Luciana Littizzetto demolisce Rai e Mediaset in diretta: “Non siamo pipistrelli, fate iniziare la prima serata a un’ora decente”

Luciana Littizzetto

C’è voluta Luciana Littizzetto per dire ad alta voce quello che milioni di italiani borbottano ogni domenica sera sul divano. E lo ha fatto nel modo che le è più congeniale: con ironia tagliente, nessun filtro e la capacità — rara in televisione — di far ridere e far riflettere nello stesso momento. Ma stavolta il bersaglio non era un politico, una legge o un personaggio controverso. Era la televisione stessa. Quella che lei frequenta da vent’anni, fianco a fianco con Fabio Fazio. E questo, a pensarci bene, cambia tutto.

Domenica 19 aprile, durante l’ultima puntata di Che Tempo Che Fa sul Nove, Luciana Littizzetto ha lanciato un appello accorato per riportare la prima serata a un orario accessibile.Il monologo — uno di quelli destinati a diventare virali entro poche ore — era formalmente un intervento sui palinsesti televisivi. Nella sostanza, era qualcosa di più: una critica sistemica al modo in cui la televisione generalista italiana tratta il proprio pubblico. Con il suo stile ironico ma diretto, Littizzetto ha chiesto a Rai e Mediaset di riportare l’inizio dei programmi serali a un orario coerente con le abitudini quotidiane delle persone.

Le parole hanno colpito con precisione chirurgica. “Non è possibile che parte la prima serata alle dieci di sera. Ma cosa pensano che la gente la mattina non va a lavorare e non abbiamo una mi***a da fare? Non è normale. Cosa pensano? Che siamo un popolo di gufi e pipistrelli?” Il pubblico in studio ha risposto con applausi. Il web, nel giro di qualche ora, ha risposto con decine di migliaia di condivisioni. Perché Littizzetto aveva toccato un nervo scoperto che nessuno, stranamente, aveva ancora il coraggio di toccare in prima serata — o quasi prima serata, visto il tema.

La conclusione del monologo aveva poi un bersaglio preciso e nominale: “Faccio un appello a Pier Silvio Berlusconi, al direttore della Rai, Giorgio Meloni, e al signor Warner: fate iniziare la prima serata a un’ora normale.” Quel “Giorgio Meloni” — riferimento ironico alla presidente del Consiglio — non è passato inosservato. Non lo passa mai, con Littizzetto. Non per caso, non per sbadataggine. È il marchio di fabbrica di una comica che da anni ha scelto un posizionamento politico e culturale preciso, e che da quel posizionamento non si sposta di un millimetro.

Ed è esattamente qui che nasce il dibattito — quello vero, non quello sui palinsesti. Perché Luciana Littizzetto è forse il caso più interessante e al tempo stesso più divisivo della televisione italiana degli ultimi vent’anni. Da un lato c’è chi la considera l’unica voce genuinamente satirica rimasta nel panorama televisivo mainstream, capace di dire cose scomode in un contesto — quello di Che Tempo Che Fa — che non è esattamente un ring di combattimento. Dall’altro c’è chi, puntualmente, le contesta una certa selettività nella scelta dei bersagli: sempre lo stesso schieramento, sempre gli stessi obiettivi, con una coerenza che alcuni leggono come onestà intellettuale e altri come prevedibilità militante.

Il centrodestra non ha mancato di sottolinearlo in più occasioni. Fratelli d’Italia, in un tweet diventato emblematico, aveva accusato la comica di usare un doppio standard: durissima con la destra, molto più morbida — o silenziosa — quando i bersagli si trovano dall’altra parte. Che si condivida o meno questa lettura, il punto è che Littizzetto genera ancora reazione. E in un panorama televisivo sempre più anestetizzato, questo è già una rarità da non sottovalutare.

La sua formula con Fabio Fazio è rodatissima, forse troppo. La scrivania, la “letterina”, la battuta finale. Domenica scorsa ne aveva scritta una anche a Papa Leone XIV, tra riferimenti ironici al balcone, paragoni con Al Bano e una riflessione finale sui politici che si dichiarano cristiani solo quando ci sono voti da prendere. Il registro era quello solito: irriverente, ma con un fondo di commozione vera, come capita spesso quando Littizzetto abbandona la battuta e si avvicina al sentimento. Quella domenica il monologo aveva funzionato. Questo sugli orari televisivi ha funzionato ancora di più, perché ha toccato qualcosa di trasversale — una rabbia che non appartiene né alla destra né alla sinistra, ma a chiunque debba alzarsi alle sette del mattino.

L’appello della Littizzetto arrivava dopo le proteste dei produttori delle fiction italiane, le parole dell’attrice Cristiana Capotondi e le scuse di Claudio Amendola ai fan de I Cesaroni, la cui prima puntata era partita alle 21:56 scatenando una ondata di critiche. Un tema che da settimane circolava nei corridoi del settore e sui social, e che aspettava solo qualcuno abbastanza famoso e abbastanza capace da trasformarlo in televisione. Littizzetto lo ha fatto in tre minuti, dalla solita scrivania, con la solita ironia. Ha anche aggiunto una nota di nostalgia che ha colpito nel segno: “Prima si diceva ‘a dormire dopo Carosello’, adesso se vai a dormire dopo Affari Tuoi vai a scuola alle due di pomeriggio.”

Il successo del monologo pone però una domanda più grande, quella che in pochi osano formulare apertamente: quanto rischia davvero Luciana Littizzetto dalla sua postazione sul Nove? Che Tempo Che Fa è un programma che vive di un equilibrio preciso — ospiti di peso, tono intellettuale, satira controllata. È un salotto, non un laboratorio. La Littizzetto può pungere, graffiare, nominare Pier Silvio Berlusconi in prima persona — e lo fa, con coraggio che non va sminuito. Ma lo fa sempre all’interno di un contenitore che la protegge, che la incornicia, che la rende consumabile anche per chi non condivide le sue posizioni. È questa la sua forza o il suo limite? Probabilmente entrambe le cose, e la risposta cambia a seconda di chi guarda.

Quello che è certo è che a sessant’anni compiuti, dopo due decenni di “letterine” e monologhi domenicali, Luciana Littizzetto riesce ancora a far parlare di sé il lunedì mattina. E in un sistema televisivo che fatica a costruire figure capaci di generare conversazione, questo non è poco. Forse è tutto.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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