Alta tensione in Medio Oriente: le minacce di Trump e gli attacchi degli Houthi rischiano di allargare il conflitto

La tensione in Medio Oriente ha raggiunto un nuovo picco nelle ultime ore. Gli Houthi yemeniti hanno rivendicato attacchi contro due petroliere saudite in transito nel Mar Rosso, mentre il presidente americano Donald Trump ha minacciato “gravi punizioni militari” contro l’Iran e i ribelli stessi, ritenendo Teheran direttamente responsabile in quanto loro sponsor. La mossa rischia di allargare un conflitto già in corso da settimane tra Stati Uniti e Repubblica Islamica, con ripercussioni immediate sui prezzi del petrolio e sulle rotte commerciali vitali per l’Europa e l’Italia.
Secondo quanto riportato da agenzie internazionali e confermato da fonti saudite, gli Houthi hanno colpito almeno una petroliera e ne hanno costrette altre a invertire la rotta. Il gruppo, allineato a Teheran, ha intensificato le azioni nello stretto di Bab el-Mandeb, passaggio strategico attraverso cui transita circa il 12% del commercio mondiale e una quota rilevante del traffico di container. L’Arabia Saudita, costretta a dirottare parte delle proprie esportazioni per aggirare le restrizioni sullo Stretto di Hormuz, si trova ora sotto pressione su un secondo fronte marittimo.
Trump ha reagito su Truth Social con toni duri. Ha ricordato i raid americani dell’anno scorso contro gli Houthi e ha affermato che, dopo un periodo di relativa calma durante il conflitto con l’Iran, i ribelli “hanno ripreso le ostilità”. “Se dovessero ripetere queste azioni – ha scritto – gli Stati Uniti riterranno responsabile l’Iran, dato che gli Houthi agiscono come suo delegato o proxy, e verranno inflitte gravi punizioni militari sia all’Iran sia agli Houthi”. Il presidente ha aggiunto di essere “molto deluso” dal loro comportamento. In parallelo, Trump ha dichiarato di essere “vicino a una decisione” su un possibile attacco di ampia portata contro l’Iran, descritto come “più grande di qualsiasi altro”.
Sul terreno le operazioni non si fermano. Le forze americane hanno colpito navi che tentavano di forzare il blocco dei porti iraniani e hanno abbattuto droni in Iraq. Teheran, dal canto suo, ha rivendicato azioni contro basi americane in Kuwait e Bahrain. Bahrain e Kuwait avrebbero a loro volta impiegato caccia contro obiettivi iraniani, in quella che fonti americane definiscono una prima risposta diretta di Paesi del Golfo finora rimasti più defilati. Gli Houthi, intanto, continuano a tenere sotto pressione le rotte del Mar Rosso, mentre Riad ha risposto con raid sul porto yemenita di Hodeidah.
Il quadro energetico è già sotto stress. Il prezzo del petrolio ha superato i 100 dollari al barile dopo gli attacchi yemeniti, alimentando timori di una nuova ondata di rincari. Lo Stretto di Hormuz rimane di fatto ostacolato dalle operazioni in corso, e il rischio di un blocco più ampio di Bab el-Mandeb amplificherebbe le difficoltà di approvvigionamento per l’Asia e l’Europa. Per l’Italia, fortemente dipendente dalle importazioni energetiche e con interessi commerciali nel Mediterraneo e nel Golfo, le conseguenze potrebbero tradursi in pressione sui prezzi dei carburanti e sulle catene di fornitura già tese.
Diplomaticamente la situazione appare stagnante. I tentativi di mediazione non hanno prodotto risultati concreti nelle ultime settimane e le dichiarazioni di Trump aumentano il costo politico di qualsiasi passo indietro. L’Iran ha avvertito che ulteriori attacchi americani potrebbero innescare risposte più ampie, compreso il coinvolgimento di alleati regionali. Gli Houthi, dal canto loro, sembrano puntare a un’escalation controllata: azioni mirate che sostengono Teheran e colpiscono gli interessi sauditi senza necessariamente scatenare una risposta totale americana.
Il rischio di un allargamento del conflitto resta concreto. Un intervento diretto americano contro gli Houthi riaprirebbe un fronte yemenita che Washington aveva dichiarato chiuso nel 2025. Un attacco “massiccio” all’Iran, come ventilato da Trump, potrebbe spingere Teheran a rispondere su più fronti, dai Paesi del Golfo a Israele, e a chiedere un coinvolgimento più attivo dei suoi proxy. In questo contesto, i mercati e le cancellerie europee osservano con attenzione: ogni nuova escalation in Medio Oriente ha effetti immediati sui prezzi energetici e sulla stabilità delle rotte commerciali da cui dipende anche l’economia italiana.
Nelle prossime ore saranno decisive le eventuali nuove azioni degli Houthi e la risposta concreta di Washington. La regione resta sospesa tra minacce pubbliche e operazioni militari che proseguono senza sosta, con il rischio che la crisi attuale si trasformi in una guerra più ampia e difficile da contenere.