Inter – Cagliari 3-0: Thuram e Barella spaccano la partita, poi Zielinski chiude i conti. La capolista vola a +12 sul Napoli

SAN SIRO – Non è stata la passeggiata annunciata, almeno per un’ora. Ma quando l’Inter ha deciso di accelerare, il Cagliari non ha più avuto scampo. Al termine di 95 minuti intensi, i nerazzurri di Chivu hanno chiuso la pratica con un netto 3-0 firmato da Marcus Thuram, Nicolò Barella e Piotr Zielinski. Tre gol nella ripresa, dopo un primo tempo bloccato e pieno di tensione, che proiettano l’Inter a dodici punti dal Napoli secondo in classifica. Lo scudetto non è ancora matematico, ma San Siro ha già cominciato a cantare “la capolista se ne va”.
Il match era partito con il piede giusto per i sardi di Fabio Pisacane. Nel 3-5-2 rossoblù, con Yerry Mina a fare da baluardo centrale e Marco Palestra a spingere come un treno sulla destra, il Cagliari ha creato i primi brividi. Al 1’ Esposito (Sebastiano) ha costretto Josep Martínez a una parata d’istinto in angolo. Palestra, l’anima di questo Cagliari, ha seminato il panico con due discese velenose, mentre Michael Folorunsho (subentrato nella ripresa) ha cercato di dare peso in mezzo al campo. Difesa bassa, ripartenze veloci: il piano di Pisacane era chiaro, e per 45 minuti ha funzionato.
L’Inter, schierata nel solito 3-5-2 con novità (Martínez tra i pali per preparare la Coppa Italia, Mkhitaryan in mediana accanto a Barella e Çalhanoğlu, Pio Esposito in attacco con Thuram), ha faticato a trovare il ritmo. Primo tempo lento, pochi squilli. Pio Esposito ha lottato su ogni pallone, murato due volte da Mina, mentre Dimarco ha cercato invano la solita incornata. Barella ringhiava, ma la porta di Caprile sembrava lontana. All’intervallo lo 0-0 pesava come un macigno: San Siro borbottava, i nerazzurri sembravano un po’ contratti.
Poi, al rientro dagli spogliatoi, è cambiato tutto. Come contro Roma e Como, l’Inter ha trovato la “zona nerazzurra” che tanto piace a Chivu. Al 52’ Federico Dimarco ha saltato Zé Pedro sulla sinistra e ha messo in mezzo un cross perfetto: Thuram, appostato sul secondo palo, ha appoggiato a porta vuota. 1-0. San Siro è esploso, il francese ha stretto forte Chivu in panchina. Quattro minuti dopo, il colpo di grazia: Barella ha arpionato un pallone al limite dell’area e ha scaricato un destro secco nell’angolino basso. 2-0. Nessuna esultanza plateale da parte del capitano, solo rispetto per chi lo ha amato in passato, ma lo stadio gli ha tributato una standing ovation quando è uscito all’86’.
Da quel momento è stato monologo nerazzurro. Il Cagliari ha provato a reagire con i cambi (Paul Mendy e Deiola dentro), ma Palestra è rimasto l’unico a creare pericoli veri. L’Inter ha gestito, ha fatto entrare i freschi (Zielinski, Bonny, Luis Henrique) e ha chiuso i conti nel recupero. Al 92’ azione insistita dei subentrati: Dumfries ha servito Zielinski, il polacco ha piazzato un destro da fuori area che si è infilato sotto l’incrocio. 3-0. Gol numero 50 in Serie A per lui, record personale battuto.
Una vittoria che vale oro per la classifica. L’Inter blinda la vetta e guarda al prossimo turno con la serenità di chi sa di avere il destino in mano. Chivu può sorridere: la squadra ha reagito nel momento giusto, Thuram continua a essere letale, Barella è tornato il motore di sempre, Dimarco sforna assist come se piovesse (il quindicesimo stagionale). Pio Esposito ha mostrato di poter essere un’alternativa concreta, Mkhitaryan ha dato equilibrio. Persino Martínez, tra i pali, ha risposto presente.
Per il Cagliari di Pisacane, invece, è un’altra serata amara. I sardi restano in zona calda, a sei punti dalla salvezza diretta, e hanno pagato l’inevitabile calo fisico dopo un primo tempo coraggioso. Mina ha fatto il suo, Folorunsho ha lottato, ma contro questa Inter serve qualcosa in più. I rossoblù escono a testa alta, ma con la consapevolezza che la strada verso la permanenza è ancora tutta in salita.
San Siro ha applaudito a lungo. I nerazzurri escono dal campo con tre punti pesantissimi e la certezza che, quando serve, sanno cambiare marcia in un istante. Lo scudetto è lì, a portata di mano. E la notte di Milano profuma già di festa.
