Rina Bussone, chi è e perché il suo nome torna al centro dell’omicidio Piscitelli

Rina Bussone

Il nome di Rina Bussone è tornato improvvisamente sotto i riflettori della cronaca giudiziaria italiana. L’ex compagna di Raul Esteban Calderon, l’uomo condannato in primo grado all’ergastolo come esecutore materiale dell’omicidio di Fabrizio Piscitelli, detto “Diabolik”, ha scelto di parlare per la prima volta in televisione. L’intervista, andata in onda su Rai2 nel programma Belve Crime condotto da Francesca Fagnani, ha riaperto l’attenzione su uno dei casi più complessi e ancora parzialmente irrisolti della criminalità romana.

Rina Bussone, romana di 52 anni (compirà gli anni a settembre), originaria del quartiere Torre Spaccata, ha un passato segnato da una lunga frequentazione degli ambienti criminali. Condannata per rapine, ha condiviso con Calderon – all’anagrafe Gustavo Alejandro Musumeci – un rapporto intenso e burrascoso, durante il quale la coppia è stata coinvolta in diversi fatti di reato. Oggi è una collaboratrice di giustizia inserita in un programma di protezione.

La sua figura è emersa con forza nelle indagini sull’omicidio Piscitelli, avvenuto il 7 agosto 2019 nel Parco degli Acquedotti a Roma. Piscitelli, leader degli Irriducibili della Lazio e figura nota nel narcotraffico romano, fu ucciso con un colpo di pistola alla nuca mentre sedeva su una panchina. Un’esecuzione in stile mafioso che ha aperto scenari complessi tra ultrà, droga e regolamenti di conti.

Rina Bussone chi è nel contesto giudiziario? La donna ha assunto un ruolo chiave come testimone. Secondo quanto emerso dagli atti processuali, dopo una condanna definitiva per rapina ha iniziato a collaborare con gli inquirenti. Le sue dichiarazioni hanno contribuito alle indagini, prima attraverso intercettazioni telefoniche in cui accusava l’ex compagno di aver utilizzato una pistola di sua proprietà – una Beretta calibro 9×21 sottratta durante una rapina e da lei custodita – poi con testimonianze in aula.

Nel processo di primo grado, svoltosi davanti alla Terza Corte d’Assise di Roma, Bussone ha confermato di aver appreso da Calderon stesso dell’omicidio poco dopo il fatto. Ha anche riconosciuto l’ex compagno nelle immagini delle telecamere di sorveglianza. La difesa di Calderon ha più volte contestato l’attendibilità della testimone, sottolineando il rapporto conflittuale tra i due e possibili rancori personali che potrebbero aver influenzato le sue parole. La Corte ha ritenuto credibili solo in parte alcune sue dichiarazioni, ma ha comunque emesso una condanna all’ergastolo per Calderon nel marzo 2025. Il processo d’appello e le indagini sui mandanti restano aperti.

Il contesto di un’inchiesta lunga e complessa

L’omicidio di Fabrizio Piscitelli ha rappresentato per anni un rompicapo per gli investigatori della Squadra Mobile di Roma e della Direzione Distrettuale Antimafia. Le piste seguite hanno toccato traffici di stupefacenti, equilibri tra gruppi criminali della capitale e vecchi rancori nel mondo del tifo organizzato. La figura di Calderon, arrestato nel dicembre 2021, è emersa come quella dell’esecutore materiale, ma l’inchiesta ha sempre lasciato aperti interrogativi sui possibili mandanti.

In questo quadro, il contributo di Rina Bussone è stato considerato rilevante dagli inquirenti, tanto da portarla sotto protezione. La donna ha raccontato una vita segnata da una precoce attrazione per il mondo criminale, arrivando a definire le armi “le mie bambine”, custodite e curate con attenzione. Un racconto che, nella recente intervista televisiva, ha toccato anche aspetti personali del rapporto con Calderon, descritto come complice in tutto, simboleggiato persino da tatuaggi reciproci.

Perché il nome di Rina Bussone torna ora

Il ritorno mediatico della collaboratrice di giustizia avviene in un momento in cui il caso Piscitelli, pur con una condanna di primo grado, mantiene ancora zone d’ombra. In Italia i processi per omicidi di alto profilo spesso si trascinano tra gradi di giudizio, perizie e nuove dichiarazioni. Questo genera cicli di attenzione mediatica che riportano in superficie nomi già noti agli atti.

La scelta di Bussone di esporsi in televisione solleva questioni più ampie sul ruolo dei collaboratori di giustizia: il delicato equilibrio tra verità processuale, attendibilità delle testimonianze e rischi personali che queste scelte comportano. Nel sistema giudiziario italiano, figure come la sua diventano centrali proprio perché offrono elementi interni alle dinamiche criminali, ma proprio per questo la loro credibilità viene spesso messa sotto esame dalle difese.

I processi lunghi come quello per l’omicidio Piscitelli mettono in luce le difficoltà di fare piena luce su fatti avvenuti in contesti opachi, dove le alleanze cambiano rapidamente e le prove dirette sono rare. La separazione tra narrazione mediatica e atti giudiziari resta essenziale: le dichiarazioni di una testimone, pur importanti, rappresentano solo una parte di un mosaico più ampio che i giudici devono valutare nel loro complesso.

Rina Bussone, con la sua intervista, ha scelto di raccontare la propria versione in prima persona, consapevole dei rischi. Il suo nome continuerà probabilmente a essere citato nelle prossime fasi processuali. Resta da vedere come evolveranno i gradi successivi di giudizio e se emergeranno nuovi elementi in grado di completare il quadro su uno degli omicidi più discussi della mala romana degli ultimi anni.

In casi di questa complessità, il lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine resta l’unico strumento per avvicinare la verità giudiziaria, al di là delle ricostruzioni parziali che spesso dominano il dibattito pubblico.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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