Alberto Trentini chi è: il cooperante veneziano ostaggio di Maduro per 423 giorni racconta tutto da Fazio

alberto trentini

Alberto Trentini è tornato, e lo ha fatto con la voce calma di chi ha visto l’inferno ma non vuole lasciarselo alle spalle senza raccontarlo. Domenica sera, nello studio di Che Tempo che Fa, Fabio Fazio lo ha accolto con un abbraccio che sembrava durare da mesi, mentre la mamma Armanda, in prima fila, piangeva senza ritegno. Era la prima volta che Alberto parlava in televisione dopo la liberazione del 12 gennaio, dopo quei 423 giorni di cella a Caracas che hanno spezzato la vita di un uomo normale trasformandolo in simbolo involontario di qualcosa di molto più grande: la fragilità di chi aiuta gli altri in posti sbagliati al momento sbagliato.

Nato a Venezia nel 1979, laurea in Storia moderna a Ca’ Foscari, servizio civile, poi master a Liverpool e Leeds sulla sanificazione dell’acqua: Alberto non è mai stato uno da riflettori. Ha scelto di stare sul campo, in Perù dopo le inondazioni, in Ecuador, Paraguay, Bosnia, Etiopia, Nepal, Grecia, Libano. Sempre con ong serie, sempre per le persone più fragili. Arrivato in Venezuela il 17 ottobre 2024 per Humanity & Inclusion – l’organizzazione che aiuta i disabili, premio Nobel per la pace nel ’97 – è durato meno di un mese. Il 15 novembre, a un posto di blocco mentre andava verso Guasdualito con aiuti, gli hanno chiesto il passaporto. Italiano. Fine. Da lì, trasferimento alla DGCIM, il controspionaggio militare, e poi il carcere di El Rodeo I, celle di due metri per quattro, una buca per latrina e doccia insieme, silenzio assoluto per mesi interi verso la famiglia.

Quello che ha raccontato da Fazio non è solo un resoconto: è un pugno nello stomaco. Ha ammesso di aver temuto di morire solo nei primi momenti, quando lo hanno caricato su una camionetta e hanno preso una strada di campagna buia. Poi ha capito: non era un caso, era una pedina. Il direttore del carcere glielo ha detto chiaro a gennaio 2025: «Siete pedine di scambio». Interrogatori con la macchina della verità, minacce velate, la consapevolezza di essere ostaggio diplomatico in un paese che usa i corpi altrui per negoziare. Nessuna violenza fisica, ha precisato, ma il peso psicologico di 423 giorni senza accuse, senza processo, senza sapere se saresti uscito vivo.

Eppure, dietro la compostezza con cui ha parlato, si sente una rabbia sottile, quasi trattenuta. Contro il regime di Maduro, certo, ma anche contro il silenzio iniziale dell’Italia, contro quei mesi in cui la mamma Armanda urlava al vento chiedendo al governo di fare di più, mentre il figlio marciva. Mattarella lo ha chiamato a Natale 2025, Tajani ha spinto, l’ambasciatore De Vito gli ha parlato in veneto per farlo sorridere in cella. Ma per tanti italiani che seguivano la vicenda sui social o sui giornali, la domanda resta sospesa: perché ci è voluto così tanto? Perché un cooperante serio, senza scheletri nell’armadio, è diventato merce di scambio?

Ora Alberto è a casa, riabbraccia la compagna, cerca di ritrovare ritmi normali lontano dal clamore di Venezia. Ma la sua storia non si chiude con l’applauso in studio. Lascia domande scomode: quanto valgono davvero gli aiuti umanitari quando finiscono in zone di confine sensibili? Quanto è disposta la diplomazia a rischiare per uno che non ha nome famoso? E soprattutto, cosa resta dentro a un uomo che ha passato più di un anno a contare i giorni in una buca?

La mamma lo guarda ancora come se potesse sparire di nuovo. Fazio, con la sua solita empatia tagliente, ha saputo tirargli fuori parole che molti tenevano chiuse. E noi, che lo abbiamo guardato da casa, ci siamo chiesti: al posto suo, quanto avremmo resistito? Alberto Trentini non è un eroe da copertina, è un veneziano testardo che ha scelto di aiutare e ha pagato un prezzo assurdo. Ora racconta, e fa bene a farlo. Perché certe storie non devono finire in silenzio.

Wendell Stewart

Wendell Stewart

Wendell Stewart is an international writer covering politics, music, literature, finance, sports, film, and global current affairs, known for clear, well-researched, and engaging reporting.

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