Massimo Bagnato arrestato a Roma per stalking all’ex compagna: scatta il divieto di avvicinamento

Massimo Bagnato è stato arrestato lunedì sera, 27 aprile 2026, a Roma in zona Balduina dai carabinieri della stazione Medaglie d’Oro. Il comico romano, noto al grande pubblico per le apparizioni a Zelig e Quelli che il calcio, è accusato di stalking nei confronti della sua ex compagna. Il giudice ha convalidato il fermo ma ha escluso la custodia in carcere, disponendo come misura cautelare il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla donna. La prossima udienza è fissata per il 10 luglio.
Secondo la ricostruzione dei fatti, intorno alle 20.30 di lunedì la donna – che lavora a Radio 2 – ha chiamato il 112 mentre rientrava nel suo appartamento alla Balduina. La telefonata si è interrotta bruscamente. Quando i militari sono arrivati sul posto hanno trovato Massimo Bagnato in evidente stato di agitazione: secondo quanto riportato, l’uomo inveiva e scalciava, tanto da rendere necessario l’intervento per ammanettarlo. Mentre veniva portato via, avrebbe urlato alla ex: «Guarda cosa mi hai fatto, guarda cosa mi hai combinato», mostrando i polsi legati.
La relazione tra i due, durata circa dieci anni, si era conclusa a inizio aprile. La denuncia della donna parla di contatti insistenti, appostamenti sotto casa e nei luoghi da lei frequentati – compresa la palestra – che avrebbero generato uno stato di paura e l’hanno costretta a modificare alcune abitudini quotidiane.
In aula per il processo per direttissima, Massimo Bagnato, difeso dall’avvocato Claudio Berardi, ha ammesso di aver aspettato l’ex in alcune occasioni sotto casa o fuori dalla palestra, ma solo per chiederle spiegazioni sulla fine della relazione, sostenendo di averlo fatto sempre con educazione e senza alcuna aggressività. Una versione che dovrà essere valutata nel corso del procedimento. La Procura aveva chiesto la custodia cautelare in carcere, ma il giudice monocratico non ha ravvisato gli estremi, in assenza di episodi di concreta violenza o minaccia.
Il contrasto tra immagine pubblica e accusa grave
La notizia ha creato un forte impatto emotivo tra chi ha seguito per anni la carriera di Massimo Bagnato. Il comico romano ha costruito la sua popolarità sul nonsense, sull’ironia surreale e su una comicità leggera che ha divertito generazioni di telespettatori. Solo poche settimane fa si preparava a salire sul palco del Teatro Olimpico di Roma con il suo primo one-man show, diretto da Claudio “Greg” Gregori e Claudio Piccolotto. Ora si ritrova al centro di una vicenda giudiziaria che contrasta violentemente con l’immagine pubblica del personaggio brillante e disarmante che ha accompagnato il pubblico italiano.
Casi come questo mettono in luce la fragilità che spesso si nasconde dietro le figure dello spettacolo. Dietro le luci dei riflettori e le risate del pubblico esiste una dimensione privata fatta di relazioni, separazioni e dolori che, quando esplodono, finiscono inevitabilmente sotto i riflettori mediatici. La presunzione di innocenza resta un principio fondamentale: Massimo Bagnato dovrà difendersi nel processo, e saranno i giudici a stabilire se le condotte contestate integrino o meno il reato di stalking.
Per ora la misura del divieto di avvicinamento mira a tutelare la serenità della donna, impedendo all’uomo di frequentare i luoghi a lei abituali. Si tratta di una soluzione intermedia, che evita la carcerazione ma impone un confine chiaro mentre il procedimento prosegue.
La vicenda lascia aperti molti interrogativi sulla gestione delle emozioni dopo la fine di una relazione lunga e sulla linea sottile che separa il desiderio di chiarimento dal rischio di invadere la vita altrui. In un’epoca in cui la cronaca giudiziaria si intreccia spesso con il mondo dello spettacolo, il caso di Massimo Bagnato ricorda quanto sia complesso separare la persona dall’artista, soprattutto quando la vita privata irrompe con forza nella sfera pubblica.
Il 10 luglio il tribunale tornerà a occuparsi della posizione dell’attore. Fino ad allora, la misura cautelare resterà in vigore. Una storia che, al di là dell’esito giudiziario, lascia un senso di amarezza per la rapidità con cui una vita sotto i riflettori può trasformarsi in una vicenda di cronaca nera.