Garlasco, Alberto Stasi esce dal carcere e ottiene l’affidamento in prova ai servizi sociali

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Caso Garlasco, Alberto Stasi dopo la condanna a 16 anni ottiene la misura alternativa al carcere

MILANO – Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per l’omicidio di Chiara Poggi avvenuto a Garlasco nel 2007, potrebbe presto lasciare il carcere. Il Tribunale di Sorveglianza di Milano sta infatti valutando la sua richiesta di affidamento in prova ai Servizi sociali, misura alternativa alla detenzione che gli consentirebbe di scontare la parte residua della pena fuori dal carcere.

La notizia, trapelata nelle ultime ore, non ha sorpreso i protagonisti del caso. Secondo quanto previsto dalla legge, i detenuti con un residuo di pena inferiore a quattro anni possono infatti accedere a questo beneficio, a condizione che dimostrino un concreto percorso di reinserimento sociale.

Liborio Cataliotti, avvocato di Andrea Sempio (nuovo indagato nell’inchiesta bis sul delitto), ha commentato così la vicenda: «Ad un avvocato notizie del genere non possono che far piacere. Per Alberto Stasi, come per qualunque altro condannato che dia dimostrazione di potersi reinserire socialmente, si tratta di un sacrosanto principio di diritto». L’avvocato, che difende Sempio insieme ad Angela Taccia, ha aggiunto che la decisione rientra nella normale prassi e non ha alcun collegamento con la nuova inchiesta aperta sulla morte di Chiara Poggi. «La Procura generale e il Tribunale del Riesame hanno valutato esclusivamente gli elementi relativi alla condotta del detenuto», ha precisato.

Anche i legali della famiglia Poggi, gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, hanno reagito con toni misurati. «Stasi ha diritto, come ogni condannato, alla possibilità di beneficiare della misura alternativa al carcere avendo un residuo di pena inferiore ai quattro anni. Questo non lo rende ancora un uomo libero e la condanna resta, sia formalmente sia sostanzialmente», hanno dichiarato. Gli avvocati hanno sottolineato che l’affidamento in prova non incide in alcun modo sulla verità giudiziaria accertata dalle sentenze e che spetta esclusivamente al Tribunale di Sorveglianza valutare il percorso rieducativo del condannato.

L’avvocato Compagna ha poi voluto chiarire un aspetto importante: «Ad oggi non c’è stata alcuna istanza di revisione del processo e per quello che ci riguarda non ce ne sono assolutamente i presupposti». Secondo i legali della famiglia della vittima, quindi, la concessione della misura alternativa si inserisce in una normale dinamica carceraria e non deve essere letta in chiave sensazionalistica o collegata alla riapertura del caso.

La Procura generale di Milano ha espresso parere favorevole alla richiesta di Stasi, basandosi sulla condotta tenuta in carcere, sulle relazioni positive degli educatori penitenziari, sulle valutazioni delle forze dell’ordine circa la pericolosità sociale e sulle condizioni abitative e lavorative che attenderebbero il condannato all’esterno. Come ha ricordato l’avvocato Cataliotti, si tratta di un iter ordinario: a Milano vengono fissate ogni mese decine di udienze per misure alternative alla detenzione.

La decisione definitiva del Tribunale di Sorveglianza è attesa nelle prossime settimane. Nel frattempo, per i familiari di Chiara Poggi e per i loro legali nulla cambia rispetto alla condanna definitiva di Alberto Stasi e al fatto che la verità giudiziaria sul delitto di Garlasco resta quella sancita dalle sentenze passate in giudicato.

Wendell Stewart

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Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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