Wawrinka agli Ottavi Australian Open 2026? Il Vecchio Leone Ruggisce Ancora, ma Quanto Può Durare Questa Favola Dolorosa?

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Melbourne, 24 gennaio 2026. Quattro ore e 33 minuti di battaglia pura, un tie-break decisivo al quinto set vinto 10-3, e Stan Wawrinka, a 40 anni compiuti, si è regalato il terzo turno di uno Slam – impresa che mancava da 48 anni a un quarantenne. Il match contro il francese Arthur Gea, qualificato 21enne, è stato un’epopea: perso il primo e il terzo set, rimontato con grinta svizzera, chiuso con la lucidità di chi sa che ogni punto potrebbe essere l’ultimo. Wawrinka è ancora qui, in campo, a combattere. Ma il prezzo si vede: il corpo urla, il fiato manca nei momenti clou, e la domanda che nessuno vuole fare ad alta voce è già lì, pesante come un rovescio lungolinea mancato.

Stan Wawrinka ha dichiarato che il 2026 sarà il suo ultimo anno nel circuito. Lo ha annunciato a dicembre 2025, con la calma di chi ha già vinto tre Slam e non deve dimostrare più nulla a nessuno. Eppure Melbourne lo ha riportato indietro nel tempo: wild card accettata, primo turno contro Laslo Djere vinto in quattro set, secondo turno epico contro Gea. Ora il tabellone lo porta verso Taylor Fritz, n.9 del seeding. Non è nostalgia: è resistenza ostinata. E fa male guardarlo, perché ogni maratona sembra sottrarre un pezzo di futuro.

Il Momento Attuale di Wawrinka: Una Corsa Contro il Tempo a 40 Anni

Wawrinka è arrivato agli Australian Open 2026 come un reduce di mille guerre. Ginocchio ricostruito, schiena a pezzi, ranking fuori dai primi 100, ma wild card meritata per storia e cuore. Ha battuto Djere in rimonta, poi Gea in una maratona da cardiopalma: 4-6, 6-3, 3-6, 7-5, 7-6(10-3). Quattro ore e mezza di tennis che sembrava uscito dal 2015, quando conquistava Parigi e New York. Ma il linguaggio del corpo non mente: pause più lunghe, massaggi al ginocchio tra un game e l’altro, sguardo che a volte si perde. È il suo farewell tour, lo sa lui per primo. Ogni vittoria è un regalo, ma ogni sconfitta potrebbe essere l’addio anticipato.

Tra Passato Glorioso e Presente Scomodo: Il Leone che Non Vuole Spegnersi

Tre Slam, una generazione dominata da Federer, Nadal e Djokovic, ma Stan è sempre stato il quarto incomodo che quando si accendeva faceva male a tutti. Ora, a 40 anni, non ha più nulla da perdere – e forse proprio per questo continua. La legacy è intoccabile: Australian Open 2014, Roland Garros 2015, US Open 2016. Ma il presente è scomodo: non vince tornei da anni, vive di wild card, e il fisico lo tradisce a intermittenza. Eppure rifiuta l’idea di ritirarsi in silenzio. Vuole andarsene in campo, con la racchetta in mano, sotto gli occhi del pubblico che lo ha sempre amato per la sua onestà brutale. È orgoglio svizzero, è testardaggine, è forse anche paura di quel vuoto dopo.

Il Non Detto Attorno a Wawrinka: Quanto È Doloroso Guardarlo Soffrire?

Nei corridoi del tennis si parla poco, ma si pensa tanto. Wawrinka è un guerriero, ma è anche un uomo che si sta logorando sotto i nostri occhi. I media celebrano il “rolling back the years”, i tifosi esultano per ogni ace, ma sotto sotto c’è disagio: è davvero giusto vederlo soffrire così tanto? Il ginocchio operato, la schiena che non regge più maratone, le ore di fisioterapia dopo ogni match. Nessuno osa dirlo forte, ma la domanda esiste: Stan, perché non ti fermi prima che il corpo ti fermi per sempre? È rispetto o pietà nascosta? È ammirazione o senso di colpa per chi lo guarda e sa che il finale potrebbe essere amaro?

Clima, Reazioni, Percezione: Tra Emozione e Timore

In tribuna, boati a ogni punto vinto. Sui social, video del tie-break che girano a raffica: “Stan the Man forever”, “This is why we love tennis”. Ma c’è anche l’altra faccia: “Smetti Stan, hai già dato tutto”, “Fa male vederti così”. Taylor Fritz, prossimo avversario, ha detto di essere “eccitato” per il match, ma nel tono si sente rispetto misto a consapevolezza: battere Wawrinka oggi significherebbe scrivere un capitolo di passaggio generazionale. Gli esperti lodano la resilienza, ma aggiungono: “È incredibile, ma non può durare”. I fan italiani, che lo hanno sempre visto come l’anti-Federer più umano, vivono ogni suo match con il cuore in gola.

Questo momento di Wawrinka non è solo sport: è un monito. Un campione che rifiuta il declino lento, che sceglie di bruciare sul campo piuttosto che spegnersi in panchina. Riuscirà a spingersi oltre, magari a un altro ottavo o quarto di finale, o il corpo lo tradirà proprio quando il mondo inizia a crederci di nuovo? E soprattutto: quando arriverà l’ultimo rovescio vincente, saremo pronti a salutarlo per davvero? Tu che ne pensi – è ancora il Leone o è tempo di chiudere la gabbia? Scrivi nei commenti, perché Stan merita di essere ricordato così: combattendo fino all’ultimo respiro.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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