Neliana Tersigni, addio alla voce coraggiosa del giornalismo di guerra.

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Neliana Tersigni in una foto mentre segue eventi internazionali per il Tg3

È morta ieri sera a Roma Neliana Tersigni, storica inviata di guerra del Tg3, all’età di 81 anni. A dare la notizia è stato il fratello Carlo. La giornalista, tornata da poco dal Cairo – città che aveva amato profondamente e raccontato per decenni – si è spenta nella sua città natale, lasciando un vuoto nel mondo dell’informazione italiana. La sua scomparsa arriva dopo una vita spesa a raccontare i conflitti più complessi del nostro tempo, con uno sguardo sempre attento alle storie umane dietro le grandi tragedie geopolitiche.

Neliana Tersigni non era solo un’inviata. Era una testimone diretta di un’epoca turbolenta, capace di portare nelle case degli italiani la complessità del Medio Oriente, della Russia post-sovietica e di altri scenari internazionali spesso lontani ma improvvisamente vicini. Entrata in Rai nel 1987 al Tg3, dopo una prima esperienza a “Paese Sera” nella redazione Esteri, ha costruito una carriera segnata da un coraggio tranquillo, fatto di partenze improvvise, collegamenti in condizioni difficili e una scrittura essenziale, mai sensazionalistica.

La sua firma è legata soprattutto al Medio Oriente. Ha seguito la prima Intifada palestinese da Gerusalemme, il ritorno di Yasser Arafat, l’assassinio di Yitzhak Rabin nel 1995 e la prima Guerra del Golfo, con collegamenti da Baghdad e Tel Aviv sotto i missili iracheni. Erano anni in cui il giornalismo televisivo italiano stava scoprendo il ruolo delle corrispondenti donne in zone di guerra. Tersigni, laureata in Letteratura russa, portava in quelle cronache anche una sensibilità letteraria, capace di contestualizzare gli eventi senza mai perdere di vista la sofferenza delle persone comuni.

Il suo ultimo messaggio sui social, pubblicato appena due giorni prima della scomparsa, ha commosso colleghi e lettori. “Sto partendo per Roma, forse per l’ultima volta”, aveva scritto, accompagnando le parole con un riferimento al Cairo, la città che per lei rappresentava molto più di un luogo di lavoro. Quel post, ora riletto alla luce degli eventi, appare come un commiato discreto, quasi un bilancio di una vita trascorsa tra partenze e ritorni, tra hotel di frontiera e redazioni romane. Non un lamento, ma la consapevolezza serena di chi ha vissuto intensamente e sa che ogni viaggio, prima o poi, arriva al capolinea.

Quel messaggio ha toccato corde profonde perché riassumeva l’essenza della sua esistenza professionale: l’amore per il reportage sul campo, l’attaccamento a luoghi lontani che diventano quasi una seconda casa, la fatica fisica e morale del mestiere di inviata. In un’epoca in cui il giornalismo è sempre più sedentario e digitale, la figura di Tersigni ricorda un modello diverso, più fisico, più esposto, più vicino alla tradizione dei grandi corrispondenti del Novecento. I colleghi del Tg3 e di tutta la Rai la ricordano proprio per questo: per la dedizione assoluta, per la capacità di spiegare senza semplificare, per l’umiltà con cui affrontava missioni pericolose.

La sua carriera non si è limitata alle zone di conflitto. Ha lavorato anche come corrispondente da altre capitali, seguendo la transizione in Russia, la Germania della riunificazione e vari scenari africani. Dal 2003 al 2010 è stata responsabile dell’ufficio di corrispondenza del Tg3 al Cairo, confermando quel legame profondo con l’Egitto che emergeva anche nelle sue ultime parole pubbliche. Una presenza costante, discreta ma autorevole, che ha formato intere generazioni di giornalisti più giovani.

La notizia della sua morte ha suscitato un’ondata di cordoglio nel mondo dell’informazione. Molti hanno sottolineato non solo le sue scoop o i collegamenti più drammatici, ma la qualità umana del suo approccio: la capacità di ascoltare, di contestualizzare, di restituire dignità alle vittime dei conflitti. In un mestiere che rischia spesso di diventare spettacolo, Neliana Tersigni ha incarnato la serietà professionale, il rigore etico, la curiosità intellettuale di chi considera il giornalismo un servizio prima ancora che una carriera.

Oggi, mentre l’Italia e l’Europa continuano a confrontarsi con conflitti che sembrano non finire mai, la scomparsa di una voce come la sua invita a una riflessione più ampia sul valore del giornalismo di testimonianza. Le sue cronache dal Libano, dalla Palestina, dall’Iraq non erano solo notizie del giorno: erano pezzi di storia in tempo reale, raccontati con onestà e senza retorica. Un patrimonio che rimane nelle teche della Rai e nella memoria di chi le ha seguite.

Neliana Tersigni lascia un’eredità fatta di coraggio tranquillo e professionalità assoluta. Una giornalista che ha scelto di stare in prima linea non per protagonismo, ma per dovere di cronaca. Il suo ultimo viaggio da Il Cairo a Roma, forse davvero l’ultimo, chiude un capitolo importante del giornalismo italiano del dopoguerra. Ma le sue storie, i suoi collegamenti, la sua voce ferma nei momenti più difficili continueranno a parlare alle nuove generazioni di reporter.

Il mondo dell’informazione italiana è un po’ più povero senza di lei. E il Cairo, che tanto ha amato, perde una delle sue testimoni più attente e rispettose.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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