Alex Pineschi morto in Ucraina: la fine di un uomo che ha scelto la guerra fino all’ultimo respiro.

Alex Pineschi

La notizia ha iniziato a circolare nel pomeriggio di oggi e in poche ore ha invaso social, chat e ricerche online: Alex Pineschi non c’è più. Il contractor italiano, originario di La Spezia, è stato ucciso sul campo di battaglia in Ucraina lo scorso 23 maggio, insieme ai compagni della sua unità droni. Aveva 42 anni, ne avrebbe compiuti 43 il prossimo ottobre.

L’annuncio è arrivato dall’associazione di volontari Memorial: «Il nostro amato fratello italiano, che prestava servizio in Ucraina come volontario, ha perso la vita sul campo di battaglia. Onore, gloria e gratitudine al nostro fratello». Parole secche, militari, che suonano come un ultimo saluto tra chi ha condiviso le stesse trincee.

Chi era davvero Alex Pineschi? Non un semplice nome su una lista di caduti, ma uno di quegli italiani che hanno fatto della guerra una scelta di vita. Ex alpino dell’8° Reggimento, aveva lasciato l’esercito per entrare nel mondo della sicurezza privata. Poi, nel 2014, la svolta: parte per il Kurdistan iracheno e combatte per cinque anni contro l’ISIS al fianco dei Peshmerga. Il primo volontario italiano a farlo in quel teatro. Un’esperienza che ha raccontato nel libro Peshmerga – Di fronte alla morte, dove descriveva senza filtri la brutalità del fronte, ma anche il senso di appartenenza a una causa più grande.

Tornato in Italia, Alex Pineschi non si è fermato. Ha fondato AP TAC, la sua accademia di tiro difensivo, ha girato l’Italia tenendo corsi per civili qualificati e professionisti, ha continuato a formare gente su pistola, carabina e sicurezza personale. Sui social aveva decine di migliaia di follower che seguivano i suoi video diretti, concreti, lontani dallo spettacolo da tastiera. Parlava di preparazione reale, di mente fredda, di quello che resta dopo aver visto l’inferno.

E poi, di nuovo, la guerra. Dopo l’invasione russa del 2022, Alex Pineschi ha deciso di partire per l’Ucraina. Aveva sottoscritto un contratto con le forze armate di Kiev e, secondo le prime informazioni, operava nell’ambito delle unità speciali legate all’intelligence del Ministero della Difesa ucraina. Non era il primo contractor italiano laggiù, ma di certo uno dei più noti nel circuito degli ex militari che non riescono a stare fermi.

Nelle sue parole degli ultimi mesi tornava spesso un tema: il ritorno dalla guerra. In un video di qualche tempo fa diceva una frase che oggi suona quasi profetica: «Nessuno ti insegna a ritornare da una guerra. A passare dal suono dei colpi al silenzio di una stanza. A dormire tranquillo dopo anni passati sveglio».

Adesso quel silenzio è arrivato per sempre. E l’Italia si ritrova a piangere uno dei suoi figli più irrequieti, uno che ha scelto di combattere lontano da casa quando molti preferivano voltarsi dall’altra parte.

Sui social la reazione è stata immediata e commossa. Ex commilitoni, allievi dei suoi corsi, gente che lo seguiva solo sui profili Instagram e YouTube: tutti stanno postando foto, video e messaggi di cordoglio. C’è chi ricorda l’istruttore esigente ma umano, chi il volontario idealista, chi semplicemente l’uomo che non aveva paura di sporcarsi le mani. A La Spezia, la sua città, il dolore è palpabile. Chi lo conosceva parla di un ragazzo determinato, di poche parole, con uno sguardo che aveva visto troppo.

La morte di Alex Pineschi arriva in un momento in cui la guerra in Ucraina sembra essersi trasformata in un sottofondo costante per l’opinione pubblica, quasi normalizzata. Eppure, quando muore un italiano, tutto torna improvvisamente reale. Torna la domanda che molti si fanno in queste ore: perché continuava a partire? Cosa spinge un uomo che aveva già visto l’orrore dell’ISIS a rimettersi in gioco in un altro conflitto senza fine?

Non ci saranno risposte semplici. Alex Pineschi era fatto così. Un soldato di professione, un istruttore, uno scrittore, ma soprattutto un uomo che aveva trovato nel fronte una dimensione in cui si sentiva vivo. La guerra lo aveva cambiato, come lui stesso ammetteva, ma non lo aveva mai abbandonato.

Oggi, mentre le bandiere italiane e ucraine si mischiano nei tributi online, resta il vuoto di una vita interrotta a 42 anni. Un uomo che ha affrontato la morte in faccia tante volte e che, alla fine, l’ha incontrata sul campo, fedele fino all’ultimo alla sua scelta.

L’Italia perde un pezzo della sua storia recente fatta di volontari, contractor e idealisti armati. Alex Pineschi se n’è andato come ha vissuto: in prima linea. E il silenzio che temeva tanto è calato, questa volta per sempre.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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