Emanuele Filiberto di Savoia accelera sul ritorno dei nonni in Italia: la mossa che riapre il capitolo Savoia nell’anno degli 80 anni della Repubblica

Emanuele Filiberto

Emanuele Filiberto di Savoia ha scelto il palcoscenico più delicato possibile per lanciare la sua proposta. In un’intervista al Corriere della Sera di ieri, 15 aprile, il principe di Piemonte e Venezia ha rilanciato con decisione il rientro in Italia delle salme di Umberto II e Maria José, sepolte da decenni ad Altacomba, in Svizzera. «Finalmente mio nonno, l’ultimo re d’Italia, Umberto II e nonna Maria José potranno tornare in patria», ha dichiarato senza giri di parole. E ha aggiunto di aver già sondato il terreno con il governo Meloni e con il Vaticano: «Sono tutti d’accordo nel concedere il rientro delle salme. L’ultima parola spetta al Quirinale».

Il momento non è casuale. Il 2026 segna gli 80 anni dal referendum del 2 giugno 1946 che chiuse l’era monarchica. Emanuele Filiberto lo sa bene e non nasconde il peso emotivo di quella data per la sua famiglia: «Non posso dire di festeggiare il 2 giugno», ammette, ricordando quanto suo nonno abbia sofferto l’esilio senza mai abdicare. Eppure guarda avanti con ottimismo: «Sono fiducioso che proprio perché in questo 2026 l’Italia celebra 80 anni di repubblica, sia anche tempo di far pace con la storia, che prima è stata quella di 85 anni di Italia unita con re Savoia». E indica nel presidente Sergio Mattarella il possibile viatico per chiudere il cerchio.

La richiesta non è nuova, ma l’accelerazione sì. Nel 2017 erano tornati in Italia i resti di Elena del Montenegro e Vittorio Emanuele III, in occasione di anniversari legati alla Grande Guerra. Stavolta Emanuele Filiberto punta al Pantheon per Umberto II, accanto agli altri Savoia che hanno regnato: «Mi rifiuto di pensare a qualsiasi altra opzione». E difende la memoria dei nonni con fermezza: Umberto II fu il primo a condannare il fascismo, Maria José ebbe contatti antifascisti. Un modo per separare nettamente la dinastia dal Ventennio, in un Paese che proprio quest’anno celebra se stessa come Repubblica.

Ma non è solo una questione di salme. Nella stessa intervista il principe ha annunciato un progetto che spiazza per la sua modernità: un «passaporto elettronico della nobiltà» basato sulla blockchain. Non un ritorno ai titoli feudali – «i titoli non valgono più, lo so, e nemmeno io potrei darne di nuovi» – ma uno strumento digitale per certificare la tracciabilità genealogica attraverso un sito web gestito da esperti. All’inizio gratuito, poi a pagamento, con i proventi destinati alla salvaguardia di castelli e palazzi in collaborazione con il FAI. Un’idea che mescola tecnologia e filantropia, tipica di un Savoia che da anni alterna tradizione e contemporaneità: dagli ordini dinastici con tremila membri alle iniziative benefiche internazionali, fino alla catena di ristoranti Prince of Venice.

Il timing accende tensioni sottili. Da una parte c’è chi apprezza il gesto come atto di riconciliazione matura. Dall’altra, soprattutto nei circoli repubblicani più sensibili, si legge un tentativo di riaffermare una presenza simbolica proprio mentre l’Italia festeggia la sua identità post-monarchica. Le reazioni sui social lo dimostrano: ironia, sarcasmo, ma anche curiosità. E dentro la stessa famiglia non mancano sfumature: il cugino Aimone aveva parlato di «congelare» alcuni titoli, ma Emanuele Filiberto replica secco che «la storia non si può congelare». Lui si sente «Capo della Casa Reale che ha unito l’Italia» e non intende arretrare.

Intanto la sua vita privata resta sullo sfondo. Pochi giorni fa l’ex moglie Clotilde Courau ha rotto il silenzio sul divorzio in un’intervista svizzera, parlando di carriera interrotta dal matrimonio reale ma senza rimpianti: «Ogni incidente della vita è un dono». Parole che chiudono un capitolo personale mentre Emanuele Filiberto sembra proiettato verso un ruolo pubblico più definito, tra beneficenza, progetti digitali e memoria storica.

Il nodo resta politico e simbolico. Il Quirinale dovrà decidere, e la scelta dirà molto su come l’Italia di oggi intende rapportarsi al suo passato monarchico. Emanuele Filiberto si presenta come ponte: non chiede restauri, ma una pacificazione. Eppure, nel momento in cui rilancia salme e passaporti digitali, riapre inevitabilmente il dibattito su quale sia oggi il posto dei Savoia nella Repubblica. Un interrogativo che, a ottant’anni dal referendum, torna a farsi sentire proprio mentre il Paese celebra la sua storia repubblicana. E che, forse, non si chiuderà con una semplice sepoltura al Pantheon.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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