Vodka in gita scolastica, 15enne finisce in coma etilico a Ostuni: l’incubo che riapre il dibattito

Una gita scolastica che doveva essere un momento di svago e scoperta si è trasformata in una notte di paura ad Ostuni. Una studentessa di 15 anni dell’Istituto Corridoni Campana di Osimo ha bevuto vodka nascosta in una borraccia, si è sentita male nella camera d’albergo e ha dovuto essere ricoverata in ospedale in stato di coma etilico. Il caso ha scosso insegnanti, famiglie e l’intera comunità scolastica marchigiana, riportando alla ribalta un problema che molti pensavano confinato a sporadiche bravate.
Secondo le prime ricostruzioni, la ragazzina avrebbe consumato un mix di alcolici durante la serata, con la vodka occultata nella bottiglietta dell’acqua per eludere i controlli. Una volta rientrata in hotel con alcune compagne, le sue condizioni sono precipitate rapidamente. I docenti presenti hanno immediatamente chiamato i soccorsi e i genitori sono stati avvisati. Fortunatamente la giovane è fuori pericolo, ma l’episodio ha lasciato strascichi pesanti.
La dirigente scolastica dell’istituto ha commentato con parole che riflettono la difficoltà del ruolo educativo oggi: i professori accompagnatori non possono trasformarsi in poliziotti ventiquattr’ore su ventiquattro. Una frase che ha acceso il dibattito tra chi difende il lavoro dei docenti e chi invece punta il dito contro presunte mancanze di sorveglianza. La gita, come spesso accade in terza media o al primo biennio delle superiori, rappresentava un’occasione importante per i ragazzi, ma ha finito per trasformarsi in un campanello d’allarme su come si gestiscono i viaggi di istruzione.
Il fenomeno non è nuovo. Negli ultimi anni si sono registrati diversi episodi simili, da Nord a Sud, che evidenziano come l’alcol tra i minorenni durante le uscite scolastiche sia un rischio concreto. Genitori preoccupati raccontano di figli che partono entusiasti e tornano con storie di “serate libere” che sfuggono al controllo degli adulti. Insegnanti, sempre più spesso, si dicono stanchi di assumersi responsabilità enormi con un rapporto numerico che rende impossibile vigilare su ogni singolo alunno, soprattutto di notte.
Questo caso riapre interrogativi scomodi. Fino a che punto arriva la responsabilità della scuola? E fino a che punto pesa quella delle famiglie? Molti genitori sui social esprimono solidarietà alla ragazza e alla sua famiglia, ma allo stesso tempo si chiedono come sia possibile che una quindicenne riesca a portare alcol in gita senza che nessuno se ne accorga. Altri, più critici, parlano di una generazione cresciuta con troppa libertà e pochi limiti, dove il “tutto è permesso” lontano da casa diventa la regola.
La preside ha sottolineato che il padre della ragazza si è mostrato collaborativo e ha chiesto scusa per l’accaduto, un gesto che ha evitato ulteriori tensioni. Eppure la discussione si è allargata: c’è chi propone di rivedere radicalmente il format delle gite scolastiche, riducendone numero e durata, e chi invece difende con forza il valore educativo di queste esperienze, purché accompagnate da regole più stringenti e magari da una maggiore collaborazione con le famiglie prima della partenza.
Sul fronte disciplinare, l’istituto valuterà provvedimenti interni nei confronti della studentessa, come prevede il regolamento, ma l’aspetto più grave resta quello sanitario. Il coma etilico non è uno scherzo: per una quindicenne può lasciare conseguenze anche a lungo termine su fegato, cervello e memoria. Un prezzo altissimo per una “bravata” che molti coetanei ancora considerano innocua.
L’episodio di Ostuni arriva in un periodo in cui il tema del consumo di alcol tra i giovanissimi è tornato sotto i riflettori, tra challenge sui social e serate sempre più estreme. I professori accompagnatori, che spesso si offrono volontari rinunciando a ferie e tempo libero, si sentono sotto accusa. “Non possiamo perquisire gli zaini come in aeroporto”, ripetono in tanti. Ma i genitori pretendono sicurezza, e hanno ragione.
Questo caso pone una domanda che la società italiana fatica ad affrontare: stiamo educando i ragazzi alla responsabilità o li stiamo semplicemente lasciando liberi di sperimentare rischi sempre più grandi? La vodka in gita scolastica non è solo un fatto di cronaca locale. È lo specchio di un malessere più ampio, dove il confine tra divertimento e pericolo si fa sempre più sottile. Ora spetta alla scuola, alle famiglie e alle istituzioni trovare risposte concrete, prima che la prossima bravata finisca in tragedia.
