Accisa, il Governo valuta le accise mobili: ecco cosa può cambiare sul prezzo di benzina e gasolio

Il caro benzina torna a far discutere e il Governo ha messo sul tavolo l’ipotesi di riattivare le accise mobili. Dopo l’incontro tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, fonti di Palazzo Chigi hanno confermato che l’esecutivo sta approfondendo le possibili iniziative, «anche con riferimento all’eventuale attivazione del meccanismo delle accise mobili».
I prezzi alla pompa continuano a salire. Secondo gli ultimi dati disponibili, la benzina self sulla rete stradale si attesta intorno a 1,96-1,98 euro al litro, mentre il gasolio supera stabilmente i 2,15-2,18 euro. Il petrolio Brent ha superato i 100 dollari al barile, spinto dalle tensioni nello Stretto di Hormuz e nel Mar Rosso. Per le famiglie e per chi è già in viaggio per le ferie estive, il costo del pieno diventa ogni giorno più pesante.
Le accise mobili non sono un taglio strutturale delle tasse sui carburanti. Funzionano in modo diverso: quando il prezzo del greggio aumenta, cresce anche l’Iva incassata dallo Stato sui prodotti petroliferi. Una parte di questo extra-gettito viene utilizzata per ridurre temporaneamente l’accisa su benzina e gasolio, attenuando così l’impatto sui consumatori. È un meccanismo che tende ad autofinanziarsi e che, rispetto a un intervento a carico del bilancio pubblico, pesa meno sulle finanze dello Stato.
È proprio questo il punto. Nei mesi scorsi il Governo aveva già introdotto tagli temporanei alle accise, prima di 20 centesimi, poi di 10 e infine di 5 centesimi al litro, finanziati con risorse pubbliche. L’ultima proroga è scaduta all’inizio di luglio. Un nuovo intervento dello stesso tipo, con i conti pubblici sotto pressione, appare oggi più difficile. Le accise mobili, al contrario, permettono di intervenire senza un esborso diretto e immediato, anche se l’effetto sul prezzo finale sarebbe più contenuto: le stime parlano di una riduzione potenziale tra i 7 e i 10 centesimi al litro, e non sarebbe istantanea, perché occorre che l’extra-gettito Iva si concretizzi.
Il tema è delicato anche sul piano politico. Da un lato le associazioni dei consumatori e le opposizioni chiedono misure concrete per alleggerire il peso sui bilanci delle famiglie. Dall’altro il ministero dell’Economia deve bilanciare le esigenze di chi fa il pieno ogni giorno con la tenuta dei conti pubblici. Giorgetti ha già fatto capire in passato che le risorse non sono illimitate e che ogni decisione deve essere ponderata.
Intanto il contesto internazionale resta incerto. Le tensioni nel Golfo e gli attacchi alle rotte petrolifere continuano a tenere alti i prezzi del greggio. In Italia, dove le accise sui carburanti sono storicamente tra le più elevate d’Europa, ogni rialzo del prezzo industriale si traduce rapidamente in un aumento alla pompa. Il meccanismo delle accise mobili, introdotto e semplificato dal Governo Meloni nel 2023, è pensato proprio per queste fasi: intervenire quando l’aumento diventa significativo, senza trasformare lo sconto in una misura permanente.
Nei prossimi giorni Palazzo Chigi e il Mef continueranno a valutare i dati. Nuovi incontri tra Meloni e Giorgetti sono previsti. L’obiettivo dichiarato è trovare uno strumento capace di contenere i rincari senza compromettere ulteriormente i conti. Per gli automobilisti, soprattutto in piena stagione di spostamenti estivi, la differenza di pochi centesimi al litro può significare decine di euro in più o in meno a fine mese.
Il dibattito sull’accisa, sulle tasse carburanti e sul costo del pieno non è nuovo. Ma questa volta, con i prezzi in risalita e le ferie in corso, la discussione sulle accise mobili torna al centro dell’agenda di Governo. Se e quando sarà attivato il meccanismo, e di quanto scenderanno effettivamente benzina e gasolio, dipenderà dai numeri che arriveranno nei prossimi giorni e dalle decisioni che Palazzo Chigi prenderà.