Blocco diesel Euro 5, il rinvio al 2026 che cambia le carte in tavola per centinaia di migliaia di automobilisti lombardi.

Milano, Brescia, Monza e Bergamo. Da lunedì 1° ottobre 2026, nelle aree urbane di questi quattro capoluoghi lombardi con oltre 100.000 abitanti, le autovetture diesel Euro 5 non potranno più circolare liberamente. La delibera della Giunta regionale, approvata il 28 luglio 2025 in attuazione della legge nazionale 105/2025, ha posticipato di un anno l’entrata in vigore delle limitazioni inizialmente previste per ottobre 2025, limitandole inoltre ai grandi centri urbani anziché estenderle a tutti i comuni sopra i 30.000 abitanti.
Una decisione di equilibrio, come l’ha definita l’assessore all’Ambiente Giorgio Maione, che evita il blocco immediato di oltre 400.000 veicoli in Lombardia e concede più tempo alle famiglie e alle imprese per organizzarsi. Il provvedimento si inserisce nel quadro più ampio delle misure permanenti per la qualità dell’aria nella Regione, ma arriva in un momento in cui il “blocco diesel Euro 5” è tornato prepotentemente a dominare le ricerche su Google Trends.
Le auto diesel Euro 5 sono quelle immatricolate prevalentemente tra il 2009 e il 2015. Si tratta di una fetta consistente del parco circolante: in Lombardia si parla di circa 480.000 unità. Il divieto riguarderà prima le autovetture (categoria M1) dal 1° ottobre 2026, poi i veicoli commerciali leggeri e medi (M2, N1, N2) dal 2027 e i restanti dal 2028. Le limitazioni saranno attive tutto l’anno, tipicamente dal lunedì al venerdì in fasce orarie diurne, nelle zone urbane dei quattro grandi comuni. A Milano, tuttavia, l’Area B ha già regole più stringenti in vigore da anni per questi veicoli. Fuori da questi centri, per ora, non cambia nulla rispetto alle restrizioni già esistenti per le classi inferiori.
Il blocco che rischia di fermare un’auto su 7 in Lombardia colpisce soprattutto chi usa il diesel per spostamenti quotidiani, pendolari, famiglie con un solo veicolo e piccoli imprenditori. Molti di questi modelli – Golf, Astra, Focus, Qashqai, Tiguan, Serie 3 o 1 BMW, A3 Audi – rappresentano ancora la scelta razionale di chi percorre molti chilometri all’anno e ha puntato su affidabilità e consumi contenuti.
La domanda che si fanno in tanti è semplice: posso ancora circolare? Fino al 30 settembre 2026 sì, salvo le regole già attive a Milano. Dal 2026, chi entra nelle zone vietate senza deroghe rischia multe salate, da alcune centinaia fino a oltre mille euro in caso di recidiva, con possibili sanzioni accessorie. Molti si chiedono anche cosa succede se compro oggi un diesel Euro 5. L’acquisto rimane possibile, ma con gli occhi ben aperti. Il veicolo potrà circolare normalmente fuori dalle quattro grandi aree urbane e fino alla data di divieto. Tuttavia, chi lo acquista oggi deve sapere che dal 2026 il suo utilizzo sarà limitato nei centri maggiori, con un impatto diretto sul valore residuo.
Il mercato dell’usato è già sotto pressione. Il rinvio ha frenato un crollo immediato dei prezzi, ma la svalutazione è in corso per i modelli più esposti. Analisi di settore indicano che le Euro 5 diesel rischiano di perdere ulteriormente valore, soprattutto quelle con chilometraggi elevati o provenienti dalle province direttamente interessate. Al contrario, i diesel Euro 6 e le ibride vedono una domanda in crescita.
Conviene vendere ora? Dipende dal modello, dalle condizioni e dall’uso previsto. Chi ha un’auto in buono stato e la usa prevalentemente fuori città può ancora ricavarne un prezzo accettabile, magari rivolgendosi a mercati del Sud Italia dove la domanda di diesel usati rimane solida. Chi invece la usa tutti i giorni per entrare a Milano o Brescia farebbe bene a valutare alternative: rottamazione con incentivi quando disponibili, passaggio a Euro 6, ibrido o elettrico, o soluzioni di mobilità condivisa. Le famiglie con redditi medio-bassi sono quelle che rischiano di più: sostituire un’auto ancora funzionante con una più moderna comporta una spesa significativa, in un contesto di prezzi dell’usato già alti.
La scelta del rinvio è stata accolta con favore da associazioni di categoria, Codacons e molti amministratori locali, che hanno sottolineato l’impatto sociale ed economico di uno stop troppo repentino senza adeguati sostegni. Regioni come il Piemonte stanno lavorando a misure compensative alternative per evitare del tutto il blocco, puntando su potenziamento del trasporto pubblico e altri interventi.
Rimane l’obiettivo di migliorare la qualità dell’aria nella Pianura Padana, una delle aree più critiche d’Europa per le polveri sottili. Il rinvio non cancella il problema, ma lo sposta in avanti, dando tempo per una transizione più graduale. Nei prossimi mesi si capirà se le Regioni riusciranno a compensare le emissioni con altre azioni efficaci o se il 2026 segnerà davvero l’inizio della fine per molti diesel Euro 5 nelle grandi città.
Nel frattempo, per chi possiede uno di questi veicoli l’indicazione è chiara: verificare la classe emissiva sul libretto, monitorare le ordinanze comunali e pianificare con anticipo il futuro della propria mobilità. Il blocco diesel Euro 5 non è più una minaccia immediata, ma resta un campanello d’allarme per chi deve ancora decidere quale auto tenere o acquistare. Una cosa è certa: l’era del diesel “senza pensieri” nelle aree urbane del Nord sta volgendo al termine, e prepararsi oggi significa evitare sorprese domani.