Ripescaggio Italia Mondiali, l’ombra dell’Iran accende il sogno proibito degli azzurri

Ripescaggio Italia Mondiali

Mancano poche settimane all’inizio dei Mondiali 2026 e l’Italia, eliminata nei playoff europei, si ritrova ancora una volta a guardare da fuori. Eppure, da qualche giorno, tra forum, radio e social, circola un’ipotesi che fa battere il cuore a milioni di tifosi: il ripescaggio Italia legato al caso Iran. La nazionale iraniana, qualificata sul campo ma travolta dalle tensioni geopolitiche con gli Stati Uniti, ospita del torneo, vive ore di incertezza profonda. Il ministro dello Sport iraniano ha parlato chiaro, e le richieste di spostare le partite dal suolo americano al Messico sono state respinte da FIFA. Il rischio di un forfait, o di un’assenza forzata, esiste. E l’articolo 6.7 del regolamento del Mondiale 2026 lascia a Infantino e al Consiglio FIFA una discrezione quasi assoluta su come riempire quel vuoto.

Nessuno, al momento, parla di decisione presa. Infantino ha ripetuto che tutte le qualificate, Iran compresa, sono attese al via. Ma il solo fatto che si discuta di possibili sostituzioni ha riaperto una ferita mai rimarginata in casa azzurra: quella di una Nazionale che ha vinto quattro Mondiali e che rischia di saltare per la terza volta consecutiva la fase finale. L’Italia di Gattuso ha sfiorato l’impresa nei playoff, battendo l’Irlanda del Nord ma fermata dalla Bosnia. Ora, nel ranking FIFA, gli azzurri occupano la dodicesima posizione assoluta: la migliore tra tutte le escluse. Un dato che, in caso di emergenza, potrebbe pesare.

Il regolamento è chiaro solo nella vaghezza. Se una federazione si ritira o viene esclusa, FIFA «decide a propria esclusiva discrezione» e «può sostituire l’associazione con un’altra». In teoria potrebbe scegliere chiunque. In pratica, la logica continentale spingerebbe verso un’altra squadra asiatica: gli Emirati Arabi Uniti, eliminati proprio dall’Iraq nel percorso di qualificazione AFC, o addirittura l’Iraq stesso in caso di complicazioni. Ma la discrezionalità lascia aperta ogni porta. C’è chi parla di un possibile “super playoff” intercontinentale dell’ultima ora, con due squadre UEFA (Italia in pole per ranking) e due asiatiche. Un’ipotesi circolata su media internazionali e ripresa con prudenza in Italia, ma che nessuno ha ancora confermato.

E qui nasce il dibattito scomodo. È giusto premiare una squadra che non ha passato i playoff sul campo? Il calcio deve restare separato dalla politica o le tensioni internazionali possono influenzare le scelte sportive? I tifosi iraniani difendono con orgoglio il diritto a partecipare, mentre in Italia si mescola frustrazione per le eliminazioni passate con la speranza di un miracolo burocratico. «Non è così che vogliamo tornare al Mondiale», ammettono molti supporter azzurri sui social, «ma se si apre uno spiraglio…». La FIGC, dal canto suo, mantiene un profilo basso. Il ministro Abodi ha escluso scenari facili, ricordando che si tratta di una questione continentale. Eppure, dietro le quinte, il ranking e il bacino di tifosi dell’Italia rappresentano argomenti che non possono essere ignorati del tutto.

Il precedente non aiuta a fare chiarezza. In passato FIFA ha gestito ritiri e assenze con flessibilità, ma mai in un contesto così esplosivo come questo, con un Paese ospitante in tensione aperta con una partecipante. Il rischio sanzioni per l’Iran – multe pesanti e possibile esclusione da future competizioni – rende la situazione ancora più delicata. Infantino cammina sul filo: da un lato deve tutelare l’integrità del torneo, dall’altro evitare di apparire influenzato da fattori extr calcistici. Una sostituzione “politica” aprirebbe un vaso di Pandora pericoloso.

Intanto in Italia il sentimento è ambivalente. Da una parte la rabbia per le occasioni sprecate in campo, dall’altra la consapevolezza che il calcio moderno è anche diplomazia, soldi e ranking. L’ipotesi ripescaggio Italia non è una certezza, nemmeno una probabilità alta. È un’eco, un sussurro che si amplifica perché il vuoto lasciato dall’assenza azzurra brucia ancora. Gattuso e i suoi giocatori continuano a lavorare con orgoglio, ma sanno che il destino della Nazionale, in questo momento, dipende anche da decisioni che si prendono lontano dal rettangolo di gioco.

Il Mondiale 2026 si avvicina e con lui l’incertezza. Se l’Iran dovesse confermare la propria presenza, l’Italia resterà fuori. Se invece le tensioni dovessero prevalere, FIFA si troverà davanti a una scelta delicatissima. E gli azzurri, dodicesimi nel ranking, potrebbero ritrovarsi improvvisamente in lista d’attesa. Non è una promessa. È solo la realtà di un calcio dove, ogni tanto, le porte sul retro si socchiudono. Per ora resta solo da aspettare, con il fiato sospeso e quel misto di speranza e pudore che accompagna chi ha vinto tanto e ora si ritrova a sognare un ripescaggio.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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