Simone Vagnozzi: «Sinner è un tipo focoso, ma sa gestire le emozioni. I crolli? Deve conviverci»

Simone Vagnozzi ha raccontato in un’intervista al Corriere della Sera come è nato il rapporto con Jannik Sinner e come lo vede oggi, a distanza di quasi cinque anni. Il coach marchigiano ha usato parole che colpiscono perché smentiscono, almeno in parte, l’immagine pubblica di un campione sempre freddo e controllato. «Jannik, non si direbbe, è un tipo focoso. Ma sa gestire bene le sue emozioni».
Le dichiarazioni arrivano in un momento in cui Sinner è numero uno del mondo e freschissimo vincitore di Wimbledon. Vagnozzi non parla di crisi né di problemi nascosti. Parla di un carattere intenso che ha imparato a canalizzare, e di qualche episodio di difficoltà fisica e mentale che fa parte della vita di un atleta di altissimo livello.
Vagnozzi spiega con chiarezza come è iniziata la collaborazione. Il manager di Sinner, Alex Vittur, è suo testimone di nozze e i due si conoscono da una vita. Jannik era apparso nel box di Cecchinato a Montecarlo e poi aveva giocato una finale a Melbourne contro Travaglia, all’epoca seguito proprio da Vagnozzi. Quando Sinner lasciò Riccardo Piatti, nel 2022, Vittur chiamò il tecnico marchigiano. «Mi misero in prova ma, evidentemente, ha funzionato».
Al primo colloquio Vagnozzi aveva una preoccupazione precisa: «Speravo non mi dicesse che era contento di essere il numero 10 del mondo. E così fu». Sinner voleva diventare il numero uno. Aveva già un talento raro e una grande voglia di lavorare, ma serviva potenziare la dimensione fisica, muscolare e mentale. «Se ripenso a Jannik di cinque anni fa, quando abbiamo iniziato, oggi lo vedo completamente diverso».
In cinque anni di lavoro insieme, Vagnozzi racconta di aver dovuto motivarlo solo due o tre volte. Un dettaglio che dice molto sulla determinazione del giocatore e sulla qualità del rapporto tra i due.
La parte più discussa dell’intervista riguarda i cosiddetti “crolli”. Vagnozzi non li presenta come crisi psicologiche o fragilità strutturali. Spiega che si tratta di episodi sporadici – quattro in cinque anni – legati a un insieme di fattori: caldo, stanchezza, tensione. «Questi ragazzi non sono automi». A Parigi, per esempio, c’era una temperatura proibitiva e Sinner arrivava con un carico di stress fisico e mentale significativo.
«Non c’è un singolo fattore, in quel caso sarebbe più facile per noi correggerlo. Dobbiamo convivere con questi episodi, lavorando per evitarli». Le parole del coach restituiscono un’immagine realistica del tennis di vertice: anche il numero uno del mondo può avere giornate in cui il corpo e la testa non rispondono allo stesso modo. La differenza sta nella capacità di gestirle e di tornare a performare al massimo livello.
Vagnozzi sottolinea che Sinner sa gestire le emozioni. Il carattere “focoso” esiste, ma viene tenuto sotto controllo. È questo equilibrio, secondo il tecnico, una delle chiavi della sua crescita.
Il legame tra i due nasce da una conoscenza di lunga data attraverso Vittur e si è consolidato sul campo. Vagnozzi non si presenta come un semplice tecnico, ma come qualcuno che lavora ogni giorno sulla crescita completa del giocatore. Il fatto che in cinque anni abbia dovuto motivarlo così poche volte parla di un atleta già estremamente motivato e di un rapporto basato sulla fiducia e sulla chiarezza.
Le dichiarazioni arrivano mentre Sinner continua a gestire con attenzione il calendario. Dopo Wimbledon ha scelto di saltare Montreal per preservare le energie in vista di Cincinnati e degli Us Open, una scelta di prudenza che va nella direzione indicata dallo staff: evitare il rischio di accumulo di stress e proteggere la carriera nel lungo periodo.
Le parole di Simone Vagnozzi non stravolgono l’immagine di Sinner. La completano. Mostrano un campione capace di grande intensità emotiva e, allo stesso tempo, di un controllo raro. Un ragazzo che ha trasformato un carattere focoso in uno strumento di competitività, e che ha imparato a convivere con i momenti difficili senza lasciarsene travolgere. È questo, più di qualsiasi statistiche, il ritratto più interessante che emerge dall’intervista.