Sub morti alle Maldive, la mail del 2024 dell’Università di Genova che vietava le immersioni: “Missioni sospese”

La tragedia che ha colpito cinque italiani nelle acque cristalline dell’atollo di Vaavu, alle Maldive, continua a scuotere l’opinione pubblica italiana. Il 14 maggio scorso, durante un’immersione in una grotta sottomarina nota come la Grotta degli Squali, hanno perso la vita Monica Montefalcone, professoressa associata di Ecologia al Dipartimento Distav dell’Università di Genova, sua figlia Giorgia Sommacal, la ricercatrice Muriel Oddenino, il neolaureato Federico Gualtieri e la guida subacquea Gianluca Benedetti. Oggi, a distanza di settimane, emerge un documento che getta nuova luce sulle dinamiche di sicurezza dietro la spedizione scientifica.
Si tratta di una mail inviata il 12 aprile 2024 dalla direttrice del Distav, Elisabetta Rampone, a tutti i docenti e ricercatori del dipartimento. Nel messaggio, Rampone comunicava la sospensione di ogni attività subacquea in missione a seguito di un decreto ministeriale del 20 marzo 2024 che aveva introdotto norme più stringenti per le immersioni scientifiche. «Nel frattempo sono costretta a sospendere ogni attività subacquea», scriveva la direttrice, invitando i colleghi a specificare chiaramente che le missioni in mare non prevedevano immersioni per ottenere l’autorizzazione. Nella stessa comunicazione venivano menzionate espressamente missioni già autorizzate alle Maldive, tra cui quella che coinvolgeva Monica Montefalcone.
Questa mail è diventata centrale nell’inchiesta coordinata dalla Procura di Roma, con indagini delegate alla Squadra mobile di Genova, per omicidio colposo a carico di ignoti. Gli inquirenti stanno esaminando con attenzione la corrispondenza tra Montefalcone e l’ateneo, il documento di missione e le procedure di autorizzazione. L’obiettivo è chiarire se le immersioni effettuate durante la crociera sulla Duke of York, organizzata con il supporto di un operatore privato, rispettassero i protocolli interni dell’Università di Genova o le nuove direttive ministeriali.
La cronologia degli eventi è drammatica. Il gruppo si era immerso a circa 50 metri di profondità nella grotta. Solo uno dei sub è riuscito a risalire. Le operazioni di recupero dei corpi hanno coinvolto sommozzatori esperti internazionali e hanno richiesto giorni, segnati anche dalla morte di un sub maldiviano durante le ricerche. Le salme sono rientrate in Italia, dove sono state effettuate le autopsie. Le indagini proseguono, con sequestri di attrezzature e pc, e audizioni di docenti come Stefano Vanin, presente sulla barca.
L’Università di Genova ha ribadito fin dalle prime ore che l’immersione nella grotta non rientrava nelle attività autorizzate della missione scientifica, che prevedeva principalmente monitoraggio ambientale, snorkeling e studio delle barriere coralline. Le immersioni, secondo l’ateneo, sarebbero state svolte a titolo personale. Tuttavia, la mail del 2024 e le pubblicazioni scientifiche firmate da Montefalcone e colleghi, che citano campionamenti a profondità tra i 65 e gli 82 metri in spedizioni precedenti, alimentano il dibattito su quanto l’ateneo fosse a conoscenza delle pratiche effettive sul campo.
I legali della famiglia di Monica Montefalcone, tra cui Alessandro Albert e Giuseppe Pugliese, hanno sottolineato che le missioni alle Maldive avevano cadenza regolare e che l’Università era consapevole delle attività svolte. Polemiche hanno riguardato anche la temporanea rimozione dei profili di Montefalcone e Oddenino dal sito dell’ateneo, definita dall’Università una procedura amministrativa automatica legata al decesso, poi in parte rivista.
La vicenda ha acceso i riflettori sulla sicurezza delle immersioni scientifiche in Italia. Esperti e ricercatori ricordano come queste attività richiedano protocolli rigorosi, formazione continua e attrezzature adeguate, soprattutto in ambienti complessi come grotte sottomarine. Il caso ha generato un’ampia eco nazionale non solo per il dolore delle famiglie – con funerali partecipati a Genova – ma perché tocca il mondo della ricerca accademica, dove passione e rischio spesso si intrecciano. Monica Montefalcone era una stimata esperta di ecologia marina, con migliaia di immersioni all’attivo e un impegno concreto nella divulgazione e nella tutela dell’ambiente.
Mentre le indagini proseguono senza conclusioni definitive – è prematuro assegnare responsabilità –, il tragico incidente solleva interrogativi più ampi sulla regolamentazione delle spedizioni scientifiche all’estero, sulla formazione dei giovani ricercatori e sulla necessità di aggiornare costantemente i protocolli di sicurezza. Le autorità italiane e maldiviane stanno collaborando, e il governo delle Maldive ha annunciato l’intenzione di introdurre norme più stringenti per le immersioni tecniche.
La mail del 2024 dell’Università di Genova rappresenta oggi un tassello fondamentale per ricostruire con precisione quanto accaduto. In attesa di sviluppi giudiziari, il ricordo delle cinque vittime resta vivo: professionisti e appassionati che avevano fatto del mare uno strumento di conoscenza e scoperta. Una tragedia che invita tutta la comunità scientifica a riflettere su come coniugare ambizione della ricerca e tutela della vita.