Caccia, Mario Tozzi torna all’attacco: “Più micidiale e pericolosa”, la riforma divide l’Italia

Il geologo e divulgatore scientifico Mario Tozzi ha riacceso con toni durissimi il dibattito sulla caccia in Italia. In questi giorni, attraverso interventi sui social e dichiarazioni a vari media, Tozzi ha definito la riforma in discussione in Parlamento «ignobile» e destinata a rendere l’attività venatoria «ancora più micidiale e più pericolosa», sia per la fauna selvatica che per la sicurezza delle persone.
Le parole del conduttore di Sapiens su Rai 3 arrivano mentre il disegno di legge delega sulla caccia – che prevede tra l’altro l’estensione dei periodi venatori, l’abbattimento selettivo anche in aree protette e maggiori possibilità di intervento su specie come il cinghiale – è al centro di un confronto politico e ambientale sempre più acceso. Tozzi non ha usato mezzi termini: secondo il ricercatore del CNR, i cacciatori non possono definirsi «custodi dell’ambiente» perché «amano uccidere». Ha aggiunto che suggerire loro di limitarsi a fotografare gli animali invece di sparare viene respinto con nettezza: «Dicono di no, perché gli piace ammazzare».
L’affermazione ha immediatamente scatenato reazioni forti. Da una parte le associazioni ambientaliste come Lipu e WWF hanno salutato le parole di Tozzi come un necessario campanello d’allarme contro una norma considerata priva di basi scientifiche e in potenziale contrasto con le direttive europee. Dall’altra, il mondo venatorio – Federcaccia in testa – ha risposto con durezza, accusando il geologo di fare propaganda ideologica e di non conoscere la realtà del territorio e il ruolo del cacciatore nel controllo delle specie invasive.
Il confronto ha superato i confini dell’ambiente specializzato per diventare uno scontro social molto seguito. Proprio nelle ultime ore Mario Tozzi e il virologo Roberto Burioni si sono scambiati battute pesanti su X. Tozzi ha commentato la notizia della morte di un cacciatore travolto da elefanti in Africa con toni critici verso l’attività venatoria in generale. Burioni ha replicato invitandolo a «studiare» e distinguendo tra caccia e rispetto per gli animali, ricevendo a sua volta la risposta «la caccia è una m***a». Uno scambio che, pur avvenuto «con simpatia» secondo alcuni, ha ulteriormente polarizzato il discorso.
Mario Tozzi, da anni voce autorevole del fronte ambientalista, non è nuovo a posizioni nette sulla caccia. Già in passato aveva criticato l’idea che i cacciatori possano essere considerati alleati nella gestione della fauna, sostenendo che l’equilibrio ecologico non si ottiene con il fucile. La sua ultima uscita arriva in un momento particolarmente sensibile: il numero di cacciatori in Italia continua a calare (oggi sotto il milione), ma il loro peso politico resta significativo, soprattutto in alcune regioni del Centro-Nord. La riforma, spinta da forze di centrodestra e appoggiata da Coldiretti per far fronte all’emergenza cinghiali, viene presentata come uno strumento di gestione del territorio. Per Tozzi e per molti ambientalisti è invece un pericoloso passo indietro che rischia di aumentare gli incidenti, disturbare la biodiversità e aprire la porta a forme di turismo venatorio controverse.
Il dibattito tocca nervi scoperti della società italiana. Da una parte chi difende la caccia come tradizione culturale, strumento di controllo faunistico e attività economica legata all’indotto rurale. Dall’altra chi la considera un’anacronistica forma di divertimento sadico in un Paese che dovrebbe puntare su tutela della natura e turismo sostenibile. Le statistiche sugli incidenti di caccia (decine ogni anno, con vittime anche tra non cacciatori) e i dati sulla diminuzione di alcune specie aviarie alimentano le preoccupazioni degli ambientalisti.
Nel frattempo, sui social la spaccatura è netta. I sostenitori di Tozzi parlano di «coraggio» e «necessaria denuncia», mentre i detrattori lo accusano di elitismo da salotto televisivo e di ignorare il lavoro quotidiano di migliaia di cacciatori che segnalano e gestiscono problematiche reali sul territorio.
La riforma della caccia dovrà ora passare gli ultimi passaggi parlamentari. Se approvata nella sua forma attuale, potrebbe portare l’Italia a scontrarsi nuovamente con Bruxelles su questioni di conservazione della fauna. Mario Tozzi ha annunciato che continuerà a seguire la vicenda con attenzione, promettendo nuovi interventi pubblici. Il suo obiettivo dichiarato è chiaro: impedire che si torni «al Medioevo» in materia di rapporto tra uomo e ambiente.La caccia resta uno di quei temi capaci di dividere l’Italia più di tanti altri. Non si tratta solo di fucili e cartucce, ma di visioni diverse del territorio, della natura e del ruolo dell’uomo all’interno di essa. Le parole di Tozzi, per quanto controverse, hanno il merito di riportare il dibattito sotto i riflettori in un momento in cui la politica sembra voler accelerare senza un confronto approfondito con la comunità scientifica.