Mondiali 2026, Goldman Sachs analizza gli impatti economici: quanto vale davvero il torneo negli USA?

I Mondiali 2026, la prima Coppa del Mondo a tre nazioni con 48 squadre e 104 partite tra Stati Uniti, Canada e Messico, sono ormai alle porte. Mentre il conto alla rovescia entra nella fase finale, Goldman Sachs ha acceso i riflettori sull’aspetto economico del più grande evento sportivo del pianeta, pubblicando un’analisi che invita a ridimensionare le aspettative di un boom macroeconomico generalizzato per i Paesi ospitanti.
Secondo gli economisti di Goldman Sachs, Kevin Daly e Mambuna Njie, esaminando i dati di tutte le edizioni della Coppa del Mondo dal 1982 a oggi, l’effetto sul PIL reale dei Paesi ospitanti risulta marginalmente positivo ma statisticamente non significativo, con un impatto di lungo periodo sostanzialmente nullo. Una conclusione che contrasta con le proiezioni più ottimistiche di FIFA, che stima per gli Stati Uniti un contributo di 17,2 miliardi di dollari al PIL e circa 185mila posti di lavoro equivalenti a tempo pieno, per un totale di 40,9 miliardi di dollari combinati tra i tre Paesi.
L’analisi di Goldman Sachs arriva in un momento in cui il business del calcio vive una fase di espansione globale senza precedenti. I Mondiali 2026 rappresentano non solo un evento sportivo ma un colossale palcoscenico commerciale: diritti TV, sponsorizzazioni, hospitality e turismo sono destinati a generare flussi ingenti. Eppure, per gli economisti della banca d’affari, gran parte di questi benefici rischia di rimanere confinata a settori specifici – hospitality, ristorazione, trasporti e retail – senza tradursi in una crescita strutturale misurabile del PIL nazionale, soprattutto in un’economia grande come quella statunitense.
Negli USA, principale Paese ospitante con la maggior parte delle sedi, l’evento è visto come un’occasione per consolidare il calcio come sport mainstream. La Major League Soccer (MLS) ha vissuto una crescita costante, attirando star internazionali e investitori di alto profilo. I Mondiali potrebbero accelerare questo processo, aumentando l’interesse dei giovani, gli ascolti televisivi e gli investimenti nelle infrastrutture sportive. Città come New York, Los Angeles, Miami e Dallas si preparano a ospitare decine di migliaia di tifosi internazionali, con ricadute dirette su alberghi, ristoranti e trasporti locali.
Tuttavia, Goldman Sachs sottolinea un fenomeno classico degli eventi mega: l’effetto di sostituzione. Molta della spesa dei visitatori – soprattutto quella dei turisti nazionali – potrebbe semplicemente spostarsi da altri consumi verso il torneo, senza creare nuova ricchezza netta. Inoltre, i costi di organizzazione, sicurezza e gestione delle infrastrutture, spesso sottovalutati nelle stime iniziali, possono erodere parte dei benefici attesi. Il torneo si svolge in un contesto economico complesso, tra inflazione residua, tassi di interesse e concorrenza con altri grandi eventi sportivi americani.
Per l’Italia, nazione con una passione viscerale per il calcio, i Mondiali 2026 assumono un doppio interesse. Da un lato, la possibilità di vedere la Nazionale azzurra (o le sue aspiranti) competere sul palcoscenico più prestigioso; dall’altro, l’osservazione di come un grande evento possa influenzare dinamiche economiche e di business. Il calcio italiano, tra Serie A, sponsor e diritti tv, guarda con attenzione a modelli di monetizzazione che i Mondiali nordamericani potrebbero validare o ridimensionare.
FIFA ha più volte sottolineato il carattere trasformativo dell’edizione 2026: espansione del format, maggiore accessibilità geografica per i tifosi del continente americano e un’audience globale stimata in miliardi di persone. Dal punto di vista degli investimenti, le città ospitanti hanno avviato o completato lavori di ammodernamento degli stadi e delle aree circostanti, creando opportunità per l’industria delle costruzioni e della tecnologia.
Le sfide non mancano. La gestione di flussi turistici imponenti, la sostenibilità ambientale di un evento di tale scala e l’equa distribuzione dei benefici tra le diverse città ospitanti sono temi al centro del dibattito. Goldman Sachs invita a guardare oltre i titoli ottimistici: il vero valore dei Mondiali 2026 potrebbe risiedere più nel rafforzamento del brand “calcio” in Nord America, nell’eredità infrastrutturale e nella crescita del soft power sportivo che in un’impennata misurabile del PIL.
Per gli appassionati e gli addetti ai lavori, questa analisi rappresenta un utile promemoria: i grandi tornei uniscono sport, emozioni e business, ma i loro effetti economici vanno misurati con cautela, distinguendo tra impatti settoriali immediati e benefici strutturali di lungo termine. I Mondiali 2026 si annunciano comunque come un capitolo epocale per il calcio mondiale, con gli Stati Uniti pronti a dimostrare come un Paese tradizionalmente dominato da altri sport possa diventare un hub globale anche per il pallone. L’analisi di Goldman Sachs contribuisce a un dibattito necessario, che aiuterà a valutare con maggiore lucidità il lascito reale di questo evento straordinario