Ignazio La Russa su Meloni al Quirinale: «Sarebbe una grande fortuna per l’Italia»

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Ignazio La Russa e Giorgia Meloni in un evento istituzionale

Ignazio La Russa ha parlato chiaro. Intervistato a Viareggio, il presidente del Senato ha detto che Giorgia Meloni al Quirinale «sarebbe una grande fortuna per l’Italia». Non in questa tornata, ma «la prossima». Una frase che arriva dalla seconda carica dello Stato e che riaccende il dibattito sul futuro del Colle, a tre anni dalla fine del mandato di Sergio Mattarella.

La dichiarazione è stata resa domenica 26 luglio durante la rassegna «L’estate del Principe» a Viareggio, nell’intervista condotta da Augusto Minzolini. Alla domanda su un possibile futuro di Giorgia Meloni come presidente della Repubblica, La Russa ha risposto senza giri di parole: «Secondo me lo diventerà non questa volta ma la prossima, il mio è un augurio e un riconoscimento delle sue capacità. Sarebbe una grande fortuna per l’Italia, dopo Mattarella. Per me sarebbe un bene, un grande bene perché donna, brava e perché partendo da posizioni di difficoltà, è riuscita». Ha poi aggiunto: «Non c’è nessuna ragione per cui questo possa suonare come un allarme». E, parlando di sé stesso, ha chiuso ogni ipotesi personale: «Non è una cosa che io potrei reggere», definendo il ruolo di capo dello Stato «un po’ ingessato, un po’ chiuso».

Le parole di Ignazio La Russa non arrivano nel vuoto. Un mese fa era stata la stessa Meloni a parlare pubblicamente del «tabù» di un presidente della Repubblica di destra. Da allora, dentro Fratelli d’Italia le voci si sono moltiplicate. Questa volta, però, a parlare non è un esponente qualsiasi della maggioranza, ma la seconda carica istituzionale del Paese. Il punto politico non è solo l’augurio. È chi lo formula e quando. La Russa non si limita a un complimento generico: lega esplicitamente il nome di Meloni al Colle e lo presenta come un bene per l’intero Paese. È una presa di posizione che supera il semplice apprezzamento personale e entra nel terreno della proiezione istituzionale a medio termine.

Al di là delle intenzioni dichiarate, il tempismo non passa inosservato. Il settennato di Mattarella scade nel 2029. Le elezioni politiche sono previste nel 2027. Parlare oggi di Meloni al Quirinale significa collocare la premier in uno scenario successivo al prossimo appuntamento elettorale, lasciando aperta la strada a un eventuale «bis» a Palazzo Chigi. Non è un’indicazione di candidatura, ma è un segnale chiaro di come una parte del centrodestra immagini il lungo periodo. La Russa ha tenuto a precisare che, a suo giudizio, Meloni non ha intenzione di lasciare l’esecutivo nel 2029. Il messaggio, però, rimane: se un giorno dovesse arrivare, «sarebbe una grande fortuna».

La dichiarazione si inserisce in un contesto già caldo. Nei giorni scorsi La Russa aveva anche intervenuto sulla legge elettorale in discussione al Senato, invitando la maggioranza a riflettere sulla costituzionalità di un testo senza preferenze e avvertendo che «bocciare un emendamento non è come bocciare una legge». Parole destinate a pesare nei rapporti interni al centrodestra. Sul tema Quirinale, le posizioni all’interno della coalizione non sono uniformi. Antonio Tajani, in passato, aveva tagliato corto ricordando che «c’è ancora molto tempo». Matteo Salvini non aveva chiuso all’ipotesi, ma aveva sottolineato di vedere Meloni bene anche come premier per un secondo mandato. La Russa, invece, ha scelto di spingere più avanti. Non è la prima volta che il presidente del Senato parla in termini positivi di un possibile futuro di Meloni al Colle: già a fine giugno aveva detto di vederla «bene a fare tutto tranne che il Papa». Questa volta, però, il tono è più netto e istituzionale.

Parlare di Quirinale a tre anni di distanza può sembrare prematuro. Politicamente, però, ha un senso. Serve a consolidare un’immagine di continuità, a proiettare la leadership di Meloni oltre la prossima legislatura e a ribadire che la destra non si sente più vincolata a un’esclusione automatica dalle più alte cariche dello Stato. Il dato interessante è che La Russa non si limita a difendere un’ipotesi: la eleva a «fortuna» per il Paese. È un modo per normalizzare un’eventualità che, fino a pochi anni fa, sarebbe stata considerata quasi provocatoria. Allo stesso tempo, il presidente del Senato evita di legarla a scadenze immediate, lasciando a Meloni il tempo e lo spazio per decidere.

Resta da vedere se e come reagiranno le opposizioni. Al momento, le dichiarazioni di La Russa sono state raccolte soprattutto come segnale interno al centrodestra e come conferma di una visione a lungo raggio. Non c’è, al momento, alcuna candidatura ufficiale, né alcuna indicazione della premier di voler lasciare Palazzo Chigi per il Colle. La frase di Ignazio La Russa, però, ha un effetto concreto: ha riportato il Quirinale al centro del discorso politico, non come emergenza, ma come orizzonte possibile. E quando a farlo è la seconda carica dello Stato, il peso delle parole cambia.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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