Il 3 febbraio si avvicina come una tempesta silenziosa: scioperi che paralizzano la Lombardia, la Fiamma Olimpica che brucia a Cantù e l’Italia che già sente il fiato caldo delle Olimpiadi 2026

Milano, 30 gennaio 2026 – Mancano tre giorni e l’Italia sembra già sul piede di guerra. Il 3 febbraio non è più solo una data sul calendario: è diventato il simbolo di un Paese che corre verso i Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina, ma inciampa nei suoi eterni problemi strutturali. Mentre a Cantù la Fiamma Olimpica attraversa le vie del centro alle 17.36, illuminando un sogno che dovrebbe unire tutti, a Milano e in gran parte della Lombardia i treni Trenord rischiano di fermarsi per uno sciopero di 23 ore che parte alle 3 del mattino del 2 febbraio e finisce alle 2 del mattino del 3 febbraio. Pendolari furiosi, aeroporti di Malpensa a rischio caos, e un Paese che si prepara a celebrare lo sport ma non riesce a far funzionare i trasporti di base.
Lo sciopero proclamato dal sindacato ORSA è l’ennesimo capitolo di una saga infinita: i ferrovieri chiedono miglioramenti contrattuali, turni più umani, sicurezza sul lavoro in un sistema che arranca da anni. Trenord ha già diramato l’elenco dei treni garantiti nelle fasce protette (6-9 mattina e 18-21 sera), ma per il resto sarà il far west: Malpensa Express sostituito da bus navetta da Cadorna, regionali verso Bergamo, Como, Lecco a rischio cancellazione totale. I pendolari lombardi, quelli che ogni giorno combattono con ritardi cronici e soppressioni, sono esasperati. Sui social esplode la rabbia: “Mentre Mattarella inaugura la Sessione CIO a La Scala il 2 febbraio, noi restiamo a piedi il 3 febbraio”, scrive un utente su X; un altro posta la foto di un binario vuoto con la caption “Benvenuti nelle Olimpiadi del caos”. E non è solo Lombardia: disagi a cascata su Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna, Liguria.
Nel frattempo, a Cantù, dal 30 gennaio al 3 febbraio, va in scena “Dentro lo Sport”, cinque giorni di eventi nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano-Cortina 2026. Mostra “Emozioni dei Giochi”, incontri con studenti sulle diversità nello spogliatoio, e proprio martedì 3 febbraio il convegno “I diritti dei ragazzi, i doveri dei genitori: quando l’Etica non è solo sulla Carta” promosso da Panathlon Como. Alle 17.36 la Fiamma passa per le strade centrali: un momento simbolico, quasi poetico, che dovrebbe rappresentare unità, valori, futuro. Ma molti si chiedono: che valori celebriamo se lo stesso giorno migliaia di famiglie non riescono a spostarsi per lavoro o scuola? È l’ennesima contraddizione italiana: da un lato l’entusiasmo per i Giochi che partono il 6 febbraio con la cerimonia a San Siro, dall’altro la realtà quotidiana di un trasporto pubblico al collasso.
La politica tace o balbetta. Il governo parla di “tavolo di confronto”, ma i sindacati non mollano. E mentre a Roma si discute di infrastrutture per le Olimpiadi (nuove piste, villaggi atleti, sicurezza con l’aiuto controverso di agenti ICE americani che ha già fatto storcere il naso a più di un politico), in Lombardia la gente si organizza: chi può prende ferie, chi lavora da remoto, chi impreca contro un sistema che investe miliardi in eventi globali ma non ripara i binari di casa. C’è chi sussurra che questi scioperi siano un “regalo” ai pendolari per ricordare al Paese che le Olimpiadi non sono solo medaglie e spot: sono anche un test durissimo sulla capacità di unire sport, infrastrutture e vita reale.
Il 3 febbraio rischia di essere ricordato non solo per la Fiamma che passa o per i treni fermi, ma per il contrasto stridente tra il sogno olimpico e la fatica quotidiana. Cantù illuminata dalla fiaccola, Milano paralizzata dai binari vuoti: due Italie che si sfiorano senza toccarsi. Mentre il conto alla rovescia per i Giochi entra nel vivo, forse è proprio in questi giorni che si capisce se il 2026 sarà davvero un anno di rinascita o l’ennesima occasione sprecata. La Fiamma brucerà, sì. Ma per scaldare davvero il Paese, servirà ben altro che simboli.
