Novak Djokovic, il ritiro da Montecarlo che fa tremare il trono: a 38 anni il corpo inizia a dire basta?

Novak Djokovic in campo, segnali di affaticamento a 38 anni.

Montecarlo, 14 aprile 2026 – Novak Djokovic non ci sarà al Rolex Monte-Carlo Masters. La notizia, arrivata alla vigilia del torneo, ha lasciato un vuoto pesante nel draw e un interrogativo ancora più grande nel mondo del tennis: quanto può resistere ancora il corpo del serbo a 38 anni compiuti, dopo una stagione partita con un’eroica finale all’Australian Open e proseguita tra infortuni e rinunce?

Djokovic ha già saltato il Miami Open per un problema alla spalla destra, emerso dopo la battaglia di Indian Wells contro Jack Draper. Ora salta anche il primo grande appuntamento sulla terra battuta europea, quello che avrebbe dovuto segnare l’inizio della sua campagna sul rosso. È la seconda rinuncia consecutiva in un Masters 1000, e la prima volta dopo 15 anni che il 24 volte campione Slam manca Montecarlo, torneo che ha vinto due volte ma dove non ha mai dominato come a Parigi o a Wimbledon.

La decisione arriva mentre il circuito vive la sua fase più affascinante: Carlos Alcaraz e Jannik Sinner si contendono la vetta del ranking e il ruolo di dominatori della nuova era. Djokovic, numero 3 del mondo all’inizio dell’anno, rischia di vedere il suo piazzamento scivolare ulteriormente se non tornerà presto in campo. Il prossimo obiettivo dichiarato è il Mutua Madrid Open, ma nessuno può più dare per scontata la sua presenza.

La stagione 2026 di Djokovic era cominciata con segnali contraddittori ma intensi. All’Australian Open ha eliminato in semifinale un Jannik Sinner in forma smagliante, vincendo una maratona di cinque set che ha ricordato i suoi capolavori del passato. In finale ha lottato fino all’ultimo contro Alcaraz, confermando di poter ancora competere ai massimi livelli. Poi però il fisico ha presentato il conto: prima il problema al braccio destro a Indian Wells, poi la spalla, ora la scelta di preservarsi.

A 38 anni e mezzo, Djokovic continua a sfidare ogni logica tennistica. Ha raggiunto la finale di uno Slam più di chiunque altro nella storia recente, ha accumulato record su record e resta l’unico over 35 a competere stabilmente tra i top player. Eppure proprio questa longevità straordinaria rende ogni infortunio più preoccupante. Non si tratta più solo di recuperare da un problema muscolare: è la gestione quotidiana di un corpo che ha giocato migliaia di partite ad altissimo livello, con carichi di allenamento e pressione mentale che pochi altri hanno sopportato.

Il ritiro da Montecarlo solleva un dubbio sottile ma insistente: Djokovic sta cambiando strategia? Sta sacrificando i tornei di preparazione per puntare tutto sui grandi obiettivi – Roland Garros, Wimbledon, US Open – consapevole che ogni match in più sulla terra potrebbe costargli caro in termini di recupero? Oppure è il segnale che il declino fisico, fino a oggi negato con tenacia serba, sta diventando impossibile da ignorare?

Il serbo ha sempre costruito la sua grandezza sulla capacità di trasformare il dolore in carburante. Ha vinto Slam con infortuni, ha dominato tornei giocando con il braccio fasciato, ha superato crisi personali e polemiche esterne. Ma il tennis di oggi è più fisico e atletico che mai. Alcaraz vola sul campo con una leggerezza disarmante, Sinner incarna la precisione chirurgica e la resistenza di una nuova generazione cresciuta con scienza e preparazione moderna. Djokovic, con la sua esperienza e la sua testa, riesce ancora a colmare il gap. Ma per quanto?

I tifosi sui social oscillano tra preoccupazione e fiducia cieca. C’è chi vede in queste rinunce la saggezza di un campione che vuole arrivare integro ai tornei che contano davvero. C’è chi invece legge un campanello d’allarme: il corpo che non risponde più come una volta, la necessità di dosare le energie in un calendario sempre più esigente. La classifica potrebbe risentirne, ma per Djokovic il ranking è da tempo secondario rispetto alla caccia al 25esimo Slam.

La vera questione, adesso, è capire se questa pausa forzata sarà solo un incidente di percorso o l’inizio di una fase in cui Novak dovrà scegliere con ancora più cura dove e quando scendere in campo. Madrid diventerà un test decisivo. Se arriverà in forma, il discorso sul suo declino potrà essere rimandato. Se invece dovessero presentarsi nuovi problemi, il dibattito sul futuro si farà inevitabilmente più acceso.

Novak Djokovic ha già scritto pagine indimenticabili della storia del tennis. Ha superato Federer e Nadal nel conto dei Major, ha resistito all’onda della nuova generazione più a lungo di quanto chiunque immaginasse. Ma il tennis è crudele con i campioni che invecchiano: non perdona esitazioni, non concede sconti. Il ritiro da Montecarlo non è una sconfitta, ma un campanello che suona forte. Fino a che punto il GOAT potrà continuare a piegare il tempo ai suoi desideri? La risposta, come sempre, la darà il campo. E il suo corpo.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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