Ryanair lascia a terra 30 passeggeri a Bergamo per i ritardi all’EES: “Abbiamo visto l’aereo partire senza di noi”

Erano arrivati in aeroporto con largo anticipo, documenti in regola, biglietto pagato. Eppure il volo è decollato senza di loro. Trenta passeggeri di Ryanair in partenza dall’aeroporto di Milano Bergamo diretti in Gran Bretagna si sono ritrovati fermi in coda al controllo passaporti, impotenti, mentre il loro aereo lasciava il piazzale. Non era il 1990, non c’era una crisi diplomatica in corso. Era il 16 aprile 2026, e la causa era un sistema informatico europeo che, sulla carta, avrebbe dovuto rendere i confini più sicuri ed efficienti.
Decine di passeggeri Ryanair in partenza dall’aeroporto di Milano Bergamo diretti a Manchester non sono riusciti a imbarcarsi giovedì 16 aprile 2026, a causa di significativi ritardi ai controlli passaporti. Il disservizio è stato attribuito all’implementazione del sistema europeo di controllo digitale delle frontiere, noto come Entry-Exit System (EES). La compagnia aerea ha confermato che gli ingorchi causati dalle lente procedure biometriche ai banchi gestiti dalle autorità governative hanno impedito ai viaggiatori di raggiungere il gate in tempo.
Uno dei passeggeri rimasti a terra ha raccontato alla BBC: “Abbiamo aspettato un’ora e mezza senza muoverci. Poi abbiamo visto l’aereo partire e ci è stato detto che dovevamo andare a prenotarci un volo di ritorno per conto nostro. Le persone che avevano voli successivi al nostro ci spingevano per passare, era il caos totale. Nessuna organizzazione e il personale non se ne curava.” Non avendo trovato voli disponibili per il giorno stesso, quel passeggero ha dovuto prenotare un collegamento da Bergamo a Malta, e poi da lì a Leeds. Una tratta che probabilmente è costata tre o quattro volte il prezzo del biglietto originale, comprato mesi prima su una compagnia low-cost proprio per risparmiare.
Per capire cosa stia succedendo negli aeroporti europei, bisogna fare un passo indietro. L’EES è entrato in vigore dal 10 aprile 2026, dopo essere stato introdotto gradualmente a partire da ottobre 2025, ed è già pienamente operativo in 29 paesi europei, tra cui Charles de Gaulle, Francoforte e Amsterdam.Dal 10 aprile tutti gli aeroporti dei Paesi UE — esclusi Irlanda e Cipro — sono obbligati a registrare in un database elettronico le impronte digitali e le immagini facciali dei passeggeri non cittadini dell’Unione in transito da e verso l’area Schengen. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la sicurezza, contrastare l’immigrazione irregolare e sostituire il vecchio timbro manuale sul passaporto con una registrazione biometrica permanente. Nobile, sulla carta. Devastante, nella pratica delle prime settimane.
La registrazione biometrica richiede più tempo rispetto al semplice controllo del passaporto, soprattutto per i viaggiatori che si sottopongono al sistema per la prima volta: scansione del volto, impronte digitali, inserimento dei dati nel database. Ogni passaggio rallenta le file, e in aeroporti con traffico internazionale elevato, anche pochi secondi in più per passeggero si traducono in code lunghissime e ritardi che si amplificano nel corso della mattinata.Il risultato è sotto gli occhi di tutti: nei principali scali di Francia, Germania, Belgio, Italia, Spagna e Grecia, i passeggeri stanno aspettando fino a tre ore ai controlli di frontiera.
L’incidente di Bergamo non è un caso isolato, né il primo. Il 12 aprile, appena due giorni dopo l’entrata in vigore completa del sistema, circa 100 passeggeri avevano perso un volo EasyJet da Milano Linate per Manchester a causa delle stesse code.Dei 156 passeggeri che dovevano imbarcarsi su quel volo, solo 34 ce l’hanno fatta. Tra i testimoni c’è una 17enne che ha raccontato alla BBC di essere arrivata in aeroporto alle 7:30 per un volo delle 11, quindi con largo anticipo, e di non essere riuscita comunque a passare i controlli in tempo. Diversi passeggeri rimasti a terra hanno accusato malori dovuti al caldo e allo stress, ritrovandosi senza indicazioni chiare su come rientrare a casa.
Di fronte a questo quadro, le posizioni dei diversi attori coinvolti raccontano tutto il grottesco di una crisi senza padrone. La Commissione europea ha difeso le performance complessive del sistema, con un portavoce che ha dichiarato che l’EES sta funzionando “molto bene”, pur riconoscendo alcune difficoltà tecniche localizzate durante la fase iniziale di implementazione.Le compagnie aeree europee hanno risposto con tutt’altro tono, definendo le attese di tre ore ai controlli non un “problema di rodaggio”, bensì “un fallimento sistemico”, e invocando che la Commissione consenta, ove necessario, la sospensione totale o parziale dell’EES fino alla fine dell’estate.
Ryanair, dal canto suo, ha mantenuto la posizione che le identifica da sempre: il ritardo ai controlli di frontiera è una questione governativa, le sue procedure di imbarco erano standard, i passeggeri non sono arrivati al gate in tempo. Punto. Davide Zanon, Segretario regionale di CODICI Lombardia, ha fotografato la contraddizione con una domanda semplice: “Se il sistema consente davvero una registrazione in pochi secondi, come dichiarato, non si spiegano attese di ore e voli persi. Il rischio concreto è che i passeggeri diventino, di fatto, i collaudatori di un sistema non ancora pronto.”
Ed è qui che il modello low-cost mostra la sua crepa strutturale più profonda. Una compagnia tradizionale, con margini più alti e una filosofia di servizio diversa, potrebbe ritardare il volo di quaranta minuti, comunicare la situazione ai passeggeri bloccati in coda, coordinare il personale di terra con quello di frontiera. Ryanair non può — o non vuole — farlo perché ogni minuto di ritardo ha un costo, ogni gate occupato è un costo, ogni comunicazione in aeroporto è un costo che qualcuno deve sostenere. Il modello a basso costo è costruito sulla velocità di rotazione degli aerei, non sulla gestione delle eccezioni. Quando le eccezioni diventano la norma — come sta accadendo in questi giorni in tutta Europa — quel modello si inceppa, e chi paga il prezzo reale sono i passeggeri, non le compagnie.
Vale ricordare che i cittadini italiani, come tutti i cittadini UE, non sono interessati dall’EES e possono viaggiare senza ulteriori controlli biometrici. Ma chi vola da Bergamo verso Londra, Manchester o Leeds con un passaporto britannico, americano, canadese, australiano — ovvero una parte consistente del traffico su quelle rotte — si trova oggi davanti a un sistema che non ha ancora imparato a gestire i propri tempi. E nessuno, tra le autorità aeroportuali, le compagnie aeree e le istituzioni europee, sembra disposto ad assumersi la responsabilità di quel buco di ore in cui decine di persone guardano il loro aereo sparire all’orizzonte con i loro bagagli a bordo.
La domanda che nessun comunicato stampa risponde è questa: chi rimborsa il volo Bergamo-Malta-Leeds comprato d’urgenza quel giovedì mattina? E la risposta, quasi certamente, è: nessuno.