Marta Donà, la manager che continua a vincere Sanremo anche senza essere sul palco

Marta Donà

Milano, 12 aprile 2026. Il suo nome non compare nei titoli dei giornali tutti i giorni, eppure in questi mesi Marta Donà è tornata a essere al centro di un dibattito che non accenna a spegnersi. Manager, fondatrice di LaTarma, donna di potere in un’industria che ancora fatica ad accettarne tante. E la domanda che gira da settimane è sempre la stessa: quanto conta davvero un manager nel successo di un artista? O meglio, quanto conta Marta Donà?

Tutti i siti di spettacolo e le cronache musicali raccontano la solita storia: Marta Donà è la manager di Olly, di Angelina Mango, di Marco Mengoni e, un tempo, dei Måneskin. Quattro vittorie a Sanremo in cinque anni. Un record che nessuno, uomo o donna, ha mai sfiorato. Dopo la vittoria di Olly nel 2025 con “Balorda Nostalgia”, i complimenti sono arrivati a pioggia, ma puntualmente il discorso si è spostato su di lei. Non sul brano, non sulla performance, ma sulla donna che, dietro le quinte, ha costruito un’altra vittoria. La narrazione è chiara: Marta Donà è la vera regina del Festival, anche se non sale sul palco.

Ma la realtà di Marta Donà è molto più complessa e, soprattutto, molto più influente di quanto la cronaca di superficie lasci intendere. Laureata in Scienze della Comunicazione a Verona, ex addetta stampa Sony Music, ha fondato LaTarma nel 2016 con un’idea precisa: un’agenzia gestita solo da donne, capace di accompagnare gli artisti non solo nel lancio di un singolo ma nella costruzione di una carriera vera. Non è solo management, è visione. Ed è proprio questa visione che, negli ultimi anni, ha ridefinito le regole del gioco nella musica italiana.

Marta Donà non si limita a “portare” un artista a Sanremo. Lo prepara, lo protegge, lo guida nelle scelte artistiche, nelle pause, nelle ripartenze. Lo ha fatto con Angelina Mango, convincendola a fermarsi per un anno e mezzo quando il successo rischiava di bruciarla (e Angelina, a febbraio 2026, lo ha detto chiaro: «Mi ha salvato la vita»). Lo ha fatto con Olly, trasformando un talento emergente in un vincitore del Festival. Lo ha fatto con Mengoni e con i Måneskin prima della loro esplosione mondiale. Il suo potere sta nel capire prima degli altri dove andrà il gusto del pubblico, nel dosare i tempi, nel creare narrazioni che funzionano dentro e fuori il palco.

E qui nasce il sottile disagio che si percepisce ogni volta che il suo nome torna in auge. In un Paese dove il successo di un artista viene ancora raccontato come frutto esclusivo del talento individuale, ammettere che dietro ci sia una manager così determinante spiazza. Marta Donà incarna il paradosso dell’industria musicale italiana del 2026: da una parte si celebra l’autenticità e l’indipendenza, dall’altra si sa benissimo che senza una struttura solida, una strategia e una rete di contatti, anche il talento più puro rischia di spegnersi in fretta. Lei lo sa. E non lo nasconde.

Proprio in questi giorni l’attenzione su Marta Donà si è riaccesa per due motivi concreti. Da una parte i numeri: l’ultimo album di Olly ancora alto in classifica, il nuovo progetto di Angelina Mango (“Caramè”) che continua a macinare streaming, i progetti di Mengoni che viaggiano su binari internazionali. Dall’altra le voci di possibili nuovi ingressi nella sua scuderia, come quello di Caterina Lumina uscita da Amici, che fanno già discutere gli addetti ai lavori. È come se il suo modello di management stesse diventando un caso studio: funziona troppo bene per essere ignorato.

I social riflettono questa ambivalenza. C’è chi la celebra come esempio di donna che si è fatta da sola in un mondo di uomini («Finalmente una che decide, non solo che canta»), e c’è chi invece storce il naso, parlando di «potere occulto» o di «troppo controllo». È il solito riflesso italiano verso le donne che contano: si ammirano, ma si teme il loro ascendente. Soprattutto quando, come nel caso di Marta Donà, quell’ascendente è silenzioso, chirurgico e incredibilmente efficace.

La domanda che resta aperta è semplice ma pesante: nel 2026, chi vince davvero Sanremo? L’artista che sale sul palco o la manager che ha costruito tutto mesi prima? Marta Donà non risponde mai direttamente a queste provocazioni. Continua a lavorare, a scegliere i suoi artisti, a puntare su talenti che poi diventano fenomeni. E intanto il suo nome continua a circolare, perché in fondo tutti hanno capito una cosa: nella musica italiana di oggi, ignorare Marta Donà significa ignorare uno dei motori più potenti del sistema.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

Read More →