La follia dei risultati Europa League ha tenuto l’Italia con il fiato sospeso: Roma agli ottavi, Bologna ai playoff e quel brivido che non finisce mai

Roma, 30 gennaio 2026 – Notte da cardiopalma, di quelle che ti fanno urlare al bar o stringere i pugni sul divano fino a far sbiancare le nocche. Ieri sera, con tutte le 18 partite che partivano insieme come in un’arena gladiatoria, l’Europa League ha chiuso la sua fase a girone unico e ha sputato fuori verdetti che pesano come macigni. La Roma di Gasperini si salva per un pelo, strappa il pari 1-1 ad Atene contro il Panathinaikos grazie a un gol provvidenziale di Ziolkowski all’80’, e vola direttamente agli ottavi di finale. Il Bologna di Italiano, invece, fa il compitino con un netto 3-0 al Maccabi Tel Aviv (in campo neutro in Serbia), ma chiude decimo e va agli spareggi – testa di serie, sì, ma con il rischio concreto di un derby italiano che nessuno vuole pronunciare ad alta voce.
È stata una serata di rimonte, rimpianti e calcoli al cardiopalma. L’Aston Villa ribalta da 0-2 a 3-2 il Salisburgo e si conferma tra le big, il Nottingham Forest massacra 4-0 il Ferencvaros, il Lione vince 4-2 sul PAOK in dieci e si prende la vetta della classifica con sette successi su otto. Il Celtic travolge 4-2 l’Utrecht, il Porto batte 3-1 i Rangers. Ma in Italia gli occhi erano puntati su due colori: giallorosso e rossoblù. La Roma, partita con l’obbligo di non perdere per blindare l’ottavo posto, ha sofferto come non mai: Taborda ha colpito al 58’, l’Olimpico virtuale di Atene esplodeva, e sembrava finita. Poi quel gol di Ziolkowski, un tap-in sporco ma prezioso, ha ribaltato tutto. Gasperini in panchina ha esultato come un matto, perché sa che passare direttamente significa evitare un turno extra di fuoco e guadagnare tempo prezioso per una squadra che in campionato sta arrancando.
Il Bologna, al contrario, ha dominato: Rowe, Orsolini e Pobega hanno firmato una prestazione da applausi, ma l’incastro dei risultati non ha sorriso. Decimo posto, playoff sì, ma con possibili incroci da brivido. Tra le avversarie papabili ci sono Genk, Brann e Dinamo Zagabria – e sì, il nome Brann circola insistentemente nei gruppi WhatsApp dei tifosi felsinei. I norvegesi, che hanno chiuso la loro avventura nella fase a gironi con alti e bassi (ricordate il 3-3 con il Midtjylland?), sono finiti proprio nella zona spareggi e potrebbero incrociare il cammino del Bologna. Immaginate: una trasferta gelida a Bergen, neve ai lati del campo, e la paura che un sorteggio beffardo trasformi l’Europa in un incubo italiano. Qualcuno già sussurra che Italiano stia studiando video dei norvegesi da settimane, perché sa che sottovalutarli sarebbe fatale.
Perché tutta questa ossessione improvvisa per i risultati Europa League? Semplice: in un’annata in cui la Serie A arranca in Europa, con le italiane che faticano a imporsi come un tempo, queste notti diventano l’unico palcoscenico dove possiamo ancora sognare in grande. La Roma agli ottavi è un’iniezione di orgoglio per una piazza che ha vissuto anni di alti e bassi; il Bologna ai playoff, testa di serie, dimostra che la favola rossoblù non è finita, ma ora si gioca tutto in 180 minuti ad eliminazione diretta. E poi c’è quel retrogusto amaro: perché la Roma ha rischiato tanto? Perché il Bologna non è riuscito a blindare la top 8 nonostante una vittoria convincente? Nei bar di Roma si parla già di “fortuna” per quel pareggio strappato, mentre a Bologna c’è chi accusa il calendario fitto e chi invece elogia Italiano per aver trasformato una squadra da retrocessione in europea. Gossip da spogliatoio? Si dice che in casa Roma qualcuno abbia tirato un sospiro di sollievo solo quando il tabellone ha confermato l’ottavo posto – troppi punti persi per strada in questa fase a girone unico.
Ora si guarda al sorteggio di oggi, 30 gennaio: le possibili sfide per la Roma negli ottavi fanno già tremare le gambe (Lione? Aston Villa? Celtic?), mentre il Bologna aspetta il nome dell’avversario playoff con il fiato sospeso. Brann o Dinamo? O magari Genk? Ogni combinazione porta con sé storie, rivalità e quel brivido che rende il calcio vivo. Perché alla fine, dopo 180 minuti di calcoli e sudore, l’Europa League ci ricorda che il bello è proprio qui: nel non sapere mai cosa ti riserva la prossima palla. E in Italia, tra orgoglio ferito e speranze accese, continuiamo a guardare lo schermo con il cuore in gola. Domani si sorteggia, e il sogno (o l’incubo) riparte.