Malagò eletto presidente della FIGC con il 68,58% dei voti: l’ex numero uno del CONI prende in mano il futuro del calcio italiano

Giovanni Malagò è ufficialmente il nuovo presidente della FIGC. L’assemblea elettiva della Federazione Italiana Giuoco Calcio, riunita il 22 giugno 2026 al Rome Cavalieri Waldorf Astoria di Roma, lo ha scelto con il 68,58% dei voti (343.084 preferenze), superando nettamente Giancarlo Abete, fermo al 29,17%, con il 2,25% di schede bianche. Malagò subentra a Gabriele Gravina e guiderà la Federazione per i prossimi due anni, completando il mandato in corso.
La notizia ha immediatamente monopolizzato l’attenzione del panorama calcistico nazionale, con Malagò che diventa il fulcro di un dibattito che va oltre i confini del rettangolo di gioco. Dopo aver guidato il CONI dal 2013 al 2025 e aver portato a termine con successo il percorso verso le Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026, Malagò si appresta ora a gestire uno dei movimenti sportivi più complessi e seguiti del Paese in una fase particolarmente delicata.
La sua elezione arriva dopo la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali 2026, un fallimento che ha accelerato la crisi di Gravina e aperto la strada a una figura istituzionale di alto profilo. Malagò, romano doc con un passato da calciatore a 5 nella Nazionale italiana, porta con sé un’esperienza unica: quella di chi ha saputo gestire grandi eventi internazionali, rapporti istituzionali delicati e un sistema sportivo vasto come quello rappresentato dal CONI. Il suo legame storico con la Roma – il padre Vincenzo è stato vicepresidente del club – è stato uno degli aspetti più commentati nelle ore successive al voto, con tifosi e addetti ai lavori che hanno ironizzato e discusso sul possibile “cuore giallorosso” del nuovo presidente.
Malagò si trova davanti a una serie di sfide urgenti e strutturali. La prima e più visibile sarà la scelta del nuovo commissario tecnico della Nazionale maggiore, con il contratto di Luciano Spalletti ormai scaduto e la necessità di ricostruire un ciclo competitivo dopo la delusione mondiale. Ma il suo mandato riguarderà anche temi più profondi: il rilancio del settore giovanile, il rapporto spesso teso con le Leghe, la sostenibilità economica dei club di Serie A, la lotta alla violenza negli stadi e il rafforzamento della governance federale.
L’arrivo di Malagò alla FIGC rappresenta un ponte importante tra lo sport olimpico e quello professionistico. Negli anni al CONI ha dimostrato capacità di mediazione e visione strategica, qualità che ora dovrà mettere al servizio del calcio, un ambiente storicamente più frammentato e passionale. Il suo primo intervento ha sottolineato la volontà di lavorare in squadra, valorizzando Coverciano come centro di eccellenza e creando un dialogo costante tra Federazione, club e settore giovanile.
Le reazioni nel mondo del calcio sono state prevalentemente positive. Diversi presidenti di club di Serie A hanno espresso sostegno, riconoscendo in Malagò un interlocutore autorevole e preparato. Dal mondo politico e istituzionale è arrivato apprezzamento per la continuità rappresentata dalla sua figura, anche se alcuni osservatori sottolineano che il calcio italiano ha bisogno non solo di stabilità ma di scelte coraggiose su temi come i diritti televisivi, la multiproprietà e lo sviluppo dei talenti italiani.
Malagò dovrà inoltre gestire l’eredità di un sistema che, nonostante le eccellenze di club e movimenti giovanili, fatica a esprimere risultati costanti a livello di Nazionale. La sua esperienza olimpica potrebbe rivelarsi preziosa per rafforzare i rapporti con il governo e con gli sponsor, in un momento in cui il calcio italiano cerca di recuperare appeal internazionale.
Nelle prossime settimane il nuovo presidente della FIGC inizierà a comporre la sua squadra di lavoro e a definire le priorità operative. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: riportare l’Italia ai vertici del calcio mondiale, partendo dal rilancio della Nazionale e dal rafforzamento dell’intero ecosistema calcistico. Con Malagò alla guida, il calcio italiano entra in una nuova fase, segnata dall’esperienza istituzionale di un dirigente che ha già lasciato il segno nello sport nazionale.
La sua elezione non chiude i problemi ma apre un capitolo nuovo. I tifosi, i club e gli addetti ai lavori seguiranno con grande attenzione le prime mosse del nuovo numero uno della FIGC, consapevoli che dal suo operato dipenderà in buona parte il futuro del movimento calcistico italiano.