Vladimiro Crisafulli trionfa a Enna senza simbolo Pd: “Meglio così, abbiamo preso più voti”

Enna, 26 maggio 2026 – Un plebiscito che sa di rivincita personale e di schiaffo politico. Vladimiro Crisafulli, per tutti Mirello, il “barone rosso” della politica siciliana, è il nuovo sindaco di Enna con oltre il 60% dei voti. Un risultato netto, arrivato senza il simbolo del Partito Democratico, che i vertici nazionali avevano negato alla sua candidatura nonostante il sostegno della base locale.
Crisafulli non ha perso tempo. Appena i numeri hanno preso forma, ha commentato con quel tono ironico e tagliente che lo accompagna da decenni: «Il Pd non mi ha dato il simbolo? Meglio, ho preso più voti». Parole che pesano come macigni dentro un partito già attraversato da tensioni profonde, soprattutto in Sicilia.
La vittoria di Crisafulli arriva dopo una campagna condotta con liste civiche, in una città stanca di amministratori uscenti e di promesse non mantenute. Enna ha risposto in maniera chiara, premiando l’esperienza di un uomo che ha attraversato la storia della sinistra siciliana: dall’ex Pci al Pd, passando per due legislature a Roma e tre all’Ars. Un profilo che, nonostante gli anni, continua a rappresentare per molti elettori un punto di riferimento solido in un territorio segnato da disoccupazione, spopolamento e servizi pubblici in affanno.
Ma è proprio il “senza simbolo” a rendere questo trionfo politicamente esplosivo. La decisione di Roma di negare il logo ufficiale del Pd, confermata nonostante le pressioni della federazione ennese e di una parte della dirigenza regionale, si è trasformata in un boomerang. Crisafulli ha trasformato la limitazione in un vantaggio, correndo da indipendente di sinistra e intercettando voti che forse avrebbero guardato con sospetto un candidato troppo legato ai vertici nazionali.
Nel Pd siciliano è già partito il dibattito interno. Il segretario regionale Barbagallo finisce sotto accusa per non aver saputo o voluto imporre una linea unitaria. Voci di malumore arrivano anche da Palermo e da Catania, dove più di un esponente dem parla apertamente di «umiliazione» e di «errore strategico». La vittoria personale di Crisafulli rischia di diventare la cartina di tornasole di una crisi di autorità più ampia: quella di una leadership regionale percepita come lontana dai territori e troppo allineata alle indicazioni romane.
Elly Schlein e la segreteria nazionale osservano con attenzione. Il caso Enna riapre la ferita mai del tutto rimarginata tra anima locale e apparato centrale del partito. In Sicilia, dove il Pd fatica da anni a riconquistare consenso tra ceti popolari e classi medie, un risultato come questo poteva essere l’occasione per rilanciare. Invece rischia di trasformarsi in un nuovo capitolo di divisioni interne.
Crisafulli, dal canto suo, ha già voltato pagina. «Ora pensiamo alla festa della patrona e al futuro della città», ha detto, con quel pragmatismo che ha sempre caratterizzato la sua azione politica. Ma nessuno crede che si limiterà a gestire Enna. La sua vittoria ha un valore simbolico forte: dimostra che in certi contesti siciliani il voto premia ancora le figure storiche, quelle radicate nel territorio, più che le sigle di partito imposte dall’alto.
Tra i dem ennese c’è chi festeggia senza riserve. Deputati come Stefania Marino e Fabio Venezia, indicati fin dall’inizio come possibili assessori, ora si preparano a entrare in giunta. Ma il sollievo locale si scontra con il nervosismo regionale. La domanda che circola nei circoli e nelle chat di partito è netta: come è possibile che un candidato sostenuto dalla base abbia dovuto rinunciare al simbolo per correre, per poi stravincere?
L’effetto psicologico su elettori e militanti è evidente. Molti vedono in questa storia la conferma di un Pd troppo distante dalle realtà periferiche, incapace di valorizzare i suoi migliori amministratori locali. Altri, più critici verso Crisafulli, temono che la sua vittoria rafforzi correnti e personalismi a discapito di un progetto collettivo.
Intanto Enna si prepara al cambio di passo. Dopo anni difficili, la città guarda a Mirello con un misto di speranza e realismo. Lui, a 75 anni suonati, torna al timone con l’energia di chi ha ancora qualcosa da dimostrare. E la politica siciliana, soprattutto dentro il centrosinistra, dovrà fare i conti con questo risultato inatteso e scomodo.
Una vittoria che parla chiaro: a volte, togliere il simbolo non indebolisce. Anzi, può liberare.
