La Conference League sta diventando l’incubo italiano: Fiorentina ai playoff con il fiato corto, e l’Italia che rischia di perdere un’altra coppa europea

Firenze, 30 gennaio 2026 – La Conference League non è più solo la “terza coppa”, quella che tutti guardano con sufficienza fino a quando non ci finisci dentro. Oggi, con la fase a gironi chiusa il 18 dicembre e il sorteggio dei playoff knockout già alle spalle (16 gennaio), è diventata il palcoscenico dove l’Italia gioca una partita che sa di sopravvivenza. Solo la Fiorentina porta i colori azzurri in questa edizione, qualificata come sesta in Serie A 2024/25 dopo la beffa-Lazio, e ora si trova a dover affrontare i playoff di febbraio con il cuore in gola e qualche rimpianto di troppo.
I viola hanno chiuso la league phase con un cammino altalenante: vittorie convincenti contro avversari abbordabili come Sigma Olomouc o Breidablik, ma sconfitte dolorose contro Mainz (2-1 in Germania) e Losanna (1-0 in Svizzera all’ultima giornata). Quel 1-0 subito dai romandi all’ultimo respiro ha lasciato l’amaro in bocca: un gol di Sigua al 58′ che ha spento il sogno di passare direttamente agli ottavi. Risultato? Ottavo posto nel ranking della fase campionato, playoff sì, ma testa di serie evitata. Il sorteggio ha messo sulla strada la Jagiellonia Białystok, polacchi solidi e organizzati, con andata il 19 febbraio a Białystok e ritorno il 26 al Franchi. Non è il sorteggio peggiore possibile – Strasburgo, Rakow o AEK Atene avrebbero fatto tremare di più – ma è un incrocio che nasconde insidie: i polacchi giocano un calcio fisico, aggressivo, e in casa loro il freddo di febbraio può diventare un alleato micidiale.
Perché la Conference League oggi fa discutere tanto in Italia? Perché è l’unica coppa europea rimasta viva per noi dopo la fase a gironi, con Roma e Bologna che hanno chiuso la loro avventura in Europa League (Roma agli ottavi diretti, Bologna ai playoff con rischio Brann). E perché la Fiorentina, reduce da tre finali perse consecutive in questa competizione (2023 Olympiacos, 2024 Olympiacos di nuovo, e quella del 2025 che ancora brucia), sente il peso di un destino crudele. Palladino ha lasciato a fine maggio 2025 dopo un rinnovo lampo, Pioli è tornato da Al-Nassr con l’idea di riscrivere la storia, ma il cambio di rotta non ha portato la serenità attesa. In campionato i viola arrancano a metà classifica, e in Europa il rischio di un’altra eliminazione prematura aleggia come una maledizione.
Si sussurra negli ambienti viola che la rosa sia stata costruita con troppi nomi “di nome” (De Gea in porta, Dzeko e Gudmundsson davanti, Gosens e Dodô sulle fasce) ma con poca coesione tattica. Pioli ha provato a imporre il suo 4-2-3-1 classico, ma i risultati dicono che manca equilibrio: troppi gol subiti nelle trasferte europee, troppa dipendenza dai singoli. E poi c’è il fattore psicologico: i giocatori sanno che un’altra finale persa (o peggio, un’eliminazione ai playoff) sarebbe un macigno insopportabile per una piazza che ha fame di trofei dopo decenni di digiuno. Sui social i tifosi si dividono: c’è chi grida “Vanoli out” dopo l’ultima sconfitta in Svizzera, chi difende Pioli (“ha bisogno di tempo, è tornato da poco”), e chi ironizza amaramente: “La Conference è la nostra Champions… persa sul più bello”.
Il calendario dei playoff è spietato: andata il 19 febbraio in Polonia, ritorno una settimana dopo al Franchi. Se passi, ottavi contro una tra le prime classificate (Strasburgo, Rakow, AEK, Sparta Praga in pole). Se cadi, addio Europa a marzo, con il campionato che diventa l’unica ancora di salvezza per una stagione da salvare. La pressione è enorme: la dirigenza viola ha investito tanto per restare competitivi in Europa, ma i risultati dicono che la Conference League non perdona errori di approccio o cali di tensione.
Questa coppa, nata per dare ossigeno alle medio-piccole, sta diventando per l’Italia il banco di prova della nostra tenuta continentale. La Fiorentina non può permettersi di fallire ancora: un’altra eliminazione sarebbe un segnale preoccupante per tutto il movimento, che vede le sue squadre arrancare in Europa mentre le big inglesi, tedesche e spagnole dominano. Il 19 febbraio si gioca molto di più di una partita: si gioca la dignità, la credibilità, e forse il futuro di un ciclo. Perché se anche la Conference League ci sfugge di mano, il calcio italiano rischia di guardarsi allo specchio e non riconoscersi più.
