Pragmata recensione: sei anni di mistero e il verdetto è arrivato, ma il dubbio resta

Roma, 14 aprile 2026. Quando Pragmata è comparso per la prima volta nel 2020, sembrava il classico annuncio Capcom destinato a sparire nel nulla: una bambina androide e un astronauta su una base lunare, RE Engine che prometteva meraviglie, un’atmosfera da survival sci-fi che mescolava tensione e tenerezza. Poi sono arrivati i rinvii – prima al 2023, poi l’indefinito, poi il 2026 – e il silenzio radio. Un mistero che ha tenuto incollati i fan ma ha anche fatto sorgere il sospetto peggiore: e se dietro il velo ci fosse solo un bel trailer?
Ora che le recensioni sono uscite e il gioco atterra il 17 aprile su PS5, Xbox Series X|S, Nintendo Switch 2 e PC, il verdetto è chiaro: Pragmata è solido, spesso brillante, con un Metacritic intorno all’85-86 e un OpenCritic a 87. Capcom ha consegnato un action-adventure narrativo che funziona. Ma proprio qui, nel momento in cui il mistero si scioglie, emerge la vera domanda: dopo tanto tempo e tanta attesa, questo basta davvero?
Il gioco mette insieme Hugh, l’astronauta umano, e Diana, la sua compagna androide, in una stazione di ricerca lunare abbandonata e ostile. L’obiettivo è semplice sulla carta: sopravvivere e tornare sulla Terra. Quello che colpisce subito è il sistema di combattimento, vero cuore dell’esperienza. Prima di poter sparare davvero, Diana deve hackerare i nemici robotici attraverso una griglia a percorso: un minigioco in tempo reale che obbliga a multitasking feroce. Mentre Hugh spara, schiva e gestisce le risorse, tu navighi la griglia, scegli nodi blu per bonus danno o gialli per effetti speciali. Non è un semplice quick-time event: è una meccanica che costringe il cervello a lavorare su due fronti contemporaneamente, rendendo ogni scontro una piccola partita a scacchi sotto pressione.
I primi minuti della demo “Sketchbook” (disponibile da mesi) lo avevano già fatto intuire: il sistema è innovativo e gratificante una volta presa la mano. Le recensioni confermano che in mano funziona, soprattutto su controller, e che il feeling di sparatutto alla vecchia maniera – chunky, soddisfacente – resta intatto grazie al RE Engine che qui fa un figurone con ambienti lunari freddi e dettagliati. La storia, però, divide: c’è chi la definisce “drammatica e toccante” e chi la liquida come “un contorno” rispetto al combat. Il legame tra Hugh e Diana è il vero motore emotivo, ma non sempre regge il peso di un’avventura che punta tutto sull’esplorazione di una base desolata.
Ed è proprio qui che il lungo silenzio di Capcom si fa sentire. Per anni Pragmata è stato venduto come l’enigma da risolvere, il nuovo IP che avrebbe portato aria fresca nel panorama sci-fi AAA. I trailer mostravano solo scorci, mai abbastanza per capire il ritmo reale. Ora che il gioco è tra le mani dei critici, emerge il rischio classico di un titolo che ha vissuto troppo a lungo nell’ombra: l’aspettativa si è gonfiata fino a trasformarsi in un’arma a doppio taglio. I fan sui forum e su Reddit lo dicevano da mesi: bello vedere un Capcom osare, ma dopo Monster Hunter, Resident Evil e Street Fighter, un nuovo IP deve spaccare, non solo essere “buono”.
Il risultato? Pragmata è un gioco Capcom doc: tecnicamente solido, con un’idea di gameplay fresca che mescola azione e puzzle in tempo reale, e una produzione di alto livello. Ma in un 2026 pieno di blockbuster, la domanda resta sospesa: è l’inizio di qualcosa di grande o un esperimento ben riuscito che rischia di finire archiviato come “quello della bambina e dell’astronauta”? Il mistero ha tenuto banco per sei anni. Ora che si è sciolto, Pragmata consegna un’esperienza divertente e diversa. Però il vero test sarà il passaparola dei giocatori: riuscirà a trasformarsi da curiosità in cult o resterà solo un bel ricordo di un’attesa infinita?