appena annunciato la cancellazione della prima partenza della stagione europea della MSC Euribia, prevista per il 2 maggio da Kiel e il 3 da Copenhagen: sette notti tra i fiordi norvegesi che centinaia di passeggeri avevano già prenotato. La motivazione ufficiale è secca: la nave non è in posizione. E non ci arriverà in tempo. Perché da febbraio è bloccata nel porto di Rashid, a Dubai, ferma per la crisi in Medio Oriente che ha reso impossibile il riposizionamento.

Era marzo quando tutto è esploso. Attacchi americani e israeliani sull’Iran, risposte iraniane nel Golfo, missili intercettati sopra Dubai. A bordo della Euribia c’erano oltre 5.000 persone, tra cui più di 500 italiani. Per giorni sono rimasti fermi, con il rumore delle esplosioni in lontananza, senza certezze sul ritorno a casa. MSC ha organizzato voli charter per riportarli in Italia, ma il danno era fatto: le crociere invernali nel Golfo sono state cancellate una dopo l’altra. Ora quel ritardo si è trasformato in una doccia fredda per chi aveva scelto la Euribia proprio per l’estate europea. La compagnia ha inviato ai clienti un messaggio lapidario: «Ci dispiace dover annullare la vostra partenza». Rimborsi o voucher, certo. Ma la delusione resta.

La MSC Euribia non è una nave qualunque. Varata nel 2023, è la seconda della flotta alimentata a LNG, il gas naturale liquefatto che MSC ha venduto come la rivoluzione ecologica del settore. «Il futuro delle crociere», hanno ripetuto per anni nei comunicati: emissioni ridotte, un viaggio “net zero” storico nel 2023, tecnologie all’avanguardia. Eppure proprio su questo punto si è accesa una polemica feroce. Le autorità pubblicitarie di Regno Unito e Olanda hanno bocciato le pubblicità che definivano il LNG «il carburante più pulito del mondo» o «eco-friendly». Il motivo? Il metano che sfugge durante l’estrazione e il trasporto ha un impatto climatico devastante, a volte peggiore del gasolio tradizionale. Greenwashing, hanno sentenziato. E mentre gli ambientalisti gridano allo scandalo, la nave-simbolo di questa scommessa resta bloccata in un porto del Golfo, esattamente dove la geopolitica mostra i denti.

C’è qualcosa di amaro in questa storia. La Euribia è stata costruita per far sognare: 6.300 passeggeri, piscine a sfioro, teatro da 1.000 posti, Yacht Club esclusivo. Un tempio del lusso galleggiante che prometteva di conciliare vacanza da ricchi e coscienza pulita. Invece è diventata il simbolo di quanto fragile sia questo modello. La guerra nel Medio Oriente ha fermato rotte che sembravano blindate. E non è la prima volta: già lo scorso autunno MSC aveva cancellato il Grand Voyage di riposizionamento proprio per i rischi nel Mar Rosso e Suez. Ora tocca alla stagione europea. I passeggeri italiani, che rappresentano una fetta enorme del mercato MSC, si sentono presi in giro. Sui social fioccano i commenti: «Paghi un sacco per un sogno e ti ritrovi bloccato in mezzo a una guerra», «Prima ci dicono che è la nave del futuro, poi non parte nemmeno».

Non è solo una questione logistica. È una crepa profonda nel racconto che le grandi compagnie di crociere hanno costruito negli ultimi anni. Da una parte la narrazione del lusso accessibile e sostenibile, dall’altra la realtà di rotte instabili, carburanti ancora fossili e un’industria che continua a crescere mentre il pianeta si scalda. La Euribia incarna perfettamente questa contraddizione: venduta come pioniera green, è ora ostaggio di conflitti che nessuno controlla. E i passeggeri? Quelli che avevano scelto i fiordi norvegesi per maggio si ritrovano a scegliere tra rimborso e voucher, mentre la nave resta ormeggiata a migliaia di miglia di distanza.

Sui forum e sui gruppi Facebook dedicati alle crociere il tono è sempre più amaro. C’è chi chiede trasparenza sulle reali emissioni del LNG, chi accusa MSC di aver sottovalutato i rischi geopolitici pur di mantenere le rotte invernali nel Golfo, chi semplicemente si sente tradito dopo aver speso migliaia di euro. Nel frattempo la compagnia continua a promuovere le prossime partenze come se nulla fosse, puntando tutto sulle altre navi della flotta. Ma la Euribia, la “nave del futuro”, resta lì: un colosso di acciaio e promesse bloccato dalla realtà.

La domanda che resta sospesa è brutale: quanto vale davvero il sogno di una crociera di lusso quando il mondo fuori dal ponte è in fiamme? La MSC Euribia doveva dimostrare che si poteva viaggiare in modo diverso, più pulito, più responsabile. Invece sta mostrando quanto sia ancora fragile tutto il sistema. E mentre i passeggeri delusi cercano alternative per l’estate, una cosa è chiara: il futuro delle crociere non si decide solo nei cantieri navali. Si decide anche, e soprattutto, nei conflitti che nessuno può cancellare con un comunicato stampa.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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