Zverev ai quarti dell’Australian Open: il tedesco è pronto a sfatare il tabù Slam o il peso del “quasi” lo sta schiacciando di nuovo?

Alexander Zverev è di nuovo lì, a un passo dal sogno che lo tormenta da anni. Quarti di finale all’Australian Open 2026, contro il giovane americano Learner Tien, e l’aria di Melbourne sembra carica di elettricità mista a pressione. Il tedesco n.3 del mondo ha superato Cerundolo in tre set secchi, mostrando finalmente la versione dominante che tutti aspettano da un top player, ma il percorso fin qui è stato tutt’altro che lineare: set persi contro Diallo, Muller e Norrie, un piccolo spavento alla caviglia sinistra, e la sensazione che ogni partita nasconda una crepa. Zverev non è più solo il finalista del 2025: è l’uomo che deve dimostrare di poter chiudere, non solo di arrivare vicino.
Il contesto è chiaro. Dopo la sconfitta in finale contro Sinner un anno fa, Zverev ha iniziato il 2026 con solidità: vittoria in United Cup, poi Melbourne dove ha superato i primi turni con sofferenza ma senza mai crollare. Quarto di finale numero 16 in un major, settimo ottavo all’AO – più di qualsiasi altro tedesco nella storia. Eppure, il racconto dominante è sempre lo stesso: grande giocatore, servizio devastante, dritto micidiale, ma manca quel killer instinct nei momenti che contano davvero. I media internazionali lo lodano per la costanza (quarti o meglio in quasi tutti gli Slam recenti), ma in Italia e tra i tifosi più attenti si sussurra: è il momento o è l’ennesima illusione?
La narrazione ufficiale parla di Zverev in crescita, di un 2025 da finalista Slam e da numero 2 virtuale, di un tennis completo che manca solo del trofeo grosso. Ma sotto traccia emerge altro. Ogni volta che perde un set o chiama il trainer per un fastidio (come contro Muller), parte il refrain: sarà pronto mentalmente? L’infortunio alla caviglia del 2022 è ancora una ferita aperta nel racconto collettivo, e il fatto che abbia perso finali Slam (US Open 2020, AO 2025) contro avversari che poi hanno dominato l’era (Djokovic, Sinner) alimenta il dubbio. Non è solo tennis: è psicologia. Zverev sembra portare sulle spalle il peso di essere “il migliore senza Slam”, un’etichetta che brucia più di qualsiasi sconfitta.
Questo quarto contro Tien è decisivo per almeno tre motivi. Primo: Learner Tien, 20 anni, è la rivelazione del torneo, il più giovane in ottavi da Kyrgios 2015. Non ha niente da perdere, gioca aggressivo, e se Zverev non entra in campo con la giusta ferocia rischia di farsi sorprendere. Secondo: una semifinale qui significherebbe il decimo major in carriera, un passo verso la storia tedesca e un messaggio forte al circuito: Sascha non è più il “quasi”. Terzo: l’immagine. In un’epoca in cui Sinner, Alcaraz e Djokovic monopolizzano i titoli, Zverev deve smettere di essere il “grande perdente” per non restare intrappolato in quel ruolo per sempre.
Il clima intorno a lui è elettrico. Sui social italiani e internazionali si alternano meme sul “Zverev che choke-a”, difese accorate (“ha battuto tutti i top player tranne nei momenti clou”), e analisi fredde: “Ha il gioco per vincere Slam, ma manca la fame assassina”. Gli esperti sussurrano che la finale persa contro Sinner lo ha segnato: troppi rimpianti, troppa autocritica. I fan tedeschi lo idolatrano, quelli neutrali lo compatiscono. E in Italia, dove Sinner è eroe nazionale, c’è chi guarda Zverev con un misto di rispetto e malizia: “Bravo, ma quando arriva il momento vero sparisce”.
Alla fine resta la domanda che aleggia su Rod Laver Arena: questa è la volta buona? O il 2026 sarà solo un altro capitolo del “Zverev ci è andato vicino”? Il quarto contro Tien non è solo una partita: è un esame. E stavolta non si può più rimandare.
