Lai Ching-te, sfida aperta a Pechino: “Taiwan non si piega alle minacce cinesi”

Taipei – Lai Ching-te, presidente di Taiwan, torna a irrigidire i toni contro Pechino con un discorso infuocato pronunciato ieri durante una cerimonia commemorativa per i caduti della democrazia, ribadendo che “l’isola non è subordinata alla Cina e resisterà a ogni forma di intimidazione”. A due anni dall’insediamento come ottavo presidente della Repubblica di Cina – eletto nel gennaio 2024 con il 40% dei voti alla guida del Partito Democratico Progressista (DPP) – Lai, ex medico nefrologo e sindaco di Tainan, si presenta come baluardo dell’indipendenza de facto, in un contesto di crescenti esercitazioni militari cinesi nello Stretto di Taiwan. Le sue parole, pronunciate davanti a migliaia di sostenitori sotto una pioggia battente, hanno immediatamente scatenato reazioni furibonde da parte di Xi Jinping, che ha ordinato nuove manovre navali come “avvertimento a separatisti pericolosi”.
Nato il 6 ottobre 1959 a Wanli, figlio di un minatore, Lai Ching-te – noto anche come William Lai – ha scalato la politica taiwanese passando per lo Yuan legislativo (1999-2010), la premiership (2017-2019) e la vicepresidenza accanto a Tsai Ing-wen. La sua ascesa al potere, contestata da Pechino come “scelta tra guerra e pace”, ha segnato un punto di non ritorno: rifiuto netto del principio “Una sola Cina”, rafforzamento delle difese militari con acquisti di armi dagli Usa e alleanze con democrazie globali. Ieri, nel discorso, ha esortato il popolo a “scegliere la democrazia sull’autoritarismo”, elogiando la resistenza a “forze esterne” – un chiaro riferimento alle interferenze elettorali cinesi del 2024 – e annunciando un piano decennale per l’autosufficienza economica, svincolata dalla dipendenza continentale.
L’Italia, con i suoi legami commerciali con Taiwan – semiconduttori TSMC riforniscono gran parte dell’industria automotive e tech europea – osserva con apprensione. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha convocato l’ambasciatore cinese per chiarimenti, definendo le provocazioni di Lai “legittima difesa di un partner strategico”. A Bruxelles, l’Ue monitora: la vittoria del DPP, pur senza maggioranza parlamentare, ha complicato il dialogo, ma Lai insiste sul dialogo con Pechino “senza sottomissione”. Le tensioni esplodono dopo l’incontro del 10 aprile tra Xi e la leader dell’opposizione taiwanese KMT, che Pechino usa per isolare il presidente “separatista”. Manovre militari cinesi, con oltre 50 aerei e navi da guerra intorno all’isola, hanno portato Taipei a dispiegare missili Hsiung Feng e a testare droni kamikaze, in un’escalation che ricorda l’agosto 2022 post-visita di Nancy Pelosi.
Per gli italiani, Lai Ching-te è il volto di una crisi che tocca casa: Taiwan produce il 90% dei chip avanzati mondiali, vitali per Fiat, Stellantis e Leonardo. Social in Italia ribollono: “Lai eroe contro Xi”, “Rischio guerra per microchip?”, con esperti come Lucio Malan (Forza Italia) che invocano “solidarietà atlantica”. Il presidente taiwanese, 66 anni, mantiene un profilo basso sulla vita privata – sposato con Wu Mei-ju, due figli – ma alto sull’agenda: riforme sanitarie, transizione green e deterrenza militare. Pechino risponde con sanzioni economiche soft e propaganda, etichettandolo “pericoloso separatista”, mentre gli Usa confermano 2 miliardi di aiuti militari. L’equilibrio nello Stretto resta fragile: Lai ha promesso “pace e stabilità” dialogando con la Cina, ma non a costo della sovranità.
In un mondo multipolare, Lai Ching-te incarna la tenacia di Taiwan: piccola isola di 23 milioni contro un colosso, ma con il vento della democrazia alle spalle. Roma, Pechino e Washington vegliano. Il prossimo discorso del 20 maggio, anniversario dell’insediamento, potrebbe essere decisivo. L’Italia, tra export e alleanze, non può permettersi distrazioni: la partita di Lai è anche la nostra.