Roberto Mancini torna tra i candidati per la panchina dell’Italia mentre la FIGC prepara il nuovo corso

Roberto Mancini è tornato al centro delle riflessioni della Federazione Italiana Giuoco Calcio mentre prende forma il progetto destinato a rilanciare la Nazionale dopo uno dei periodi più complessi della sua storia recente. Il tecnico marchigiano, protagonista del trionfo europeo del 2021, figura tra i principali candidati per guidare gli Azzurri nel prossimo ciclo, in una fase in cui la FIGC punta a ricostruire una struttura tecnica più stabile e orientata al lungo termine.
La riorganizzazione federale procede parallelamente alla ricerca del nuovo commissario tecnico. Con Giovanni Malagò alla presidenza e Paolo Maldini destinato al ruolo di direttore tecnico, affiancato da Leonardo come advisor, la Federazione intende adottare un modello gestionale più vicino a quello dei grandi club europei. L’obiettivo è rafforzare il coordinamento tra prima squadra e settore giovanile, creando continuità tecnica e decisionale.
La scelta del prossimo ct rappresenta il primo banco di prova del nuovo assetto. La priorità non è soltanto individuare un allenatore capace di ottenere risultati nel breve periodo, ma affidare la Nazionale a una figura in grado di costruire un progetto credibile fino al Mondiale del 2030.
In questo contesto, il nome di Mancini è tornato con forza sul tavolo delle valutazioni. La sua esperienza alla guida dell’Italia resta uno dei cicli più significativi dell’ultimo decennio. Oltre alla conquista dell’Europeo, aveva ricostruito una squadra che, dopo la mancata qualificazione al Mondiale del 2018, aveva ritrovato identità, entusiasmo e una chiara filosofia di gioco.
La sua candidatura, tuttavia, viene esaminata con uno sguardo diverso rispetto al passato. La Federazione valuta oggi non solo i risultati ottenuti, ma anche la capacità del tecnico di inserirsi nella nuova organizzazione e collaborare con una direzione tecnica che avrà un ruolo centrale nelle scelte sportive.
Dal punto di vista economico, Mancini rappresenta una soluzione sostenibile. Dopo la conclusione della sua esperienza all’Al Sadd, il suo eventuale ritorno non richiederebbe gli investimenti necessari per altri profili di alto livello internazionale. Anche questo elemento assume rilievo in una fase in cui la FIGC intende destinare risorse non solo alla prima squadra, ma all’intero sviluppo del movimento calcistico.
Accanto a Mancini rimangono aperte diverse opzioni. Antonio Conte continua a essere uno dei tecnici più apprezzati per la capacità di incidere rapidamente sulle prestazioni delle proprie squadre. Il suo profilo garantisce esperienza internazionale, leadership e una consolidata cultura della vittoria. Restano però da valutare l’impatto economico di un eventuale accordo e la compatibilità con un progetto di durata pluriennale.
Andrea Pirlo rappresenta invece una candidatura differente. Il suo nome è associato a una visione orientata allo sviluppo tecnico e alla valorizzazione del possesso palla. Pur avendo un’esperienza più limitata come allenatore rispetto agli altri candidati, viene considerato un profilo capace di lavorare in sintonia con una struttura federale orientata alla crescita dei giovani.
Tra i nomi monitorati figurano anche Stefano Pioli e alcune soluzioni internazionali, ma al momento queste ipotesi appaiono meno avanzate, soprattutto per ragioni contrattuali e strategiche.
Il ritorno di Mancini continua comunque ad alimentare il dibattito. La sua uscita dalla Nazionale nell’estate del 2023, quando accettò l’incarico di commissario tecnico dell’Arabia Saudita, aveva lasciato profonde divisioni. Una parte del mondo calcistico interpretò quella decisione come una chiusura improvvisa di un progetto ancora in corso, mentre altri riconobbero la legittimità di una scelta professionale.
Negli ultimi mesi lo stesso allenatore ha espresso pubblicamente il proprio rammarico per le modalità con cui si concluse quel rapporto. Quelle dichiarazioni hanno contribuito a riaprire un dialogo con l’ambiente federale e con diversi protagonisti dello spogliatoio, molti dei quali avevano costruito con lui un rapporto di fiducia durante il ciclo culminato con la vittoria di Wembley.
Per la FIGC, la gestione del gruppo rappresenta uno degli aspetti più rilevanti nella scelta del nuovo commissario tecnico. La Nazionale si prepara infatti ad affrontare un profondo ricambio generazionale. Diversi protagonisti dell’Europeo del 2021 sono ormai nella fase finale della carriera internazionale, mentre una nuova generazione di calciatori dovrà assumere responsabilità crescenti.
Mancini viene considerato un allenatore capace di valorizzare profili giovani senza rinunciare all’equilibrio del gruppo. Durante la sua precedente esperienza aveva lanciato numerosi giocatori, creando un ambiente competitivo ma stabile. Questa capacità di costruire relazioni all’interno dello spogliatoio rappresenta ancora oggi uno dei principali punti a suo favore.
Sul piano tattico, il tecnico garantirebbe una certa continuità. Il suo calcio, fondato su organizzazione, qualità nel possesso e flessibilità dei sistemi di gioco, consentirebbe una transizione meno traumatica rispetto a un cambiamento radicale di filosofia. Allo stesso tempo, la nuova struttura tecnica della Federazione richiederà un confronto costante tra commissario tecnico e direzione sportiva per definire metodologie condivise lungo tutta la filiera azzurra.
La decisione finale non dipenderà soltanto dalle qualità individuali dei candidati. La Federazione valuta anche la sostenibilità del progetto, la disponibilità a lavorare all’interno della nuova organizzazione e la capacità di garantire continuità nel medio periodo.
Il prossimo commissario tecnico erediterà una Nazionale chiamata a recuperare competitività in un panorama internazionale sempre più equilibrato. Oltre ai risultati sul campo, sarà necessario ricostruire fiducia attorno al progetto azzurro, accelerare la crescita dei giovani talenti e consolidare un’identità tecnica che possa accompagnare l’Italia fino ai principali appuntamenti del prossimo decennio.
In questo quadro, Roberto Mancini resta una delle opzioni più solide a disposizione della FIGC. L’esperienza maturata alla guida della Nazionale, la conoscenza dell’ambiente federale e la disponibilità a rientrare nel progetto lo mantengono tra i candidati più credibili. La decisione definitiva richiederà ancora confronti interni, ma la direzione intrapresa dalla Federazione lascia intendere che la scelta sarà guidata più dalla sostenibilità del progetto che dall’impatto mediatico del nome.