Kiev sotto attacco: droni russi colpiscono la cattedrale della Dormizione

Un massiccio attacco russo con missili e droni ha colpito nella notte tra domenica e lunedì la capitale ucraina, danneggiando gravemente uno dei simboli religiosi e culturali più importanti del Paese. A Kiev, la cattedrale della Dormizione all’interno del complesso della Lavra di Pechersk, patrimonio dell’Unesco, è stata avvolta dalle fiamme dopo essere stata centrata da un drone.
Le autorità ucraine hanno descritto l’azione come uno dei più pesanti raid aerei degli ultimi tempi sulla città. Secondo quanto riferito dal comando dell’aeronautica ucraina, nella notte sono stati lanciati contro l’Ucraina circa 70 missili e oltre 600 droni, con Kiev tra gli obiettivi principali. La difesa aerea ha intercettato una parte consistente degli ordigni, ma diversi hanno raggiunto il bersaglio, causando danni a edifici residenziali e al sito storico-religioso.
Il presidente Volodymyr Zelensky ha visitato personalmente il luogo del danneggiamento, salendo sul tetto della cattedrale per verificare l’entità dei danni. Ha definito l’attacco “deliberato”, sottolineando che due droni russi hanno preso di mira specificamente la zona della Lavra e dell’Arsenale Artistico. Le fiamme hanno interessato una vasta porzione del tetto, ma i soccorritori sono riusciti a domare l’incendio. Il nucleo principale della struttura, risalente all’XI secolo, ha riportato danni significativi ma non è stato completamente distrutto.
Secondo i dati forniti dalle autorità ucraine, l’attacco ha provocato almeno una decina di morti e decine di feriti solo nella capitale, con conseguenze anche in altre città. Palazzi residenziali sono stati colpiti, costringendo molti abitanti a rifugiarsi nelle stazioni della metropolitana utilizzate come shelter. Il metropolita Epifanio, primate della Chiesa ortodossa ucraina, ha condannato duramente il raid, definendolo un crimine contro l’umanità, la storia e il cristianesimo.
La Lavra di Pechersk rappresenta uno dei centri spirituali più antichi e venerati dell’ortodossia orientale. Fondata nel 1051, è un complesso monastico di straordinaria importanza storica e culturale, inserito nella lista dei patrimoni mondiali dell’Unesco. Colpire un luogo di questo valore simbolico assume un significato che va oltre il piano militare, toccando la dimensione identitaria e religiosa del Paese.
L’attacco si inserisce nel contesto di un conflitto che, giunto al quarto anno, continua a vedere ondate periodiche di bombardamenti sulle città ucraine, soprattutto nelle fasi di stallo sul fronte. Kiev, come capitale politica e simbolo della resistenza, rimane un obiettivo ricorrente. Le autorità ucraine hanno attivato immediatamente la diplomazia, chiedendo ai partner internazionali una risposta concreta in termini di rafforzamento delle difese aeree e di maggiore pressione su Mosca.
Zelensky ha incaricato il ministero degli Esteri di mobilitare tutti i contatti con alleati e organizzazioni internazionali, in vista degli appuntamenti della settimana, tra cui il vertice del G7. L’obiettivo dichiarato è ottenere risultati tangibili per la difesa ucraina e per isolare ulteriormente la Russia sul piano globale. Condanne sono arrivate anche da leader religiosi cattolici e ortodossi, oltre che da istituzioni come il Consiglio Mondiale delle Chiese.
Dal canto suo, Mosca non ha confermato il targeting specifico della cattedrale, con alcune fonti russe che hanno attribuito i danni a ordigni ucraini o a intercettazioni fallite. Versioni che Kiev ha respinto con decisione, ribadendo la responsabilità diretta dell’attacco. La dinamica esatta dei fatti, come spesso avviene in questo tipo di eventi, resta oggetto di verifiche e ricostruzioni indipendenti.
Per i residenti di Kiev, l’ennesima notte di allarmi e esplosioni ha rappresentato un duro ritorno alla realtà della guerra, dopo periodi di relativa calma. Le immagini della cattedrale in fiamme hanno fatto rapidamente il giro del mondo, diventando un simbolo dell’impatto del conflitto sul patrimonio culturale e spirituale ucraino. I lavori di messa in sicurezza e di primo restauro sono già avviati, con promesse di fondi per il recupero del monumento.
Questo raid arriva in un momento di particolare attenzione internazionale verso il conflitto, con diversi appuntamenti diplomatici in agenda. L’attacco alla Lavra rischia di amplificare il dibattito sulla protezione dei beni culturali in tempo di guerra, tema già oggetto di risoluzioni internazionali e di iniziative Unesco. Nel frattempo, le operazioni di soccorso continuano nelle zone colpite, mentre le autorità monitorano possibili nuove ondate di attacchi.
La vicenda di Kiev richiama l’attenzione sulla fragilità del patrimonio storico di fronte alla guerra moderna. La cattedrale della Dormizione, con la sua millenaria storia, incarna secoli di fede, arte e identità ucraina. Il suo danneggiamento non è solo un fatto materiale, ma un evento che interroga la comunità internazionale sulla capacità di preservare la memoria collettiva anche nel mezzo del conflitto più grave in Europa dal secondo dopoguerra.