Addio a Beniamino Di Giacomo, l’attaccante generoso della Grande Inter di Helenio Herrera

Si è spento a 90 anni Beniamino Di Giacomo, per tutti “Gegè”, uno di quei calciatori che hanno incarnato lo spirito di un’epoca irripetibile del calcio italiano. La notizia della sua scomparsa, arrivata martedì 7 luglio 2026 a Civitanova Marche, ha toccato il cuore di tanti appassionati, soprattutto quelli che ricordano con emozione gli anni Sessanta, quando il suo nome era sinonimo di grinta, movimento e gol pesanti per l’Inter del “Mago”.
Nato a Porto Recanati il 13 novembre 1935, Di Giacomo ha vissuto il calcio come pochi altri: con passione viscerale, partendo dalle categorie minori marchigiane per arrivare ai palcoscenici più prestigiosi. Cresciuto calcisticamente nel Castelfidardo, esordì in Serie A con la SPAL nel 1955, mostrando subito quelle qualità di attaccante mobile, generoso nel pressing e letale in area che ne avrebbero definito la carriera. Ma fu con il Napoli, dal 1957 al 1961, che “Gegè” si fece davvero conoscere a livello nazionale: 120 presenze e 32 reti in maglia azzurra, formando con Luis Vinicio una coppia temibile.
Il vero apice arrivò però nell’autunno del 1962, quando passò all’Inter di Helenio Herrera dopo una breve parentesi al Torino. In nerazzurro, Di Giacomo trovò l’ambiente ideale per esprimere il suo calcio pragmatico e combattivo. Con 34 presenze e 13 gol tra campionato e coppe, fu uno dei protagonisti del primo scudetto della Grande Inter nella stagione 1962-63, contribuendo in maniera decisiva con 11 reti in 24 partite di Serie A. Il “Mago” lo apprezzava per la sua capacità di dialogare con gli interni, per il movimento senza palla e per quella grinta che non lasciava mai la squadra scoperta.
Non fu solo lo scudetto. Con la maglia interista, Gegè assaporò anche il trionfo in Coppa dei Campioni nella stagione 1963-64, anche se la sua partecipazione diretta fu più limitata rispetto all’anno precedente. Quell’Inter era una macchina perfetta: Herrera aveva costruito un gruppo di campioni uniti da una disciplina ferrea e da un’idea di gioco innovativa. Di Giacomo, con il suo stile da attaccante di movimento, si inseriva alla perfezione in quel meccanismo, affiancando Jair da Costa e Sandro Mazzola. I suoi gol non erano solo numeri: erano spesso pesanti, arrivati nei momenti chiave della corsa al titolo.
Dopo l’esperienza milanese, la carriera continuò con il Mantova, dove visse un altro episodio significativo: nel 1967, segnò proprio contro l’Inter un gol che contribuì a far sfumare ai nerazzurri il terzo scudetto consecutivo. Un destino beffardo per chi aveva dato tanto alla causa interista. Chiuse poi l’attività agonistica tra Cesena, Anconitana e Fano, con oltre 300 presenze in Serie A e una presenza in Nazionale nel 1964.
Ma la storia di Beniamino Di Giacomo non si esaurisce sul campo da gioco. Terminata la carriera da calciatore, si dedicò all’allenamento, guidando diverse squadre marchigiane. Il suo momento più alto da tecnico fu la promozione in Serie C1 con la Jesina nel 1984, dimostrando di saper trasmettere ai giovani quella stessa dedizione che aveva sempre messo in ogni partita. Era un uomo di sport nel senso più completo: rispettoso, umile, legato alle sue radici marchigiane.
La scomparsa di Gegè arriva in un momento in cui il calcio italiano guarda con nostalgia a quegli anni d’oro. La Grande Inter non era solo una squadra di fuoriclasse: era un simbolo di un Paese che sognava in grande. Di Giacomo rappresentava il “gregario di lusso”, quel tipo di giocatore che oggi forse fatichiamo a trovare: uno che correva per gli altri, che lottava su ogni pallone, che sapeva essere decisivo senza bisogno di riflettori puntati solo su di sé. I suoi compagni lo ricordano per l’entusiasmo e l’umanità, qualità che ha saputo trasmettere anche fuori dal campo.
L’Inter ha espresso subito il suo cordoglio ufficiale: “FC Internazionale Milano e tutto il mondo Inter si uniscono al cordoglio per la scomparsa di Beniamino Di Giacomo e, nel ricordarlo, abbracciano i suoi familiari”. Un messaggio semplice ma sentito, che riflette il legame profondo che ancora esiste tra il club e i suoi ex giocatori. Anche il sindaco di Porto Recanati, Andrea Michelini, ha ricordato “il campione portorecanatese e uomo che ha saputo incarnare, con naturalezza e dignità, i valori più autentici e nobili dello sport”.
Oggi, mentre il calcio moderno corre verso ritmi sempre più frenetici e business-oriented, la figura di Gegè Di Giacomo ci riporta a un’epoca in cui il pallone era prima di tutto passione e sacrificio. Per i più giovani, che magari conoscono solo i nomi delle superstar contemporanee, la sua storia è un invito a riscoprire le radici: quelle di un attaccante marchigiano che, con grinta e intelligenza tattica, è riuscito a lasciare il segno nella storia di una delle squadre più grandi d’Europa.
I funerali si sono svolti oggi pomeriggio a Porto Recanati, nella chiesa del Preziosissimo Sangue. Un addio commosso, tra amici, familiari e tanti estimatori che hanno voluto rendere omaggio a un uomo che ha vissuto il calcio con purezza. Beniamino “Gegè” Di Giacomo se ne va, ma il suo ricordo resta vivo: nei racconti dei tifosi interisti, nelle statistiche di un’epoca leggendaria e nell’esempio di chi, come lui, ha capito che nel calcio – e nella vita – contano soprattutto il cuore e la generosità.