Google perde altri due ricercatori senior di AI verso Anthropic: la sfida per mantenere i talenti

Google si trova di fronte a una nuova ondata di partenze nel settore dell’intelligenza artificiale. Secondo fonti vicine alla vicenda, due ricercatori di alto profilo come Jonas Adler e Alexander Pritzel, considerati internamente contributori chiave allo sviluppo del modello Gemini, stanno per lasciare Alphabet per unirsi ad Anthropic, la startup rivale fondata da ex dipendenti di OpenAI e nota per il chatbot Claude.
Questa notizia arriva a poche settimane da altre uscite di alto livello che hanno colpito DeepMind e i team AI di Google. Recentemente Noam Shazeer, co-lead di Gemini e figura storica nel campo dei large language models, ha annunciato il passaggio a OpenAI, mentre John Jumper, Nobel per la Chimica 2024 grazie al lavoro su AlphaFold, ha scelto proprio Anthropic dopo quasi nove anni in Google.
Il fenomeno evidenzia la crescente competizione per i talenti di élite nel settore dell’AI. Anthropic, sostenuta da investimenti significativi tra cui quelli di Amazon e Google stesso in fasi precedenti, sta attirando professionisti di alto livello con la promessa di progetti all’avanguardia e una cultura focalizzata sulla sicurezza e sull’etica dell’intelligenza artificiale. Google, nonostante le risorse immense e i progressi recenti con Gemini, deve gestire una fase in cui i rivali più agili sembrano esercitare un’attrazione particolare sui ricercatori più esperti.
Adler ha lavorato in particolare sugli sforzi di coding AI dell’azienda, mentre Pritzel è stato coinvolto nei processi di addestramento dei sistemi di intelligenza artificiale. Il loro contributo a Gemini li rende figure interne di rilievo, e la loro partenza si aggiunge a un elenco che preoccupa chi segue da vicino la capacità di Google di mantenere il passo nella corsa allo sviluppo di modelli sempre più avanzati.
Il contesto è quello di un mercato dell’AI in rapida evoluzione, dove la disponibilità di ricercatori con esperienza su modelli di frontiera rappresenta un vantaggio competitivo concreto. Google ha investito miliardi nella ricerca attraverso Google DeepMind e ha rilasciato modelli competitivi, ma la mobilità dei talenti verso startup come Anthropic e OpenAI riflette dinamiche tipiche del settore: opportunità di impatto diretto su progetti mirati, equity potenzialmente elevato e la possibilità di lavorare in ambienti meno strutturati rispetto a un colosso come Alphabet.
Anthropic ha costruito la propria reputazione puntando su un approccio cauto allo sviluppo dell’AI, con enfasi sulla “costituzione” dei modelli per allinearli a valori umani. Questo posizionamento, unito a rilasci regolari di versioni di Claude competitive con i migliori modelli del mercato, sta permettendo all’azienda di rafforzare il proprio team con esperti provenienti dai leader storici del settore.
Per Google la sfida non è nuova. L’azienda ha già affrontato in passato ondate di partenze verso concorrenti, ma il momento attuale appare particolarmente sensibile perché coincide con una fase di accelerazione generale dell’AI generativa. I modelli come Gemini sono integrati profondamente nei prodotti consumer e enterprise di Google, dal Search alle suite di produttività, e la perdita di know-how accumulato potrebbe rallentare l’innovazione interna o richiedere sforzi maggiori di recruitment e retention.
Il fenomeno del “talent war” nell’AI sta ridefinendo le dinamiche tra Big Tech e startup. Mentre aziende come Meta, Microsoft, Amazon e Google dispongono di infrastrutture di calcolo e dati enormi, le realtà più piccole offrono velocità decisionale e focus esclusivo sull’intelligenza artificiale. Anthropic, in particolare, ha dimostrato di poter competere nonostante dimensioni inferiori, grazie anche a partnership strategiche che le garantiscono accesso a risorse computazionali rilevanti.
Queste partenze sollevano domande più ampie sul futuro della leadership di Google nell’AI. L’azienda continua a investire pesantemente in hardware dedicato come i chip TPU e a espandere i propri modelli multimodali, ma la capacità di attrarre e trattenere i migliori ricercatori resta un fattore critico. Sundar Pichai e Demis Hassabis, rispettivamente CEO di Alphabet e di DeepMind, hanno più volte sottolineato l’importanza strategica dell’AI per il futuro del gruppo, ma il mercato del lavoro nel settore resta estremamente fluido e competitivo.
Nel frattempo, gli investitori osservano con attenzione questi movimenti. Le azioni di Alphabet hanno mostrato volatilità in corrispondenza delle notizie di partenze recenti, riflettendo le preoccupazioni sul mantenimento del vantaggio competitivo di lungo termine. Google, tuttavia, può contare su una base di talenti ancora molto ampia e su una pipeline di ricerca consolidata che continua a produrre risultati rilevanti.
Il passaggio di Adler e Pritzel verso Anthropic rappresenta l’ultimo capitolo di una storia in corso: la battaglia per i cervelli che determinerà chi guiderà la prossima fase dell’intelligenza artificiale. Mentre le startup consolidano la propria attrattiva, i giganti tecnologici sono chiamati a innovare non solo nei modelli, ma anche nelle strategie di gestione delle risorse umane più preziose del settore. Il panorama dell’AI resta in forte evoluzione e questi spostamenti contribuiscono a ridisegnare gli equilibri tra i principali attori.