Noah Lyles vince i 100 metri ai Campionati USA in 9.79: world lead e record personale eguagliato

Noah Lyles non lascia spazio a dubbi. Venerdì 24 luglio, all’Icahn Stadium di New York, il campione olimpico dei 100 metri ha conquistato il suo terzo titolo nazionale sulla distanza regina con un tempo di 9.79 secondi (+0.8 m/s di vento), eguagliando il personale stabilito a Parigi 2024 e stabilendo il miglior crono mondiale della stagione 2026. Un risultato che arriva in un anno non olimpico e che rilancia con forza le sue ambizioni verso i prossimi appuntamenti internazionali.
La gara si è sviluppata come solo Lyles sa fare. A metà percorso si trovava solo quinto, con Christian Coleman alla sua sinistra e Kenny Bednarek alla destra. Poi è arrivata la progressione tipica: la chiusura devastante che lo ha portato a staccare il gruppo e a tagliare il traguardo con un margine netto. Ronnie Baker ha chiuso secondo in 9.875, Kenny Bednarek terzo in 9.880 (entrambi ufficialmente arrotondati a 9.88), mentre Christian Coleman ha fermato i cronometri a 9.93. Un podio di altissimo livello, ma con un solo padrone.
Poche ore prima, in semifinale, Lyles aveva già acceso i riflettori con un 9.76 con vento di +2.1 m/s: un tempo che, se legale, avrebbe rappresentato un nuovo personale. Il vento troppo favorevole lo ha reso assistito, ma il segnale era chiarissimo. «Penso che sia stata tecnicamente la gara migliore che abbia corso finora», ha dichiarato dopo la finale. «In allenamento la scorsa settimana ho corso un 9.6 cronometrato a mano, quindi sapevo che un 9.7 stava arrivando presto. Vederlo una volta fa piacere; vederlo due volte dà fiducia. Vederlo tre settimane di fila non è più un’inconsistenza».
Il 9.79 supera il precedente world lead di 9.82 stabilito a giugno dallo jamaicano Oblique Seville, campione del mondo in carica. Per Lyles si tratta del terzo titolo USA sui 100 metri (dopo quelli del 2018 e del 2024) e dell’ottavo titolo outdoor nazionale complessivo. Un dato che conferma la continuità di un atleta ormai maturo: 29 anni compiuti da pochi giorni, un curriculum che include l’oro olimpico di Parigi, quattro titoli mondiali consecutivi sui 200 metri e una recente prestazione da record mondiale sui 150 metri in curva (14.67 a Ostrava a giugno).
La progressione di stagione è stata lineare. A maggio a Tokyo aveva corso in 9.95, a giugno a Roma in 9.88. Arrivare a 9.79 a fine luglio, in un Campionato nazionale che serve anche da selettiva, significa arrivare al momento giusto. In un anno “di mezzo” tra due Olimpiadi, molti sprinter accusano cali di tensione o di forma. Lyles, invece, sembra costruire mattoni solidi verso Los Angeles 2028.
Il confronto con Bednarek resta uno dei più interessanti del circuito. I due si sono già sfidati in modo acceso, con sguardi e contatti al traguardo nei 200 metri. Sul rettilineo dei 100, però, Lyles continua a prevalere quando conta di più. Baker, tornato su livelli di eccellenza, ha dimostrato di poter stare vicino, ma la differenza di chiusura resta evidente.
Questo risultato ha un peso specifico. Prima di tutto perché eguaglia il tempo dell’oro olimpico: non è un caso che Lyles abbia ritrovato esattamente quel crono. Poi perché arriva in un momento in cui il livello mondiale sui 100 metri è particolarmente alto, con Seville, i giamaicani e una serie di americani pronti a contendersi i posti. Un 9.79 legale a luglio è un messaggio chiaro: il campione olimpico è pronto e sta migliorando.
L’attenzione ora si sposta sui 200 metri, prova in cui Lyles resta il punto di riferimento assoluto. I Campionati USA proseguono e lui ha già fatto sapere di voler correre tutte le gare previste. Per il pubblico italiano, abituato a seguire lo sprint attraverso le reti internazionali e le Diamond League, questa prestazione riaccende l’interesse verso un atleta carismatico, loquace e capace di trasformare ogni gara in uno spettacolo.
Noah Lyles non ha inventato nulla di nuovo: ha semplicemente fatto ciò che sa fare meglio. Partire non sempre al meglio, recuperare, accelerare quando gli altri iniziano a sentire la fatica e chiudere con un tempo che spegne le discussioni. Il 9.79 di New York non è solo un titolo nazionale. È la conferma che il più veloce uomo del mondo, in questo momento, continua a essere lui.