Pensioni, le donne ricevono il 34% in meno rispetto agli uomini: i dati Inps e le conseguenze per milioni di italiane.

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Donne anziane che controllano l’importo della pensione

Le pensioni tornano al centro dell’attenzione con i nuovi dati Inps che confermano un divario di genere persistente e significativo. Le donne in Italia percepiscono in media il 34% in meno di assegno pensionistico rispetto agli uomini. Un gap che non accenna a ridursi e che colpisce direttamente la sicurezza economica di milioni di pensionate attuali e future.

Secondo gli ultimi aggiornamenti dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, il fenomeno riguarda sia le pensioni di vecchiaia sia quelle anticipate, con differenze che si manifestano in modo più marcato nelle fasce di importo medio-basso. Il dato, relativo al complesso degli assegni erogati, riflette dinamiche accumulate nel corso di decenni di vita lavorativa e mette in luce come il mercato del lavoro italiano continui a produrre squilibri che si proiettano pesantemente nella fase del ritiro.

Il divario del 34% non è uniforme su tutto il territorio nazionale. Al Nord, dove l’occupazione femminile è generalmente più elevata, il gap tende a essere leggermente inferiore, mentre al Sud e nelle aree con maggiore diffusione di lavori precari o part-time il divario si amplia. Le donne con carriere discontinue, spesso legate a maternità, cura dei familiari o riduzioni di orario, accumulano contributi inferiori e retribuzioni medie più basse, con effetti diretti sull’ammontare finale dell’assegno.

Le cause strutturali del gap pensionistico

Il dato Inps sulle pensioni non sorprende gli esperti, ma preoccupa per la sua persistenza. Le donne italiane hanno tassi di occupazione ancora inferiori rispetto agli uomini e, quando lavorano, registrano spesso retribuzioni medie più basse (gender pay gap stimato intorno al 20-25% a parità di mansione). A questo si aggiungono le interruzioni di carriera per motivi familiari, che riducono i contributi versati e penalizzano il calcolo della pensione, soprattutto nel sistema contributivo ormai prevalente.

Molte donne hanno svolto per lunghi periodi lavori part-time o a tempo determinato, settori in cui la presenza femminile è maggiore. Questi contratti, pur utili per conciliare vita familiare e professionale, determinano contributi ridotti e carriere contributive frammentate. Il risultato è che, al momento del pensionamento, l’assegno risulta sensibilmente più basso rispetto a quello di un uomo con percorso lavorativo simile per durata ma più lineare e meglio retribuito.

Il fenomeno riguarda in particolare le generazioni che oggi stanno uscendo dal mercato del lavoro o lo faranno nei prossimi 10-15 anni. Per le più giovani, nate dopo gli anni ’80, il gap potrebbe ridursi grazie a maggiori tassi di istruzione e partecipazione lavorativa, ma solo se il mercato del lavoro diventerà davvero più inclusivo e se politiche di conciliazione famiglia-lavoro diventeranno più efficaci.

Le conseguenze concrete per le famiglie italiane

Un assegno pensionistico inferiore del 34% significa, per molte donne, una maggiore vulnerabilità economica nella terza età. Spesso le pensionate devono far fronte da sole a spese abitative, sanitarie e di assistenza, soprattutto se vedove o single. Questo gap contribuisce ad aumentare il rischio di povertà tra le donne anziane, un fenomeno già rilevante in Italia secondo i rapporti Istat.

Per le famiglie l’impatto è duplice. Da un lato, le coppie con una sola pensione maschile più elevata possono contare su un reddito complessivo più solido. Dall’altro, le donne sole o con pensioni modeste rischiano di dover ricorrere maggiormente a sostegno familiare dai figli o, in mancanza, a misure assistenziali pubbliche. Questo scarica sul sistema di welfare un costo aggiuntivo che potrebbe crescere nei prossimi anni con l’invecchiamento della popolazione.

Le pensioni più basse influenzano anche i consumi e la qualità della vita nella fase del ritiro. Spese mediche, farmaci, assistenza domiciliare e affitti diventano più difficili da sostenere, con ricadute dirette sulla dignità e sull’autonomia delle persone. Molte donne over 65 continuano a lavorare informalmente o a prestare cura ai nipoti proprio per integrare un reddito pensionistico insufficiente.

Prospettive future e cosa potrebbe cambiare

Il dato Inps conferma che il divario pensionistico di genere non è solo un residuo del passato ma un problema strutturale che richiede attenzione. Le riforme previdenziali degli ultimi decenni hanno legato sempre più l’importo della pensione ai contributi effettivamente versati, rendendo più evidente il peso delle carriere differenziate.

Per ridurre questo gap sarà necessario agire su più fronti: maggiore equità salariale, incentivi al lavoro femminile a tempo pieno, congedi parentali condivisi e politiche che valorizzino i periodi di cura familiare nel calcolo contributivo. Alcuni strumenti, come l’opzione donna o le pensioni di garanzia per carriere discontinue, vanno in questa direzione, ma il loro impatto resta ancora limitato.

Le generazioni più giovani potranno beneficiare di una maggiore consapevolezza e di un mercato del lavoro potenzialmente diverso, ma solo se l’attuale tendenza verrà invertita. Altrimenti, il rischio è che il divario del 34% si riproduca anche tra vent’anni, con conseguenze pesanti sulla coesione sociale e sulla sostenibilità del sistema pensionistico.

Nel frattempo, per chi è vicino alla pensione o l’ha già raggiunta, il messaggio dei dati Inps è chiaro: serve una pianificazione previdenziale attenta, con integrazioni al primo pilastro attraverso forme complementari, laddove possibile. Per le donne questo aspetto diventa ancora più strategico, data la maggiore longevità media e il rischio più elevato di rimanere sole.

Le pensioni rimangono uno dei temi più sentiti dagli italiani perché toccano direttamente la serenità dell’ultima fase della vita. Il divario di genere evidenziato dall’Inps non è solo una statistica: è lo specchio di squilibri accumulati nel mondo del lavoro che continuano a produrre effetti concreti sulla vita quotidiana di milioni di persone. Ridurlo rappresenta una sfida economica, sociale e di equità che il Paese dovrà affrontare con urgenza nei prossimi anni.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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