Manuel Lombardi e il formaggio archeologico che sta conquistando l’Italia: la storia del contadino 2.0

Manuel Lombardi

Manuel Lombardi è il volto di una rinascita che mescola tradizione millenaria, dolore familiare e passione per la terra. A 49 anni, questo casertano originario di Castel di Sasso viene chiamato “Contadino 2.0” per il modo in cui unisce antiche tecniche casearie a una comunicazione moderna. Il suo nome è tornato al centro dell’attenzione dopo la partecipazione a “Da noi… a ruota libera” su Rai 1, dove ha raccontato la sua storia personale e il recupero del Conciato Romano, considerato il formaggio più antico d’Italia.

Nato nel 1976 in Belgio da genitori campani emigrati per lavoro, Manuel è cresciuto tra due culture prima di tornare definitivamente in Italia. Non ha mai immaginato di fare il contadino da ragazzo: sognava di diventare dentista, poi si è avvicinato al mondo dell’informatica. La vita però aveva in serbo altro per lui. La svolta arriva dopo la tragica scomparsa del fratello minore Fabio, morto a soli 22 anni in un incidente con il trattore nell’ottobre 2007. Fabio era stato il primo grande ambasciatore del Conciato Romano, colui che aveva spinto per il riconoscimento come Presidio Slow Food nel 2000.

Oggi Manuel guida con la famiglia l’agriturismo Le Campestre, un progetto a filiera chiusa dove si produce, si trasforma e si serve il Conciato Romano. Insieme alla madre Liliana, custode della memoria familiare, alla moglie Eulalia e al resto della famiglia, ha trasformato un sapere contadino in un’eccellenza riconosciuta a livello nazionale.

Il Conciato Romano non è un formaggio qualunque. Viene definito “archeologico” perché le sue origini risalgono all’epoca dei Sanniti, civiltà pre-romana dell’Alto Casertano. Plinio il Vecchio lo citava già nel I secolo dopo Cristo. La tecnica di produzione è rimasta quasi invariata nei secoli: si tratta di un pecorino di latte crudo di pecora allevata al pascolo brado sui Monti Trebulani. Dopo la lavorazione tradizionale, le forme vengono conciate in anfore di terracotta con una miscela di vino Casavecchia, olio extravergine, peperoncino, timo serpillo (piperna) e altri aromi locali. Sigillate e girate periodicamente, riposano per almeno sei mesi, ma possono arrivare anche a due anni.

Il risultato è un formaggio senza buccia, dalla pasta scioglievole, con aromi intensi, pungenti e una piccantezza persistente che si evolve con la stagionatura. Un prodotto raro: la produzione annuale supera oggi i 1500 chili, ma resta limitata e molto ricercata, con prezzi che possono arrivare intorno ai 60 euro al chilo. Molti chef lo usano per piatti creativi, dalle pizze alle verdure, fino ad abbinamenti con frutta locale come la melannurca o la pera volpina.

Ciò che rende il Conciato dei Lombardi “inimitabile”, come ripete spesso Manuel, è la filiera completamente chiusa. Tutto nasce in azienda: il latte, il grano per la pasta, l’olio, il vino, le erbe. Si usano ancora fuscelle di vimini e attrezzature in legno, con deroghe regionali ed europee che permettono di mantenere metodi antichi. Non è solo un formaggio, ma un pezzo di identità territoriale, un ponte tra passato e presente.

La storia della famiglia Lombardi è fatta di tenacia. Liliana, tornata dal Belgio negli anni Ottanta, ha recuperato gli strumenti e le ricette della suocera Maddalena. Negli anni Novanta ha aperto l’agriturismo. Fabio ha portato il prodotto fuori dai confini locali. Dopo la sua morte, Manuel ha raccolto il testimone, lasciando l’informatica per dedicarsi completamente alla terra. Si definisce “Contadino 2.0” proprio perché usa i social, i podcast e la televisione per raccontare la tradizione senza tradirla.

Il suo approccio sta funzionando. Il Conciato Romano è diventato simbolo di una Campania autentica, lontana dagli stereotipi, capace di valorizzare i piccoli borghi dell’entroterra. In un’epoca in cui molti giovani fuggono dalla campagna, Manuel rappresenta la “restanza” scelta con consapevolezza: restare per ridare dignità a un mestiere antico.

Le sue apparizioni televisive, da Linea Verde a È sempre mezzogiorno fino all’ultima su Rai 1 con Francesca Fialdini, hanno amplificato la curiosità intorno a lui e al suo prodotto. Gli italiani scoprono o riscoprono il valore dei Presidi Slow Food, la bellezza di gesti lenti e l’importanza di difendere la biodiversità.

Manuel non si ferma alla produzione. Con la moglie Eulalia, “Agri Chef” dell’azienda, propone un’esperienza completa: si mangia ciò che si produce, si dorme in camere semplici ma curate, si respira la storia dei Monti Trebulani. Un modello che unisce agricoltura, turismo e cultura.

La vicenda di Manuel Lombardi tocca corde profonde nel pubblico italiano. Parla di perdita e rinascita, di legame con le radici, di innovazione che non cancella il passato ma lo esalta. In un momento in cui si cerca autenticità e storie vere, il suo percorso diventa esempio. Non è solo la storia di un formaggio, ma di una famiglia che ha deciso di non arrendersi.

Cosa succederà ora? La domanda è aperta. La produzione cresce lentamente per mantenere la qualità. Nuove generazioni potrebbero raccogliere il testimone. Intanto Manuel continua a raccontare, tra un post sui social e una puntata tv, il sapore unico di un prodotto che ha attraversato millenni. Il Conciato Romano e il suo custode 2.0 ricordano che alcuni tesori, per essere valorizzati, hanno solo bisogno di chi crede ancora nella terra.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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