L’attrice Nadia Farès non c’è più: il dramma della piscina a Parigi che ha spezzato una vita da combattente

Un silenzio improvviso ha avvolto il mondo dello spettacolo francese. L’attrice Nadia Farès, icona indimenticabile de I fiumi di porpora al fianco di Jean Reno e Vincent Cassel, è morta ieri a 57 anni all’ospedale Pitié-Salpêtrière di Parigi. Era in coma da una settimana, dopo essere stata trovata priva di sensi sul fondo della piscina di un club privato in rue Blanche, nel IX arrondissement. Le figlie Cylia e Shana Chasman hanno dato l’annuncio con un messaggio carico di dolore: «È con immensa tristezza che comunichiamo la scomparsa di Nadia Farès. La Francia ha perso una grande artista, ma per noi è soprattutto una madre che abbiamo appena perso».
Il malore è avvenuto l’11 aprile mentre l’attrice, nota per la sua forma fisica e la passione per il nuoto, si stava allenando. Soccorsa da un altro nuotatore, è stata rianimata sul posto e trasportata d’urgenza in ospedale, dove i medici l’hanno posta in coma farmacologico. La procura di Parigi ha aperto un’inchiesta, ma al momento non emergono elementi che facciano pensare a responsabilità penali: un tragico incidente che ha colto tutti di sorpresa, proprio lei che aveva sempre raccontato di nuotare quattro volte alla settimana per mantenersi in salute dopo le difficili prove affrontate in passato.
Nata a Marrakech il 20 dicembre 1968 da famiglia di origini marocchine e armene, Nadia Farès si era trasferita giovanissima in Francia, crescendo tra Nizza e Parigi. La sua bellezza magnetica e la sua intensità l’avevano portata presto sul set: esordi in tv con Navarro, poi il cinema con Elles n’oublient jamais di Christopher Frank. Il vero exploit arriva però nel 2000 con I fiumi di porpora, il thriller di Mathieu Kassovitz tratto dal bestseller di Jean-Christophe Grangé. In Italia quel film è diventato un cult, e il suo volto è rimasto impresso nella memoria di intere generazioni. Non era solo bellezza: Nadia sapeva dare profondità a ruoli complessi, come dimostra la collaborazione con Claude Lelouch in Uomini & donne – Istruzioni per l’uso o il noir Nido di vespe con Benoît Magimel.
Negli anni Duemila ha alternato blockbuster internazionali (Le Transporteur, dove ha cantato anche la title-track) e commedie come L’ex-femme de ma vie di Josiane Balasko. Poi, nel 2009, la scelta coraggiosa di una pausa per dedicarsi alla famiglia. Un ritiro volontario che in tanti avevano interpretato come la fine di una carriera, ma che lei ha sempre difeso come una priorità. Il ritorno, nel 2016, è stato da protagonista: la serie Netflix Marseille con Gérard Depardieu e Benoît Magimel le ha restituito i riflettori. Da lì una serie di ruoli in tv e cinema, fino all’ultimo film Toujours possible di Jacques Ouaniche accanto ad Amanda Lear.
Negli ultimi mesi aveva parlato apertamente delle sue battaglie di salute: l’intervento al cervello per un aneurisma nel 2007, definito «una bomba a orologeria», e tre operazioni al cuore in quattro anni. Eppure non si era mai fermata. Anzi, proprio di recente aveva annunciato il suo sogno più grande: a settembre sarebbero dovute iniziare le riprese del suo primo lungometraggio da sceneggiatrice e regista. Un progetto ambizioso, una commedia d’azione sviluppata con TF1 Studios, che rappresentava per lei un nuovo capitolo creativo dopo anni di resilienza.
Oggi quel sogno resta sospeso. Sui social e nei corridoi del cinema francese si moltiplicano i messaggi di affetto e incredulità. I fan italiani, che la ricordano anche per Poliziotti di Giulio Base al fianco di Claudio Amendola e Kim Rossi Stuart, postano foto di scena e spezzoni de I fiumi di porpora. «Una donna forte, determinata, che ha sempre lottato», scrivono in tanti. L’industria del cinema perde una presenza elegante e tenace, capace di brillare sia nei thriller ad alto budget sia nelle produzioni più intime.
Nadia Farès se n’è andata troppo presto, lasciando dietro di sé non solo ruoli iconici ma anche la lezione di una carriera vissuta con passione e senza rimpianti. Il suo volto intenso continuerà a vivere sugli schermi, mentre il cinema francese – e quello italiano che l’aveva amata – si ferma un attimo a ricordare una delle sue stelle più luminose e riservate. Chissà che quel film che stava per dirigere non trovi comunque la strada per essere raccontato, magari proprio in suo nome. Per ora resta solo il vuoto di una piscina silenziosa e il rimpianto di chi, come noi, non ha mai smesso di seguirla.
