Michele Mari al centro della bufera Strega: le parole su Michela Murgia infiammano il mondo letterario

Michele Mari, lo scrittore milanese dato per superfavorito alla vittoria dell’ottantesima edizione del Premio Strega con I convitati di pietra (Einaudi), si trova improvvisamente al centro di una polemica che rischia di oscurare il suo percorso trionfale. Le voci di un diverbio acceso durante il tour del premio, con frasi ritenute pesanti nei confronti della compianta Michela Murgia, hanno acceso il dibattito tra scrittori, critici e lettori, trasformando un appuntamento culturale in un caso che divide l’opinione pubblica.
Tutto sarebbe accaduto nel corso di una delle tappe del tradizionale giro tra città e librerie che precede la finale del 8 luglio al Campidoglio. Secondo ricostruzioni circolate in queste ore, Mari avrebbe pronunciato commenti su Murgia in un contesto privato che, riferiti all’esterno, hanno provocato la reazione di Teresa Ciabatti, anche lei in gara con Donnaregina (Mondadori). La scrittrice sarda, nota per la sua vicinanza al mondo di Murgia e per una narrazione spesso cruda e autobiografica, non avrebbe gradito le parole dell’autore milanese. La Fondazione Bellonci è intervenuta per tentare di smorzare i toni, ma il fuoco è ormai acceso.
Mari ha replicato con una precisazione netta: «Tengo a precisare di non aver mai parlato dell’aspetto fisico di Michela Murgia, né mai mi sarei permesso. Mi sono comunque scusato con lei, se qualcosa nelle mie parole poteva averla ferita; così come non volevo certo offendere Michela Murgia, ma soltanto rievocare un lontano episodio di reciproca incomprensione». Una difesa che cerca di ridimensionare l’accaduto a un malinteso tra colleghi, ma che non ha spento le critiche, soprattutto da chi vede nelle parole riferite un tono sessista o irrispettoso verso una figura simbolo del femminismo letterario italiano, scomparsa prematuramente.
Il romanzo di Mari, I convitati di pietra, resta comunque il grande protagonista della stagione. Pubblicato nel 2025, ha già conquistato il Premio Strega Giovani con 83 preferenze su 579, grazie alla giuria di oltre cento scuole. Nella sestina finale annunciata a Benevento domina con 280 voti, staccando nettamente gli altri concorrenti: Matteo Nucci (Platone. Una storia d’amore), Bianca Pitzorno (La sonnambula), Teresa Ciabatti, Alcide Pierantozzi (Lo sbilico) ed Elena Rui (Vedove di Camus).
La trama del libro è un meccanismo perfetto, crudele e affascinante al tempo stesso. Nel 1975 trenta ex compagni di liceo firmano un patto: versare ogni anno una somma di denaro che andrà all’ultimo dei tre superstiti. Un’eredità che diventa roulette russa tra rancori sopiti, invidie, amori segreti, tentativi di omicidio e il caso che scompagina ogni piano. Mari, con il suo stile inconfondibile – ironico, filologico, capace di mescolare alto e basso – segue i personaggi fino al 2050 e oltre, trasformando l’amicizia in un’arena darwiniana dove il tempo è l’unico vero nemico. Un romanzo «commosso e giocoso», come lo definisce l’editore, che riflette sulla memoria, sul denaro e sull’inesorabile decadenza borghese.
Classe 1955, professore di Letteratura italiana, traduttore e autore di culto con titoli come Verdigris, Tu, sanguinosa infanzia o Leggenda privata, Mari arriva allo Strega da outsider diventato favorito. La sua vittoria al Premio Giovani ha confermato un appeal trasversale: i ragazzi hanno apprezzato proprio quella capacità di parlare di eterni ritorni generazionali senza indulgenze. Eppure proprio questo momento di gloria rischia di essere offuscato dalla bufera. Le reazioni sui social e nei circoli letterari sono immediate e polarizzate: chi difende la libertà di parola e il contesto privato, chi invece chiede un chiarimento più profondo o persino il ritiro della candidatura in nome del rispetto per Murgia.
La polemica arriva in un anno particolare per il Premio Strega, che celebra gli ottant’anni e vede in gara voci diversissime: dal Platone carnale di Nucci alla storia di resilienza di Pierantozzi, passando per l’esordio tardivo di Pitzorno a 83 anni. Teresa Ciabatti, con il suo ritratto senza filtri di un boss camorrista e del rapporto con il figlio, porta un’altra visione del potere e della famiglia. Il contrasto tra questi universi narrativi rende la finale potenzialmente esplosiva anche senza la lite sul pulmino.
Michela Murgia, scomparsa nel 2023, resta una presenza ingombrante nel panorama culturale italiano. La sua eredità – fatta di battaglie civili, scrittura militante e ironia tagliente – continua a dividere e unire. Le parole attribuite a Mari, vere o fraintese che siano, hanno riaperto ferite mai del tutto rimarginate sul modo in cui il mondo letterario maschile guarda alle voci femminili più scomode.
Al di là del caso, I convitati di pietra conferma Mari come uno dei grandi narratori italiani contemporanei. La sua prosa, densa di riferimenti classici ma mai pedante, cattura quel senso di precarietà esistenziale che molti lettori riconoscono. Il patto dei trenta liceali diventa metafora di un’Italia che accumula rancori e ricchezze, in attesa che il tempo faccia il suo lavoro spietato.
Cosa succederà ora? La finale dell’8 luglio si avvicina e la Fondazione Bellonci dovrà gestire con equilibrio un dibattito che rischia di spostarsi dal merito letterario alle questioni personali. Mari ha chiesto che si torni a parlare del libro, ma in un ambiente come quello editoriale, dove amicizie, rivalità e posizionamenti contano quanto i testi, sarà difficile. Intanto i lettori, incuriositi dalla polemica, stanno riscoprendo o scoprendo I convitati di pietra, facendo salire ulteriormente le vendite.
In un’epoca in cui la letteratura sembra spesso confinata a nicchie, casi come questo ricordano quanto il Premio Strega resti uno specchio deformato ma potente della società italiana: ambizioni, gelosie, valori in conflitto e, soprattutto, la capacità di raccontare storie che restano. Mari, con la sua opera e ora con questa controversia, è diventato involontariamente il protagonista di un racconto più grande, quello di un mondo culturale che fatica a conciliare rispetto, libertà e memoria.
La parola finale spetterà ai voti degli Amici della Domenica e della giuria allargata. Ma al di là del vincitore, questa edizione 2026 sarà ricordata anche per aver riportato al centro il dibattito su come si parla dei morti illustri e su quali confini separino il privato dal pubblico nel piccolo mondo della letteratura italiana.