Agenzia Entrate Riscossione: parte la corsa alla rottamazione quinquies, ma il tempo stringe e i dubbi restano

Milioni di italiani con cartelle esattoriali arretrate stanno rivivendo l’incubo e la speranza insieme: da ieri, 20 gennaio 2026, l’Agenzia delle Entrate Riscossione ha attivato il servizio online per presentare la domanda rottamazione quinquies, la nuova definizione agevolata introdotta dalla Legge di Bilancio 2026. Le ricerche su “agenzia entrate riscossione”, “rottamazione 2026” e “domanda rottamazione quinquies” sono schizzate in alto perché la scadenza è reale e ravvicinata: 30 aprile 2026 per inviare la richiesta telematica. Chi ha debiti dal 2000 al 2023 può ora provare a chiudere i conti senza sanzioni, interessi di mora e aggio, ma con un calendario serrato e regole rigide che non perdonano errori.
La misura è operativa da poche ore. Sul portale ufficiale di Agenzia Entrate Riscossione (www.agenziaentrateriscossione.gov.it) è possibile accedere all’area riservata (con SPID, CIE, CNS o credenziali Entrate) o all’area pubblica per compilare il form. Il sistema propone in automatico i carichi rottamabili, permette di selezionarli, scegliere tra unica soluzione o rate (fino a 54 bimestrali in 9 anni) e inviare tutto telematicamente. Entro il 30 giugno 2026 arriverà la comunicazione con l’esito, gli importi dovuti e i bollettini. La prima rata (o unica soluzione) scade il 31 luglio 2026.
Cosa si può davvero rottamare e chi resta fuori
La rottamazione quinquies copre i carichi affidati all’agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023, limitati però a specifici tipi di debiti: omesso versamento di imposte da dichiarazioni (artt. 36-bis e 36-ter DPR 600/73 e 54-bis, 54-ter DPR 633/72), contributi INPS non versati (esclusi quelli da accertamento), sanzioni amministrative per violazioni del Codice della Strada irrogate da Prefetture. Rientrano anche chi è decaduto da precedenti rottamazioni (quater inclusa, se al 30 settembre 2025 non aveva tutte le rate pagate). Restano esclusi i debiti già in piano quater con rate tutte versate al 30 settembre 2025, e naturalmente multe stradali non da Prefettura, tributi locali non affidati ad Ader, debiti non omesso versamento.
Il vantaggio è netto: si pagano solo capitale e interessi al 4% annuo (dal 1° agosto 2026 sulle rate successive alla prima, o 3% in alcune fonti iniziali, ma confermato 4% dalla maggior parte). Niente sanzioni, mora, aggio. Ma la rateizzazione massima è 54 rate bimestrali (prime tre: 31 luglio, 30 settembre, 30 novembre 2026; poi alternanza bimestrale fino al 2035). Ogni rata minima 100 euro.
Il silenzio politico e il peso della comunicazione istituzionale
Il Governo ha introdotto la misura per recuperare crediti (stime parlano di potenziali 9-13 miliardi), ma ha lasciato poco spazio a proroghe anticipate o flessibilità. L’Agenzia Entrate Riscossione ha rispettato i 20 giorni previsti dalla legge per attivare il servizio (era atteso entro il 21 gennaio), ma il tono resta freddo e tecnico. Nessun messaggio rassicurante per chi teme di sbagliare procedura, nessun chiarimento immediato su casi dubbi (es. sentenze pendenti o ricorsi vinti ma non sgravati). Questo vuoto alimenta l’ansia: molti contribuenti si sentono soli davanti a un portale complesso, con il rischio di decadenza per un solo errore (mancato pagamento di due rate, anche non consecutive, o dell’ultima).
Famiglie e partite IVA sotto pressione: l’impatto reale
Per una famiglia media con multe accumulate o un piccolo imprenditore con omessi versamenti IRPEF/IVA dal periodo Covid, questa è forse l’ultima chance per evitare pignoramenti, fermi amministrativi o iscrizioni ipotecarie. La rateizzazione in 9 anni può sembrare generosa, ma con interessi al 4% e rata minima 100 euro, chi ha debiti elevati rischia rate pesanti. Chi ha già fallito una precedente rottamazione si chiede: stavolta ce la farò? Il silenzio su eventuali correttivi o estensioni future aumenta il senso di urgenza: aspettare può significare perdere tutto.
La reazione dei contribuenti: tra sollievo e diffidenza
Sui gruppi Facebook, forum fiscali e chat di commercialisti domina un misto di sollievo (“finalmente online, corro a fare la domanda”) e frustrazione (“perché non lo hanno reso più semplice?”, “e se sbaglio e decado?”). Commercialisti avvertono: “Non aderite a cuor leggero, verificate prima i carichi e la sostenibilità delle rate”. C’è chi vede nella misura una mano tesa dopo anni duri, e chi sospetta sia solo un modo per incassare velocemente senza risolvere il problema strutturale dei 1.200 miliardi di crediti inesigibili. La fiducia nelle istituzioni è bassa: molti temono che la rigidità sulle decadenze trasformi la pace fiscale in una trappola.
Rottamazione 2026: l’ultima chiamata o l’ennesima illusione?
La agenzia entrate riscossione ha aperto la porta, ma il percorso è in salita. Chi ha cartelle pendenti deve decidere velocemente: aderire entro il 30 aprile 2026, calcolare bene le rate, prepararsi a pagare senza sbavature. Oppure rischiare di vedere il debito tornare con interessi e sanzioni pieni. La domanda resta sospesa: questa rottamazione salverà davvero chi è in difficoltà, o servirà solo a rimpinguare le casse dello Stato lasciando indietro i più fragili? Il tempo stringe, e le risposte arriveranno solo con i fatti, non con le parole.
