Antonio Tajani spiazza il centrodestra: Cottarelli verso Milano?

Mentre a Milano il centrodestra sembra un campo di battaglia tra candidature interne e tensioni mai sopite, Antonio Tajani esce allo scoperto e indica una strada che nessuno si aspettava così esplicitamente. L’idea di un candidato civico di alto profilo per conquistare Palazzo Marino nel 2027 non è nuova, ma il fatto che il leader di Forza Italia punti proprio su Carlo Cottarelli – l’ex “punta di diamante” tecnico del Pd – cambia completamente il quadro e accende il dibattito dentro la coalizione.
Tajani, vicepremier e ministro degli Esteri, sa bene che Milano non è un comune qualsiasi. È la vetrina economica del Paese, la città che detta tendenze e simboli, e dove il centrodestra fatica da anni a trovare una formula vincente contro una sinistra radicata nell’amministrazione. In un momento in cui il governo Meloni consolida la propria stabilità nazionale, le amministrative del capoluogo lombardo rappresentano una prova delicata: vincere significherebbe dimostrare di poter governare anche le grandi città “rosse”, perdere sarebbe un segnale preoccupante per il futuro.
Cottarelli, economista di fama internazionale, ex direttore del dipartimento fiscale del FMI e già senatore del Pd, incarna quel profilo tecnico-moderato che da tempo Tajani invoca per allargare il perimetro del centrodestra. Non è un segreto che Forza Italia guardi con interesse ad Azione di Calenda, e il nome di Cottarelli – apprezzato anche da quell’area – potrebbe servire proprio a questo: costruire un’alleanza più ampia, meno ideologica, capace di intercettare voti del centro e di quell’elettorato milanese stanco di polarizzazioni estreme.
Il ragionamento di Tajani è politico prima ancora che elettorale. In una Milano alle prese con problemi concreti – sicurezza, viabilità, casa, qualità della vita – un candidato come Cottarelli, percepito come competente e lontano dagli scontri di partito, potrebbe risultare credibile agli occhi di quell’elettore moderato che decide le sorti delle urne. Non è un caso che il vicepremier abbia parlato di “candidatura civica vincente”: è un messaggio chiaro a chi, dentro la coalizione, spinge per nomi più identitari o legati alle dinamiche interne di partito.
Eppure questa mossa non è senza rischi. Lega e Fratelli d’Italia hanno già le loro carte da giocare, con figure emerse dalle consultazioni interne e con un’identità più netta. L’apertura a Cottarelli rischia di essere letta come un tentativo di Forza Italia di ritagliarsi uno spazio autonomo, quasi una sponda verso il centro per non restare schiacciata tra gli alleati più forti. È la classica tensione del centrodestra quando si tratta di grandi città: tra chi punta sulla mobilitazione della base e chi cerca di allargare il consenso moderato.
Dal punto di vista mediatico e dell’opinione pubblica, il nome di Cottarelli fa rumore proprio perché arriva da un passato di centrosinistra. L’ex commissario alla spending review rappresenta quell’ala rigorista e tecnocratica che ha sempre guardato con sospetto agli eccessi di spesa pubblica. Per i sostenitori di Tajani è la dimostrazione di pragmatismo: meglio un civico competente che un nome di partito destinato a perdere. Per i critici, invece, è il segnale di una deriva centrista che potrebbe diluire l’identità della coalizione.
Sui social e nei commenti politici il dibattito si è subito infiammato. C’è chi applaude la lungimiranza di Tajani, capace di pensare fuori dagli schemi in una città difficile come Milano. Altri ironizzano sul “Pd travestito da centrodestra” o temono che un profilo troppo tecnico rischi di non scaldare i cuori degli elettori. Intanto Cottarelli mantiene la prudenza che lo ha sempre distinto: ha detto che ci penserebbe se glielo chiedessero, ma al momento non sembra aver ricevuto proposte formali. Un atteggiamento che aumenta l’interesse intorno alla vicenda.
Per i cittadini milanesi questa discussione non è un gioco di palazzo fine a se stesso. La scelta del candidato sindaco determinerà chi guiderà la città nei prossimi cinque anni su temi cruciali come la gestione dei fondi europei, la lotta al degrado e lo sviluppo economico. In un’Italia dove le amministrative spesso anticipano umori nazionali, il centrodestra non può permettersi errori di valutazione.
Tajani sta giocando una partita delicata: rafforzare Forza Italia attraverso un’apertura strategica senza rompere l’unità della coalizione. Riuscirà a convincere gli alleati che un civico come Cottarelli è la chiave per espugnare Milano? Oppure questa idea resterà un ballon d’essai destinato a sgonfiarsi di fronte alle logiche di partito? Il tempo è poco e la posta in gioco alta. Nel centrodestra milanese, più che altrove, la politica si fa sul campo delle idee concrete e delle alleanze possibili. E Tajani, da esperto navigatore, sembra averlo capito prima degli altri.